Letture, la "Rosa di Turingia" Elisabetta d' Ungheria

Un classico di Jan Dobraczynski da rileggere tutto d'un fiato

Santa Elisabetta di Ungheria
Foto: Wikimedia commons
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Sale sempre sulla torre, quando si convince che stia  per arrivare il momento del suo ritorno. Lei lo aspetta, ogni volta con un’ansia crescente. Questa volta è da tanto, troppo tempo il marito non torna. Lassù sente il vento impetuoso scuoterle l’anima. E’ sempre stato così:  divisa tra i doveri del suo rango e l’amore per il marito, Luigi, e per i figli, e quel desiderio profondo e intenso che allarga lo spirito, che spinge lo sguardo verso l’infinito. Un’altra vita, un’altra vocazione. Soprattutto da quando le hanno raccontato di un piccolo, un umile frate che in terra italiana va predicando la bellezza di una esistenza votata all’umiltà, alla condivisione, alla pace, all’amore per Dio e per i più fragili e colpiti dalla vita. Francesco, si chiama, e spesso lei si ritrova a pensare a lui e alla sua missione. Poter seguire quel desiderio, seguire la strada di Francesco…Ma ci sono Luigi e i bambini e… Quando torna Luigi? 

Le prime pagine del romanzo "Le rose di Turingia" presentano la figura di santa Elisabetta d’Ungheria in ansia e in attesa, seguendone la breve e intensa biografia. L’autore è lo scrittore  Jan Dobraczynski, che in molte opere ha raccontato, con profondità e con una scrittura accattivante, le vite di santi e mistici. Questo romanzo ora viene ripubblicato dalle Edizioni Messaggero di Padova, nella collana “Letti e riletti”, un libro che è diventato un classico, nel suo genere. Elisabetta è una donna affascinante sia nei suoi aspetti freschi e gioiosi, sia nei suoi lati più bui e sofferti. La sua santità è la faticosa ricerca di equilibrio tra forze contrastanti, impersonate dalle sue guide spirituali: da una parte la letizia e l’entusiasmo dei francescani; dall’altra il cupo rigore e il gelido fanatismo di Corrado di Marburgo, suo comfessore.

La protagonista e i personaggi principali emergono con tratti intensi,  così come il contesto storico: la potenza crescente dei langravi di Turingia e Sassonia, l’ascesa dei Cavalieri Teutonici, gli inizi del francescanesimo, la crociata e l’imperatore Federico II.. Un grandioso affresco narrativo.

Questa storia, raccontata anche attraverso ben congegnati flashback, inizia nel lontano 1207 e termina nel 1231. La bellissima Elisabetta, figlia del re di Ungheria, intorno ai quattordici anni viene promessa in sposa al principe Luigi detto “il Santo” re di Turingia. I due si sposano ed Elisabetta va a vivere alla corte del marito. La regina conduce la  la vita di corte ma allo stesso tempo ama raccogliersi in preghiera, in meditazione e si spende molto in opere per  i più bisognosi, che aumentano di giorno in giorno per effetto di carestie, guerre, soprusi, violenze. Il marito appoggia questa sua “seconda vita”, ma la corte e soprattutto la suocera Sofia la giudicano come un’eccentrica, se non pazza, ben poco adatto a stare accanto ad un uomo di importanza e di potere. Loro però si vogliono davvero bene e dalla loro unione nascono tre figli. 

Ma presto qualcosa, sconvolse la vita dei  giovani sposi. Infatti nel 1221 il re  muore ad Otranto in attesa di imbarcarsi per la Terra Santa lasciando una moglie e tre figli. Elisabetta potrebbe  risposarsi per poter dare di nuovo un padre e una sicurezza ai suoi tre bambini o ritornare nella sua terra di origine e condurre una vita principesca. Ma non succede niente di tutto questo.  La giovane vedova entra nel terzo ordine francescano e costruìisce a sue spese un ospedale a Marburgo, impegnandosi in un'opera assistenziale senza sosta: lavare e curare  i malati e i feriti, arrivare persino a mendicare in prima persona per i suoi poveri, senza vergognarsi o sentire disagio. Non le manca la certezza di essere seguita, passo dopo passo, dalla presenza del Signore, che le invia segni concreti. Come quella volta che ha trasformato delle rose in pane fragrante.  Lo straordinario e il quotidiano si intrecciano insieme per testimoniare che la realtà ha tante dimensioni, non solo quelle che noi pretendiamo di vedere e di conoscere con i nostri sensi e la nostra esperienza.

Il lettore si addentra nel racconto di una vita così appassionante, una vita che si dipana proprio come una trama romanzesca, ma non ha nulla di sensazionalistico o di banalizzato. Elisabetta ci appare come una giovane donna toccata dalla Grazia ma del tutto credibile, umanissima nelle sue debolezze, nei suoi dubbi, nei suoi sogni e frustrazioni. Una ragazza che non vuole arrendersi al <

Sale sempre sulla torre, quando si convince che stia  per arrivare il momento del suo ritorno. Lei lo aspetta, ogni volta con un’ansia crescente

come previsto>, che non vuole farsi rinchiudere  nella gabbia della consuetudine e dei pregiudizi, desiderosa di una vita autentica, intensa, non fatta solo di feste, onori, ricchezze, crudeltà, soprusi . Intorno a lei un mondo ricomposto dall’autore come un mosaico prezioso che ci restituisce un’epoca straordinaria, ricca di eventi e di grandi personalità, sfaccettate tra ombre e luci, come quella dell’imperatore Federico II, intellettuale, amato da artisti e pensatori, ma capace di crudeltà e ordire inganni. Un viaggio indimenticabile, la lettura di questo libro, sulle tracce di una donna che ha molto da dire anche ai nostri giorni.

 

Jan Dobraczynski. Le rose di Turingia. Santa Elisabetta d’Ungheria, euro 29, pp,520

 

 

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