Letture, Paolo VI e l'arte, il suo pensiero estetico dalle foto alla scultura

Verità e Bellezza nell’azione pastorale di Montini, poi papa Paolo VI, dentro la realtà del mondo e della Chiesa

Paolo VI incontra gli artisti nella Cappella Sistina
Foto: Musei Vaticani
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“Torniamo amici !” Con voce commossa papa Paolo VI nella Cappella Sistina nel 1964 si rivolge agli artisti presenti, da lui invitati con calore a questo incontro, che poi si rivela storico per molti aspetti,  per colmare, anche fisicamente, la distanza che sembra essersi aperta tra la Chiesa e l’arte.

Un rapporto, in realtà, molto fecondo e connaturato sia all’arte stessa che alla fede, una realtà come Giovanni Montini ha sempre condiviso nell’intimo, lo ha vissuto nella sua stessa esistenza e incarnato nella sua vocazione.

Ritornando con il pensiero agli anni dell’adolescenza e della prima giovinezza, egli ricordava di aver coltivato molte passioni, di aver provato infinite sollecitazioni e interessi da cui si sentiva ugualmente attratto: pensava di poter diventare avvocato, giornalista… Amava la pittura, la poesia, la filosofia. Come conciliare tutta questa pienezza di vita? Quale strada scegliere? E’ stato il sacerdozio a diventare la “felice sintesi”, la scelta che unisce tutto, e nello stesso tempo  permette di sollevare lo sguardo, di spingerlo verso un orizzonte che sconfina verso l’infinito.

Nei suoi discorsi e scritti Montini-Paolo VI dimostra una viva attenzione all’estetica e soprattutto al “problema” dell’arte sacra, di come nel mondo contemporaneo, con l’evoluzione del linguaggio artistico fino ai paradossi del “silenzio”, del “vuoto”, con l’eclissi del senso della sacralità, si possa dipingere, scrivere, scolpire, filmare nel nome della fede.

Questo percorso viene illustrato in un nuovo ed esauriente saggio, dal titolo “Il pensiero estetico di Paolo VI. Verità e Bellezza nell’azione pastorale di  Montini, poi papa Paolo VI, dentro la realtà del mondo e della Chiesa”, a cura di Michela Beatrice Ferri, per le edizioni Tab. Con la prefazione di Giselda Adornato e la presentazione di Olimpia Niglio, il saggio presenta interventi di Cecilia De Carli, Maria Antonietta Crippa, Elena Di Raddo, Samuele Pinna, Paolo Sacchini, Luigi Codemo, Micol Forti, Sara Bodini, Jacopo Ambrosini, Giovanni Gazzaneo, Antonio D’Amico.

Nel giorno in cui si celebra la memoria liturgica di San Paolo VI ci viene incontro la sua figura pensosa, intensa, come la sua voce, come il suo pensiero.

Dalle pagine del saggio emerge il senso più profondo del suo magistero, vertice del pensiero e dell’azione pastorale. Nato nel 1897 vive in pieno i periodi terribili delle guerre mondiali, ma anche il grande slancio ideale, sociale e politico, e creativo che viene vissuto tra gli anni Venti e Trenta, poi tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Soprattutto in quella Milano in piena espansione, in crescita, tra contraddizioni, miserie, speranze. E fatta di esperienze straordinarie come quella delle Gallerie di Arte Sacra dei Contemporanei, con sede a Villa Clerici, e nelle presenze di artisti, tra i tanti, quali Kengiro Azuma, Francesco Messina, Aligi Sassu..E’ il tempo delle grandi amicizie che durano una vita intera, come quelle con Jean Guitton e Jacques Maritain. Come   viene ricordato nel saggio, negli anni ’55-’62 si compie un vero e proprio miracolo a Milano, in cui si riallaccia il dialogo continuo e fervido fra l’arcivescovo Montini e l’ambiente artistico.

Qualcosa che, soprattutto dall’Ottocento in poi, quel rapporto sembra essersi interrotto, o comunque ha dovuto procedere tra molti ostacoli, prime fra tutti un’incomprensione di fondo, una reciproca diffidenza. 

Eppure era e rimane una relazione privilegiata, perché la “ via pulchritudinis” è quella che incrocia fede e bellezza in modo inestricabile.   Il cardinale Montini, poi papa Paolo VI, spiega fin dal principio del suo mandato che considera l’arte una via specialissima per ascendere alla Verità, per mettersi alla presenza del Divino, immersi nella Luce. “Uomo della luce”, ha definito San Paolo VI il cardinale Carlo Maria Martini. E questa ricerca inesausta della luce è un tema che si sente di condividere pienamente con tanti artisti, ma è anche il sentiero, per nulla diritto e scevro di ostacoli, che il credente deve percorrere per arrivare alla luce, “per crucem ad lucem”, come ricorda spesso nelle sue lettere. Quell’impegno profuso fin dalla giovinezza per promuovere, quasi con un ritorno all’antico mecenatismo della Chiesa, l’arte contemporanea si concretizza anche nelle collezioni vaticane, ampliate e arricchite con grande acutezza e sicuro gusto estetico, impegno portato avanti fino alle fine della vita, nel 1978.

Ricerca della luce, si diceva. Quella luce intrisa nei colori dei dipinti, la luce che rifulge dai versi dei poeti, la luce delle fotografie…un capitolo affascinante del libro è infatti quello in cui Gazzaneo è a colloquio con Pepi Merisio, il grande maestro di fotografia. Tanto che viene definito “il vero biografo per immagini” di Paolo VI, a partire dallo storico reportage  intitolato Una giornata col Papa, uscito su Epoca il 20 settembre 1964, prima documentazione fotografica  dedicata ad un pontefice  nella sua quotidianità, filtrata però da un autentico sguardo poetico. Capace di restituire quella umiltà assoluta e disarmante che, come spiega Merisio, “era il segno della sua santità”, tanto è vero, racconta ancora l’artista, “dentro il Palazzo Apostolico il più povero di tutti era proprio il papa”.

 

Il pensiero estetico di Paolo VI, Tab edizioni, pp.244, euro 18

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