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Letture, Maestro Lorenzo Lotto a Milano con la sua Natività

Il libro di studio di Nadia Righi, Axel Hémery, Dario Cimorelli

La copertina del libro |  | pd La copertina del libro | | pd

Eccolo, maestro Lorenzo,  come sempre intento a far le cose in modo diverso dagli altri. Gli si chiede di dipingere una bella Natività, con tutti i crismi, e lui che fa? Niente capanna, niente pastori, solo due donne in primo piano e certo il Bambino, mentre san Giuseppe se ne sta un po' discosto, forse sopraffatto da quanto sta accadendo. Tutta la scena viene collocata in un ambiente chiuso, una stalla, simile alle moltissime che costellano le terre di provincia che Lorenzo Lotto percorre da sempre. SI potrebbe quasi sentire il tepore che si prova in quel luogo raccolto, si intuisce la vicinanza di animali mansueti. Ma lui dipinge qualcosa di particolare, che non si vede nei quadri dedicati al tema, e in fondo  anche questa è una scena familiare: Maria sta facendo il primo bagno al neonato Gesù, insieme ad una donna anziana, una levatrice.

Che episodio è? Non c’è scritto nei Vangeli? Certo, il pittore sa il fatto suo, i colori sono straordinari, morbidi, come se la luce che illumina il buio della stalla avesse intessuto anche gli abiti di Maria e della levatrice, del panno con cui asciugare Gesù, persino l’acqua nel catino e il mantello del buon Giuseppe. Bravo è proprio bravo, e poi non si da’ aria di gran maestro, non tiene bottega, non è esoso, quello che guadagna spesso lo regala ai più poveri, agli amici, ai parenti. Un po’ matto, Lorenzo, solitario, camminatore instancabile, ma insomma questa Natività…certo non si può fare a meno di contemplarla, ti viene voglia di star lì a vedere cosa realmente sta succedendo, cosa fare Gesù appena asciutto. Urlerà come qualsiasi bambino che è appena uscito dal grembo materno e viene a contatto con la realtà fatta di luci, di acqua, di mani che toccano e avvolgono? Oppure compirà subito un gran miracolo?

Nel Cinquecento chi aveva avuto modo di accostarsi a quest’opera potrebbe aver avuto reazioni simili e a ben  vedere cinquecento anni dopo le reazioni non sono troppo diverse, pur se cambiano le espressioni.  Perché  la Natività di Lotto è un capolavoro che non cessa di stupire, porre domande, e incantare allo stesso tempo. In occasione di questo Natale 2025 il quadro è protagonista della rassegna annuale del Museo Diocesano Carlo Maria Martini. Un appuntamento ormai tradizionale  e molto amato, capace di portare a ogni edizione –  e con quest’anno siamo arrivati alla numero diciassette – un grande capolavoro dell’arte antica italiana in città. 

Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556): veneziano d’origine, è stato spesso definito dai suoi contemporanei un “pittore di provincia”, per qualcuno con una vena sprezzante, in realtà lui stesso capace di esprimere al meglio se stesso nei contesti minori, dove era oggettivamente più stimato e apprezzato. Vivere nel tempo di Tiziano e di altri giganti dell’arte non lo ha certo aiutato, ma in definitiva la pittura di Lotto era ed è davvero unica.  Inquieta, capace di cogliere particolare bizzarri o commoventi, misteriosi. Basterebbe citare l’Annunciazione di Recanati, con la Madonna tutta rannicchiata mentre Dio in persona sembra volersi calare giù dai cieli per farle capire quale sarebbe stato il suo destino, e il gatto di casa che fugge via terrorizzato, perché quello che vede non è un sogno, una spirituale visione, ma qualcosa di concreto, tangibile.

Tutto quel che si ritrova anche nel capolavoro che il Diocesano ha deciso di ospitare in esclusiva: la Natività in prestito dalla Pinacoteca Nazionale di Siena. Come ogni anno, la mostra natalizia introduce il pubblico con un percorso scenografico, che aiuta a conciliare la meditazione personale sul significato dell’opera esposta. La nascita di Gesù è concepita dall’artista il racconto dell’Incarnazione in ogni particolare anche minimo, quotidiano. E’ un bambino che, subito dopo il parto, ha bisogno di essere lavato e asciugato. Quanto volte Lotto avrà visto una scena simile, in giro per paesi, casolari, campagne e nelle città stesse…Nel quadro però, si rivela anche un microcosmo di oggetti che si trasformano in simboli,   richiami ai racconti sulla natività, e una presenza enigmatica e magistrale, quella luce che si irradia dal corpo del neonato e dal focolare. Una tavola di dimensioni modeste,  con una storia critica intricata, che ha visto negli anni avvicendarsi più e più opere a lei ispirate prima che fosse ritrovato l’originale. Molteplici anche i critici che si sono interessati del dipinto, nel tentativo di ricostruirne le vicende dalla realizzazione al ritrovamento.

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Un’opera in cui il lato “umano” di Gesù Bambino si rivela persino nella traccia del cordone ombelicale dipinto con attenzione e senso realistico.  A questo si aggiunge anche la donna dirimpetto alla Vergine: un soggetto misterioso, che qualcuno identifica con la Salomé – dalle dita mozzate per l’incredulità nell’Immacolata Concezione – mentre altri associano ad Anastasia. Entrambe personaggi tratti dai Vangeli Apocrifi, collocate sulla scena, contribuiscono ad ampliare, per così, la gamma narrativa, simbolica e cromatica della narrazione.  Grazie alle due fonti luce – il corpo di Gesù e la fiamma del focolare – i  blu, rossi, verdi e l’oro nelle più diverse sfumature vibrano, prendendo vita e sostanza, ricca di spiritualità

 Per accompagnare l’arrivo al Museo Diocesano milanese della Natività di Lotto è stato pubblicato un interessante volume, che permette di approfondire e rievocare “l’incontro” intenso con quest’opera, probabilmente  ispirata anche ai modelli nordici che circolavano nella Venezia del primo Cinquecento trasformando la narrazione sacra in una “finestra” che si apre su  gesti di  commossa  e affettuosa quotidianità. E che si spalanca sul Mistero.

Lorenzo Lotto, La Natività, a cura di Nadia RighiAxel Hémery, Dario Cimorelli Editore e Centro Ambrosiano Milano, pp.80, euro 15

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