Letture, la " Via Sindonis" per rivivere la Pasqua

Un libro di Emanuela Marinelli e Don Domenico Repice

La copertina del libro
Foto: Ares
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Le donne lo hanno curato, quel povero corpo martoriato. Gli occhi chiusi e tumefatti, le tempie trapassate dalle ferite provocate dalla corona di spine, il fianco aperto da un colpo di lancia…Quante sono le ferite? Non hanno avuto la forza di contarle. Il sangue rappreso è stato pulito con oli profumati ed erbe aromatiche, quelle che crescono sull’arida terra di Gerusalemme. Il telo di lino prezioso è stato portato, come estremo dono d’amore e di pietà, da un uomo ricco e rispettabile, che amava quel Gesù finito sulla croce, torturato e morto dopo aver sofferto molto, fino e oltre il limite umano. Ha sudato sangue, e poi è  stato torturato, a lungo, con il flagellum, lo strumento utilizzato dai romani con prigionieri e condannati. 

Ora quel corpo su cui hanno pianto a lungo, sfinite, lo hanno riposto in una tomba mai usata prima e il telo lo avvolge stretto. Non possono nemmeno lontanamente immaginare che non passeranno molte ore che quel telo sarà trovato, senza più contenere il corpo, ma avendo impresso i suoi contorni tormentati, il volto trasformato in un’ icona del dolore. Anche questo telo avrà una storia lunga, complessa e per molti tratti avvolta nel mistero: la tradizione ce lo ha  tramandato con il nome di  Sindone. 

Stiamo vivendo una nuova, dolorosa settimana santa, segnata dalla guerra e dalla pandemia, e nei giorni in cui la Chiesa ripercorre i passi della passione, della morte e della risurrezione di Cristo, è quasi un gesto naturale volgere lo sguardo alla Sindone. 

Il volume arrivato  in libreria qualche settimana fa  “Via Sindonis. La Passione di Cristo documentata dal Sacro Lino” (Edizioni Ares, pp. 342, euro 18) scritto dalla  sindonologa di fama internazionale Emanuela Marinelli, insieme a don Domenico Repice, ci aiuta proprio a  ripercorrere i momenti della Pasqua in contemplazione davanti alla Sindone, come se anche noi lettori di questo tormentato 2022 fossimo accanto a quelle donne che hanno seguito Gesù nella sua passione, morte e risurrezione. Un cammino intenso tra fede, tradizione, scienza, arte e icnografia: nel libro, tra l’altro, viene proposta un’inedita Via Crucis con le meditazioni di don Repice accompagnata da 15 tavole iconografiche.

“Un quinto Vangelo della Passione, scritto con il sangue stesso di Cristo”, viene definito il significato del sacro lino. E ci vengono in mente le parole di san Giovanni Paolo II, che lo definisce “specchio del vangelo, ... perché segno veramente singolare che rimanda a  Gesù, ... immagine dell’amore di Dio oltre che del peccato dell’uomo... È l’esperienza del Sabato santo, passaggio importante nel cammino di Gesù verso la gloria, da cui si  sprigiona un raggio di luce che investe il dolore e la morte di ogni uomo”. Nella Sindone il Papa vede una testimonianza particolarmente suggestiva della realtà dell’incarnazione del Figlio di Dio: “Ognuno è scosso dal pensiero che nemmeno il figlio di Dio abbia resistito alla forza della morte, ma tutti ci commuoviamo al pensiero che egli ha talmente partecipato alla nostra condizione umana da volersi sottoporre all’impotenza totale del momento in cui la vita si spegne”.

Ancora una coincidenza interessante: nella notte tra l’11 e il 12 aprile di venticinque anni fa la Sindone ha rischiato di venire distrutta a causa di un incendio, le cui  cause precise non sono mai state chiarite. Grazie all'intervento dei vigili del fuoco, la reliquia viene salvata, insieme alla cappella in cui era conservata. L’allora arcivescovo di Torino il cardinale Giovanni Saldarini dichiara: “L’incendio ha bruciato tutto quello che trovava, tranne quel lenzuolo di lino. Ciò ha dimostrato l’intervento miracoloso della Provvidenza, che non ha permesso fosse scalfita la Sindone ed ha lanciato un messaggio di speranza”

Non è stata questa la prima e unica volta in cui le fiamme hanno minacciato così da vicino il telo. Nel 1532 le fiamme  lo danneggiano pesantemente nell’ incendio scoppiato nella Sainte-Chapelle del castello di Chambéry.  La vicenda viene ricordata nel breve excursus storico presentato dal volume della Ares, che racconta le tappe della sua peregrinazione, dalla  comparsa nei primi secoli, da Gerusalemme, fino a Lirey a  metà del XIV secolo e all’attuale custodia nel duomo di Torino. Tentativi di trafugamento, incendi, viaggi clandestini, preghiere e devozione, accuse, polemiche,  la famigerata datazione medievale ottenuta con il test radiocarbonico, i cui risultati sono poi stati smentiti dalle indagini scientifiche più recenti: ecco sfilare davanti al lettore, come in un film dalla trama appassionante,  una storia che non finisce. 

Chi era quell’uomo? Cos’è davvero quel telo? Studi elaborati e complessi spiegano  che arriva dalla zona di Gerusalemme, nei primi decenni dell’era romana.  Gli usi di sepoltura giudaici emergono nella tessitura a spina di pesce del lino, con  numerose tracce di olio di elicrisio, aloe, mirra e di altre 58 specie di pollini, delle quali 38 non esistono in Europa, 17 sono tipiche e frequenti a Gerusalemme e dintorni, mentre 13 sono molto caratteristiche o esclusive del Negev e della zona del Mar Morto. La Sindone era dunque quasi certamente a  Gerusalemme, prima di giungere in Europa e cominciare il suo lungo viaggio, la sua storia travagliata.

Comunque la si pensi, siamo in presenza  di  un oggetto unico: per i fedeli è una reliquia preziosa; per gli scienziati un mistero che da decenni anima studi, tesi e controtesi, dibattiti anche feroci. Oggi sembra confermata la sua autenticità non solo attraverso i riscontri cui abbiamo accennato  ma anche  da una sorprendente corrispondenza tra i risultati degli studi sindonici e quanto raccontato nei Vangeli nel descrivere  la Passione. A partire dalle tracce di ematidrosi, il sudore di sangue che Gesù patisce nelle ore più buie  nel Getsemani. E poi la scoperta forse più straordinaria: scartate le ipotesi che l’immagine sindonica sia stata prodotta con mezzi artificiali, gli esperimenti condotti presso l’ENEA  di Frascati, vicino Roma,  confermano la possibilità che l’immagine sia stata provocata da una radiazione ultravioletta direzionale,   una luce di forza incontrollabile  sprigionatasi dal corpo che avvolgeva. Per i credenti, il corpo  di Cristo al momento della risurrezione. Una storia di salvezza che non finisce.

Emanuela Marinelli, Domenico Repice, Via Sindonis. La passione di Cristo documentata dal Sacro Lino, Edizioni Ares, pp.344,  euro 18

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