Letture, la spiritualità della montagna dai nuovi romanzi ai grandi classici

Un viaggio nei santuari montani antichi e moderni attraverso le pagine di un buon libro

Il Santuario di Oropa, la basilica antica
Foto: www.santuariodioropa.it
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Uno sguardo verso l’alto, che colma la distanza tra noi e l’infinito. La montagna offre questo spazio aperto al Mistero e insieme ritempra l’anima e lo spirito con pochi, semplici gesti: camminare, respirare, fermarsi a contemplare, parlare con la gente che vive con ritmi diversi, che sa misurare il tempo con un’ampiezza sconosciuta. Quest’anno in modo particolare la montagna diventa luogo privilegiato per scegliere un momento di pausa, di vacanza, appena usciti (si spera) dal lungo tunnel della pandemia, che comunque continua ad opprimere tutto il mondo.

La montagna è luogo di ispirazione per l’arte e la letteratura da sempre, e prima ancora ideale spazio in cui vivere il rapporto con il sacro. Nei secoli le vette e le valli hanno visto sorgere santuari, abbazie, cappelle, chiese parrocchiali. E dunque appare ancora più significativo, quasi urgente, in un certo senso, l’invito a tornare, anche solo con la mente a percorrere i mille sentieri montani, in attesa e nella speranza di poterlo fare fisicamente. Ci aiutano, come sempre con le loro suggestioni e suggerimenti, libri, riviste, mostre.

Per le edizioni Terra Santa è appena uscito un romanzo di Giuseppe Caffulli dal titolo “Il bosco dei centenari” che letteralmente trascina il lettore nel mondo della montagna in Valle d’Aosta, un mondo ancora quasi interamente dominato da una natura che respira e si espande  all’ombra di possenti montagne, a volte partecipi, a volte indifferenti ai drammi umani che si consumano ai loro piedi. Come quello che vive la giovane protagonista del primo racconto, che torna nella vecchia baita dove ha vissuto forse le ore più belle della sua infanzia, ma dove si è anche consumato il dramma del rapporto con il padre, segnato da vero e proprio odio. Attraverso un vecchio diario, alcune cassette e un registratore ( oggetti che sembrano appartenere ad un’altra era, oramai) la donna ricompone un’altra figura dell’uomo da cui lei è fuggita, e sente formarsi nel cuore un sentimento di pietà che la restituisce ad una nuova vita. A questa vicenda si intreccia quella di uno strano eremita morto in odore di santità, sfuggito miracolosamente alla morte quando era missionario in Africa. Le due storie, apparentemente lontane, compongono in realtà una sorta di affresco in cui svettano le cime valdostane, in cui l a paura, il peccato, la desolazione non sono l’ultima parola, perché lo sguardo può sempre rialzarsi verso l’alto, verso il cielo, finché  la fede abita nel cuore dell’uomo.

La fede si tocca con mano, si potrebbe dire, proprio in montagna. L’ultimo numero della rivista Luoghi dell’infinito è dedicato ai santuari delle Alpi. Com’è consuetudine, meravigliose foto corredano articoli, contributi, poesie sul tema. Si ripercorrono le vie degli antichi pellegrinaggi, ad Oropa, il più grande santuario mariano dell’arco alpino, di Varallo, il Sacro Monte ideato nel 1486 dal francescano Bernardino Caimi, il santuario del Monte Lussari in Friuli, dove si danno appuntamento ogni anno italiani, sloveni e austriaci, in un autentico crocevia di popoli e di tradizioni, uniti nella fede comune. Del resto, come viene ricordato in uno degli articoli presenti, a firma di Franco Cardini, uno dei più amati e conosciuti canti di montagna, composto nel 1958 da Bepi De Marzi, inizia proprio con questa invocazione: “Dio del cielo, Signore della cime”.  E basti ancora ricordare che il Dio di Abramo si rivela in un culmine montano, e Benedetto da Norcia fonda la sede principale dei suoi monaci a Montecassino.

Ad Oropa l’appuntamento più importante è quello del 30 agosto con la solenne celebrazione che esprime tutta la devozione a Maria, Regina di Oropa. Quest’anno la celebrazione non si potrà svolgere nelle consuete forme, ma, come spiega il rettore del santuario, don Michele Berchi, la devozione è testimoniata profondamente anche in questo tempo segnato dalla pandemia. Un flusso certo più ridotto e contenuto di pellegrini ma costante, non può fare  a meno di raggiungere e sostare in questa , come Paolo VI definiva i santuari. E lentamente i fedeli tornano anche a Varallo, nella meraviglia senza fine rappresentata dalle opere di Gaudenzio Ferrari, un maestro del Rinascimento che mise a disposizione il suo straordinario talento per dare corpo alla intuizione del francescano Caimi, che volle offrire alla pietà popolare la possibilità di compiere un viaggio nei luoghi santi ricreati in gruppi statuari conservati in cappelle disseminate  in  valli montane, nascoste e assorte, ma situate lungo il confine che guardava al Nord Europa. Un’occasione anche per rileggere le pagine straordinarie che Giovanni Testori ha dedicato a questa meraviglia appartata. Quel suo “Gran teatro montano. Saggi su Gaudenzio Ferrari” ha contributo a svelare i tesori di Varallo e le sue parole si sono fuse per sempre con le cappelle, le chiese, i verdissimi boschi, i cieli luminosi e le nubi dorate che continuano a vivere con lo sguardo rivolto all’Alto.

 

Giuseppe Caffulli, Il bosco dei centenari, Edizioni Terra Santa, pp. 207, euro 16

 

Luoghi dell’Infinito, giugno 2020

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