Letture, la serietà non è una virtù come spiega Gilbert Keith Chesterton

Una raccolta di saggi ironici e pungenti appena pubblicati in Italia

Un dettaglio della copertina del libro
Foto: Lindau
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"Non amo la serietà.  Penso sia antireligiosa. O, se preferite l'espressione, è un vezzo di tutte le false religioni. Chi prende tutto seriamente è colui  che idolatra ogni cosa: si prostra davanti a oggetti di legno e pietra affondando le sue membra come le radici di un albero o si profonde in inchini come la pietra infossata sul ciglio della strada". Siamo di nuovo dinanzi allo spirito immenso di Gilbert Keith Chesterton, dinanzi alla sua potenza caustica e insieme accecante,  perché mostra la verità in tutta la sua semplice evidenza.

Lo possiamo sperimentare ogni volta che ci accostiamo alle sue pagine. E quindi anche in questa occasione, ossia un libro, appena uscito, che raccoglie brevi saggi che lo scrittore ha pubblicato in vent'anni per due giornali inglesi. In queste pagine vengono presi di mira, con ironia, divertimento, ma anche vis polemica e acuta critica, alcuni aspetti del suo tempo, che poi sono anche del nostro tempo, indicativi di un atteggiamento ideologico di irragionevole e a tratti ottuso scetticismo nei confronti della Tradizione e di ingenua fiducia verso tutto ciò che ha l'apparenza della novità.

Se si scorre la "lista" degli argomenti, dei temi colpiti dagli strali chestertoniani,  si prova un senso di "sfalsamento" temporale. Perché sembrano gli stessi argomenti che campeggiano sulle pagine dei giornali, in rete, nei social: la venerazione per gli animali domestici, la fiducia incondizionata nelle scoperte scientifiche, il consumismo, il proliferare delle sette, il divorzio, l'esotismo. ..e proprio sulla serietà,  ovvero sull'incapacita' di ridere, o almeno sorridere, della vita. E alla vita. Ridere è una caratteristica propria dell'uomo, e del cristiano ancora di più.

Proprio il primo di questi saggi-articoli, che dà il titolo alla raccolta, recita che "la serietà non è una virtù" e ribalta, nella tipica modalità del paradosso, il concetto che essere seri significhi essere attendibili, autorevoli, capaci di comprendere davvero cosa sia importante nella vita. Invece sono l'ironia e l'auto-ironia a rivelare il segreto autentico dello stare al mondo. Non si tratta certo dello sghignazzo, della risata sciocca o della feroce presa in giro, ma del saper cogliere il lato buffo delle cose e delle situazioni, quello più inaspettato e straordinario, quello che ci fa sorridere e ci mette in relazione profonda con gli altri e con tutto quello che ci circonda.

L'ironia si fa però più puntuta,  per così dire, più sottile e nello stesso tempo più penetrante quando si tratta di mettere allo scoperto le stupidaggini della contemporaneità,  del pensiero alla moda o quello dominante.  Meccanismo che Chesterton conosce alla perfezione e che, attraverso le sue parole,   possiamo smascherare anche ai nostri giorni,  perché,  in fondo, quel meccanismo è lo stesso, solo usato su più vasta scala e capace di riprodursi velocemente e capillarmente, grazie ai social e ai nuovi media a diffusione mondiale.

L'ironia dello scrittore diventa addirittura esplosiva quando la sua attenzione si concentra sui libri pseudoscientifici. L'autore non nasconde che verso questo tipo di produzione letteraria prova un sentimento distruttivo. Userebbe l'accetta, spiega, per distruggerli, userebbe la dinamite, solo quella però contenuta nelle parole di Dickens e Swift, per disperdere quei contenuti inutili. Si tratta di libri "che riportano presunte conclusioni scientifiche in cui non esiste però nessuna effettiva argomentazione scientifica". Che in definitiva si limitano a "esporre tutti i concetti in voga nei vari club intellettuali presentandoli come i risultati della ricerca". Come non capire che simili considerazioni si attagliano  al quadro social-culturale dei giorni nostri.

E come non sentire un brivido metaforico leggendo la descrizione di una "nuova religione", il "progetto per un nuovo universo" che Chesterton descrive come in ascesa ai suoi tempi, un credo che contrariamente a quanto era successo in precedenza invece " di assegnare all'uomo  più poteri di Dio, immagina arbitrariamente un Dio e poi lo limita attribuendogli l'impotenza di un uomo".

D'altro canto, anche fissando lo sguardo sulle cose di tutti i giorni, quelle che siamo convinti a considerare con disprezzo nella realtà quotidiana, Chesterton ci invita invece a guardarle con occhio diverso, senza dare retta allo "spirito della modernità" che li rende spesso così poco significativi.  Un esempio chiaro è quel che accade con i lampioni. Oggetti resi banali, prosaici, quasi fastidiosi, che vengono trapassati dagli sguardi opachi e stanchi dei passanti, o che finiscono in aride statistiche sullo stato dell'erogazione della luce nelle città. Invece, se su di essi si posano gli occhi spalancati dei bambini e dei poeti, i lampioni diventano segni della bellezza e del mistero, una fila di "lampade ardenti"  che i lampioni accendono nella notte come se fossero delle fate intente a riti magici. E' la dimostrazione che la meraviglia spalanca il cuore e rende la vita più grande e meritevole di essere vissuta.

G.K.Chesterton, La serietà non è una virtù,  Lindau editrice, pp. 244p,  euro 22

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