Letture: Obbedire perché donne? La storia inattesa della Badessa di Conversano

Lo stemma della Badessa di Conversano
Foto: Wikipedia
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Una donna con la mitra vescovile. Questa è un'immagine che potrebbe apparire solo consegnata alla posterità, in un futuro magari un po' romanzesco in cui far prendere una svolta decisiva alla questione del sacerdozio femminile, e del conseguente accesso alle gerarchie ecclesiastiche.  

 

Si tratta di un tema sempre più spesso alla ribalta, che infiamma i dibattiti, ma su cui Papa Francesco, non più tardi del maggio scorso, ha detto al parola definitiva, attraverso un intervento del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, il cardinale Luis Ladaria, infatti, ha dichiarato che vige il no definitivo rispetto alla possibilità che donne accedano al sacerdozio.

 

D'altra parte, continuano ad arrivare proposte e pressioni perché non si escluda totalmente l'accesso a questa strada, come succede ora in alcuni paesi sudamericani, in vista del Sinodo di ottobre dedicato all'Amazzonia.

 

Ma quell'immagine - una donna con i simboli vescovile - non è futuribile, arriva da un passato ben preciso, anche se dai contorni quasi "contemporanei".

 

In quest'estate torrida la Puglia è certamente una tra le mete turistiche più gettonate, per gli italiani e per gli stranieri. Una terra dalle mille attrattive, incrocio fecondo di molte civiltà e ricca di vicende straordinarie, molte delle quali ancora sepolte tra le mura di palazzi, castelli, chiese... E abbazie e monasteri, come quello di San Benedetto a Conversano, deliziosa cittadina in provincia di Bari.

 

Se si capita da quelle parti sarebbe interessante visitare l'edificio religioso e rievocare la vicenda del Monstrum Apulie, ossia il fatto incredibile, "mostruoso" in questo senso, legato alla terra di Puglia.  Qui, infatti, dal Duecento le badesse benedettine  esercitavano un grande potere spirituale e temporale, come quello vescovile.

 

Una storia poco conosciuta, nei cui meandri lungo i secoli può fare da guida un libro pubblicato molti anni fa, ma sempre fondamentale per ricostruire la vicenda. Il titolo è "Obbedire perché donne? Le monache di Conversano risposero di no", l'autrice è Francesca Marangelli. 

 

Nel 1266 la prima badessa assegnata al monastero, Demetra Paleologo, che riuniva intorno a se' un gruppo di religiose provenienti dalla Grecia e dalla Romania, ricevette da Papa Clemente IV la mitra, il copricapo della dignità vescovile, insieme al pastorale, e l'autorità di feudatario per esercitare il potere temporale.  

 

Molte le ipotesi sul perché fu fatta questa scelta, ma bisogna ricordare che non si trattava di un caso isolato. Badesse mitrate, come le definirono,  c'è n'erano anche in altri Paesi europei. Ma in Italia il caso di Conversano divenne subito eccezionale. 

 

Per secoli, poi, le monache esercitano ampiamente questo potere e le badessa in primis, la cui forza si manifestava attraverso le grandi ricchezze in dotazione al monastero, gestite con particolare oculatezza e vigore, ma anche con gesti simbolicamente pregnanti.  Ad esempio,  era previsto che i preti del capitolo di Castellana, in cui si incardinava il monastero di Conversano, si inginocchiassero spesso davanti a loro, prestando giuramento di fedeltà. 

L'ascesa delle badessa durò a lungo, fino al 1810, quando il re di Napoli, Gioacchino Murat, avviò la pratica, di ascedennza napoleonica, delle soppressioni dei monasteri.

 

Iniziò la decadenza e nei primi anni del Novecento la comunità monastica si disperse. Non prima però di aver dato ancora una volta prova del proprio potere decisionale, anche se era ormai finito il tempo delle badesse mitrate,  che amministravano parrocchie, nominavano sacerdoti e confermavano benefici.

 

La storica, autrice del saggio di cui parliamo, approfondisce dunque una vicenda particolare, durata circa quarant'anni, fino al 1843, che tormento' molto la vita del monastero. Una religiosa, Peppina Bassi, per anni risultò essere una spina al fianco per la comunità: rifiutava il suo stato monacale, minacciava le consorelle e la badessa, urlava bestemmie e faceva scene da isterica, tanto che la si doveva confinare dentro la sua stanza.

 

 

Per anni rese la vita a tutte loro impossibile, finché fuggì attraverso i tetti e chiese ospitalità ad un altro convento. Fini' con il tornare in seno alla famiglia, ma dopo qualche tempo supplicava di essere ripresa nel monastero di San Benedetto. Badessa e monache erano tutte unite nel negare la possibilità di rientrare.

 

La Bassi scosse mari e monti per portare all'attenzione delle più alte autorità ecclesiastiche il suo caso e fu molto sostenuta da chi non vedeva di buon occhio la vita indipendente e autorevole delle monache benedettine. Ne nacque una controversia con mille strascichi legali,  durata per quasi quarant'anni,  ma alla fine vinse il monastero: donna Bassi non rientrò mai più a San Benedetto.

 

Le religiose riuscirono ancora una volta a imporre la loro volontà a vescovi, cardinali, congregazioni. Continuando comunque la loro vita di preghiera e di carità, con il loro lavoro assiduo nell'ospedale cittadino, con l'educazione delle educare e delle novizie, come punto di riferimento spirituale e non solo per la città e la regione, finché nei primi anni del Novecento la loro lunga e straordinaria storia si concluse. 

 

"Obbedire perché donne? Le monache di Conversano risposero no",  di Francesca Marangelli,  Ecumenica editrice, pp.221

 

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