Libertà religiosa nel mondo, tra persecuzione palese e persecuzione educata

Dal Pakistan al Cile, dalla Turchia alla Nigeria, nel suo rapporto biennale Aiuto alla Chiesa che Soffre fa una panoramica ad ampio raggio della libertà religiosa nel mondo. E colpisce il dato sulla crescita della “persecuzione educata”

L'infografica della libertà religiosa nel mondo secondo il rapporto ACS 2021
Foto: ACS Italia
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Quello che colpisce, nel XV rapporto di Aiuto Alla Chiesa che Soffre sulla Libertà Religiosa nel mondo, non sono le recrudescenze jihadiste nell’Africa subsahariana, la sostanziale fine delle primavere arabe, le persecuzioni delle minoranze in Pakistan perpetuate con la legge sulla blasfemia o la persecuzione religiosa di stampo nazionalista in Cina. Colpisce, piuttosto, la crescita della cosiddetta “persecuzione educata.” Una persecuzione attuata in maniera quasi legale, erodendo il diritto alla libertà religiosa e alla libertà di coscienza, imponendo ideologie, costringendo le religioni al silenzio. Un tipo di persecuzione che, nei Paesi occidentali, si è fatta più stringente e palese nel periodo del COVID 19.

Cominciato con un piccolo libretto, il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre sulla Libertà Religiosa è ora un tomo di quasi 900 pagine, che presenta schede per ogni Stato, cercando di comprendere lì dove la libertà religiosa è davvero messa sotto attacco, e perché. Non ci sono solo i dati negativi. Si segnala anche una crescita del dialogo, un rinnovato impegno interreligioso, cambiamenti geopolitici importanti come quelli che, in Medio Oriente, hanno portato agli accordi di Abramo, ovvero la rappacificazione tra Israele e alcuni Paesi arabi, conseguenza di nuove alleanze trasversali.

E alla presentazione del Rapporto è presente in collegamento anche Asia Bibi, la donna cristiana condanna a morte per blasfemia e poi giudicata innocenet dopo anni in carcere, che presto sarà a Roma. Nella sua testimonianza, Asia Bibi ricorda l'isolamento cui è stata sottoposta, la tortura anche psicologica di stare lontano dalle sue figlie, chiede che sia cancellata la legge sulla blasfemia in Pakistatn, ma nota che ci sono "anche altre leggi che discriminano i cristiani".  inano

E ricorda poi la condizione delle "ragazze minorenni del Pakistan, cristiane convertite con forza all’Islam, ragazze tra 9 e 14 anni, rapite violentate, date in matrimonio con forza ai rapitori". Mette in luce la situazione di "Humma Yunes, ragazza di 14 anni rapita e convertita all’Islam e sposata forzatamente con il rapitore, che non è ancora stata ritrovata e il caso è presso l’Alta Corte di Karachi". Ma sottolinea anche casi di attacchi a persone maggiorenni, come le accuse di blasfemia a Tabitha Nazir Gil o quelle recenti a due infermiere, una delle quali quasi uccisa.

Certo, l’attenzione per la libertà religiosa sta diventando un tema di grande importanza. Thomas Heine-Geldern, presidente internazionale di ACS, ricorda che “il 28 maggio 2019, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che istituiva il 22 agosto come Giornata internazionale di commemorazione delle vittime di atti di violenza basati sul credo religioso” mentre il 23 settembre 2019 le Nazioni Unite hanno lanciato un appello globale per la libertà religiosa..

Eppure, oggi la libertà religiosa è violata nel 31,6 per cento dei Paesi del mondo, vale a dire quasi un Paese ogni tre, colpendo due terzi della popolazione mondiale. Tra i peggiori trasgressori vi sono alcune delle nazioni più popolose del mondo, come Cina, India, Pakistan, Bangladesh e Nigeria. I Paesi “rossi” sono 62 su 196, colpendo così una popolazione di 5,2 miliardi di persone. Tra i Paesi rossi ci sono 12 Stati africani, e poi Cina e Myanmar, entrambe indagate per omicidio.

Ci sono 36 Paesi in arancione (discriminazione), per una popolazione totale di 1,24 miliardi di persone. Solo 9 Paesi sono sensibilmente migliorati, mentre 20 di loro si avvicinano verso il rosso.

C’è poi una nuova categoria rispetto ai precedenti rapporti: quella dei Paesi “sotto osservazioni”, che sono “Paesi in cui sono stati osservati nuovi elementi che destano preoccupazione, in quanto potrebbero causare importanti peggioramenti nel rispetto della libertà religiosa. Questi Stati sono identificati nelle mappe delle analisi regionali con il simbolo di una lente d’ingrandimento”.

In generale, non è un quadro positivo. Il rapporto mette in luce lo sviluppo delle reti jihadiste internazionali sull’equatore, arrivando fino al Mozambico, ma colpendo anche Mali, e Comore, e poi colpendo in Asia nel Mar Cinese meridionale.

Per rimpolpare i ranghi della loro guerra, il califfato diventa “cyber”, ed online recluta e radicalizza in occidente, mettendo a dura prova le unità antiterrorismo.

La pandemia ha poi portato un nuovo fenomeno: le minoranze religiose vengono incolpate della diffusione del virus (succede in Paesi come Cina, Niger, Turchia, Egitto e Pakistan). Si intensifica la persecuzione religiosa dei governi autoritari, si registrano sempre più violenze sessuali usate come arma contro le minoranze, le tecnologie di sorveglianza prendo sempre più di mira i gruppi di fede.

Il rapporto mette anche in luce le persecuzioni contro 30,4 milioni di musulmani in Cina e Myanmar (famosi i casi rispettivamente di uiguri e rohingya), mentre denuncia che l’Occidente ha smesso di applicare misure per ridurre la radicalizzazione.

E quindi c’è la persecuzione educata. “Il termine – si legge nel rapporto - riflette l’ascesa di nuovi “diritti” o norme culturali che, come afferma Papa Francesco, consegnano le religioni «all’oscurità della coscienza di ciascuno, o alla marginalità del recinto chiuso delle chiese, delle sinagoghe e delle moschee» (EG 255). Queste nuove norme culturali, sancite dalla legge, fanno sì che i diritti dell’individuo alla libertà di coscienza e di religione entrino in un profondo conflitto con l’obbligo giuridico di rispettare queste norme”.

Il rapporto nota anche i segni positivi, come una nuova vitalità nel dialogo interreligioso favorito dalla Dichiarazione sulla Fratellanza Umana di Abu Dhabi. La situazione, però, non è comunque rosea.

Marcela Szymanski, direttore del Rapporto, nota che “Circa quattro miliardi di persone, ossia poco più della metà (51 per cento) della popolazione mondiale, vivono nei 26 Paesi classificati come quelli in cui vengono perpetrate le più gravi violazioni della libertà religiosa. Quasi la metà di questi Paesi si trova in Africa”.

Sempre Szymanski mette in guardia dall’operato del presidente turco Erdogan. “Durante il periodo in esame – scrive - il presidente Erdoğan ha messo da parte il laicismo di Atatürk e ha introdotto una politica estera neo-ottomana che fa della Turchia una potenza globale sunnita. Come dimostrato dalla conversione dell’Hagia Sophia di Istanbul in una moschea, l’Islam è promosso in ogni aspetto della vita pubblica. A livello internazionale, Erdoğan ha deciso interventi militari in Libia, Siria, Iraq settentrionale e nell’ambito della guerra tra Armenia e Azerbaijan. Il governo di Ankara ha anche cercato di influenzare la libertà religiosa in Albania, Bosnia, Kosovo e Cipro”.

Ci sono zone sempre calde, come la Nigeria dove i combattenti di Boko Haram hanno attaccato chiese e rapito senza sosta – l’ultimo caso, il sequestro di circa 300 ragazze da un collegio del governo nella città di Jangbee, avvenuto il 26 febbraio 2021. Le giovani sono state rilasciate il 2 marzo.

Da notare il lavoro della Chiesa Cattolica in Africa Subsahariana, fatto di interventismo politico, richieste di giusti processi elettorali, critiche alla corruzione e alle violenze contro le forze di sicurezza.

E poi, la persecuzione educata. “Nel 2020 – si legge nel rapporto - si è osservato un fenomeno di notevole importanza relativo alle regolamentazioni legate alla pandemia di COVID-19 e al loro impatto sulla libertà religiosa in tutta la regione dei Paesi OSCE. Molti Stati europei, così come gli USA e il Canada, hanno imposto misure per proibire o limitare severamente il culto pubblico anche durante la Settimana Santa, Yom Kippur e Ramadan. Negli Stati Uniti, il giudice della Corte Suprema, Samuel Alito, ha dichiarato che la pandemia aveva portato all’imposizione di limitazioni «precedentemente inimmaginabili» alle libertà individuali, e in particolare a quella religiosa”. E così, si nota, “in diversi Paesi della regione OSCE, il diritto all’obiezione di coscienza per motivi religiosi degli operatori sanitari e dei farmacisti non è più significativamente tutelato dalla legge”.

È questo il nuovo fronte della persecuzione religiosa. Non è una novità, ma il fatto che si stia diffondendo è un segnale da non sottovalutare.

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