Roma , venerdì, 9. gennaio, 2026 18:00 (ACI Stampa).
La chiamano la “Reginella santa”, a Napoli, e non è un modo di dire, perché regina Maria Cristina di Savoia lo è davvero, anche se forse è più facile trovarla in chiesa, nei quartieri popolari, in vista presso casupole e torme di bambini scalzi e sporchi, al capezzale di qualche malato, piuttosto che nei saloni fastosi preparati per feste e ricevimenti.
Una vita breve e intensa, la sua: nata nel 1812, moglie di Ferdinando II di Borbone, re delle Due Sicilie, morta nel 1836 dando alla luce il figlio Francesco II, ha avuto una personalità controcorrente e folgorante, così come viene descritta nell’ultima biografia appena pubblicata dalla casa editrice Ares, scritta da Luciano Regolo, “Maria Cristina di Savoia. Servi Dio e tutto avrai dappoi” . Il sottotitolo nasce da una frase di Maria Cristina e potrebbe essere considerata il “programma” di vita, a partire da una fede profondamente radicata e la disponibilità ad aiutare chiunque sia in difficoltà e si rivolga a lei. Servire prima di tutto servire Dio, senza condizionamenti, è tutto quello che è necessario per condurre un’esistenza appagata; il resto arriverà come un sovrappiù, seguendo il dettato evangelico. Il popolo che l‘ha chiamata “Reginella santa” si rivelerà quasi profetico, visto che è stata proclamata beata nel 2014.
Maria Cristina di Savoia, ultimogenita di Vittorio Emanuele I, regina delle Due Sicilie, ha avuto una vita breve, si diceva, ma ricca di spiritualità e di impegno sociale, come sottolinea il cardinale Marcello Semeraro nella prefazione dell’opera di Luciano Regolo, che ha interamente rivisto e aggiornato il lavoro precedente, scritto per celebrare l’esito del processo canonico. Nel pur breve tempo a sua disposizione Maria Cristina non si è limitata a fare beneficenza: la sua intenzione era quella di migliorare strutturalmente le condizioni di vita dei ceti sociali più disagiati. Si è prodigata ad aprire mobilifici e laboratori tessili, dando lavoro e dignità a tanti che non avevano nessuna prospettiva. La sua fede era così profonda da influenzare la corte, convincendo il marito a recitare il Rosario prima di ogni Consiglio di Stato.
A questo punto si impone una riflessione più generale. Siamo abituati a considerare oggi i reali protagonisti di gossip e di scandali. Basti pensare alle saghe infinite dei Windsor... Facile pensare, dunque, ai re e le regine, ai principi e ai nobili dediti notte e giorno alle feste, ai viaggi, e nello stesso tempo impegnati a fronteggiare scandali e tonnellate di fango, vero o presunto, scaricate dai media di tutto il mondo. Nel passato, oltre agli eccessi, alle stranezze, ai fatti scandalosi, c’era il peso del potere, spesso senza limiti, le crudeltà rivolte anche e soprattutto ai loro stesse familiari, alle guerre senza fine, agli eccidi, alle persecuzioni. Eppure lungo i secoli si sono susseguite altre figure forse non altrettanto famose, ma molto più luminose. Reali con la corona, ma della santità, magari senza fare troppa notizia, però coinvolgendo sempre più lettori, visto il crescente numero di saggi e biografie, romanzi e racconti a loro dedicati. Senza contare la devozione popolare che sono capaci di suscitare.
Leggere questo libro, inoltre, può rappresentare un’occasione per rivedere i soliti criteri di conoscenza e di valutazione di un periodo storico la cui narrazione è in generale connotata dagli eroici tratti risorgimentali e la reazionaria e retriva monarchia borbonica. Ma è proprio così? Percorrendo appunto la storia di Maria Cristina e del suo sposo si capisce che il regno borbonico aveva scoperto intuizioni futuristiche: operai specializzati, a cui si voleva assicurare un benessere psico-fisico, con case adeguate, scuole, prospettive. Senza certo dimenticare le criticità del regime borbonico e le giuste aspirazioni di indipendenza dei popoli, ma la verità, lo sappiamo, non sta sempre tutta da una parte o dall’altra…




