Letture, ogni mattina l'invito di Dio a colazione

Una quotidianità che dimentichiamo

La copertina del libro
Foto: Edizioni Ares
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Ogni mattina, Giusi prende un caffè, guarda con curiosità e partecipazione allo spettacolo che la vita le offre dall’angolo della sua finestra. Sorseggia il caffè, guarda, osserva, contempla, mentre aspetta di cominciare il suo dialogo quotidiano con l’ospite più atteso e insieme inatteso: Dio. Sì, Dio è presente all’inizio della sua giornata e a Lui Giusi si rivolge per far parte delle sue scoperte, delle sue esperienze, delle sue piccole e grandi gioie.

Ma anche dei suoi molti dolori, delle ferite sempre aperte e sanguinanti. Gli rivolge le domande più scomode e a volte strazianti dinanzi ai lutti, alle sofferenze, al male che sembra inarrestabile. Lei, moglie madre e nonna, gli parla con  semplicità di ciò che  occupa le sue giornate e i suoi pensieri, il sorriso per un ricordo d'infanzia o per un fiore sbocciato in giardino, aneddoti sui molti  nipoti sempre a lei vicini, ma anche il peso della solitudine, il lutto per il marito e per una figlia amatissima morta prematuramente a causa di una malattia che non lascia scampo. Il tono è lieve, gentile, a tratti attraversato da una elegante ironia. Ci sono risposte da Lassù? Il linguaggio di Dio non è sempre immediato, bisogna rendersi conto che noi abbiamo spesso e volentieri la pretesa di essere sempre ascoltati, di dover sempre ricevere la risposta che desideriamo, come se il Signore dovesse rendere conto a noi, proprio a noi, della Sua bontà e misericordia, nei modi che noi ci aspettiamo.  Tra queste pagine, invece, traspare la capacità dell’autrice di riconoscere i sottili fili di speranza disseminati lungo il cammino, nel suo come in quello di tutti noi, e la luce che si accende anche quando il buio sembra più fitto. 

Questo è il tessuto di cui è fatto l’ultimo libro scritto da Giusi Manduca Sorci, dal titolo Colazione con Dio, pubblicato da Ares, in cui circola una costante aria di famiglia, una vicinanza che il lettore percepisce fin dalle prime righe, in relazione diretta con l’autrice, ma anche il racconto di una grande famiglia, quella della scrittrice, appunto, ricca di ricordi, storie, relazioni, dolori lancinanti. Giusi Manduca è madre, moglie e nonna, ha sofferto la perdita peggiore che si possa sperimentare su questa terra, ma il dolore non l’ha annientata, l’ha resa feconda, capace di generare ancora e di creare. Tutto questo appare ancora più evidente nel suo rapporto con i nipoti, che in lei possono ritrovare una figura di riferimento autentica, una mano salda a cui tendere nel difficile cammino alla ricerca di una identità propria, di un posto nel mondo. Del resto, nel libro si spiega che la confidenza con Dio, quel semplice ed essenziale abbandonarsi alla Sua presenza (molto più facile da realizzare di quanto non possiamo immaginare) lei lo ha imparato proprio da una nonna, nonna Peppina, una donna  semplice e modesta ma di grande saggezza che con il Signore parlava, discuteva, si arrabbiava, cercava costantemente.

Non tutti hanno certo la fortuna di avere in famiglia una persona come Giusi Manduca Sorci, però è sempre più evidente che oggi mancano le figure “educatrici” e che queste figure bisogna andarle a cercare soprattutto tra le generazioni precedenti. E-ducare, del resto, dalla radice latina, significa letteralmente condurre fuori, dunque aiutare i piccoli, i giovani, ad andare fuori dalla loro dimensione, in gran parte sognata, fantasticata, per entrare in quella del mondo reale. Dove sono in agguato problemi e dolori, ingiustizie e fatiche, ma anche conquiste, felicità inattese.  Chi meglio dei nonni, insieme ai genitori, per cominciare questo percorso? La nostra autrice lo testimonia anche grazie al racconto scaturita dalla propria vocazione letteraria.

La lettura di Colazione con Dio ci riporta ad una dimensione spirituale intensa e insieme alla concretezza della vita quotidiana. E ci ha richiamato alla sua figura di nonna “educatrice” proprio in concomitanza della celebrazione, il 25 luglio, della prima Giornata mondiale dedicata ai nonni e agli anziani. 

Potremmo dunque ricordare le parole di papa Francesco nel messaggio inviato proprio per questa Giornata, rivolte direttamente agli anziani: “Ascoltate bene: qual è la vocazione nostra oggi, alla nostra età? Custodire le radici, trasmettere la fede ai giovani e prendersi cura dei piccoli. Non dimenticate questo. Non importa quanti anni hai, se lavori ancora oppure no, se sei rimasto solo o hai una famiglia, se sei diventato nonna o nonno da giovane o più in là con gli anni, se sei ancora autonomo o se hai bisogno di essere assistito, perché non esiste un’età per andare in pensione dal compito di annunciare il Vangelo, dal compito di trasmettere le tradizioni ai nipoti. C’è bisogno di mettersi in cammino e, soprattutto, di uscire da sé stessi per intraprendere qualcosa di nuovo. C’è, dunque, una vocazione rinnovata anche per te in un momento cruciale della storia”. Sì, proprio in questo momento cruciale, sotto la tenaglia di una paura e di una sofferenza che l’umanità non conosceva da molto tempo. Sotto la minaccia di una malattia che ha fatto strage dei più deboli, fragili, anziani, che li ha resi più soli e più isolati ancora. Eppure, proprio adesso, proprio in questo momento, come spiega in modo commovente Giusi Manduca, dentro al buio della sofferenza Dio si china su chi lo invoca, scende a prendere un caffè e ascolta le parole di chi sa che non resterà mai solo.

Giusi Manduca Sorci, Colazione con Dio, Ares Editore, pp.192, euro 15

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