L'incontro con Cristo redime l'uomo. V Domenica di Quaresima

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù e l'adultera
Foto: pubblico dominio
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In questa V domenica di Quaresima la Chiesa ci presenta l’episodio dell’adultera, uno dei più commoventi e confortanti del Vangelo. Vorrei soffermarmi sulle parole che il Signore rivolge alla peccatrice perdonata: Va e d’ora in poi non peccare più. Nel comando di Cristo “va” noi possiamo riscontrare una missione affidata alla donna. E’ mandata a farsi portavoce presso i fratelli che la misericordia di Dio si è resa visibile nella persona di Gesù di Nazareth. In Lui, infatti, come insegna l’apostolo Paolo, “abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2.9) ed è dal Suo Cuore  che la Grazia di Dio giunge a noi. La donna, inoltre, essendo rinata a vita nuova con il perdono ricevuto è chiamata da Gesù a vivere in conformità con la sua nuova dignità: “…D’ora in poi non peccare più” . Parole che ci ricordano una triste realtà: la Grazia si può perdere. Il pericolo di tornare a sperimentare il fallimento della vita è sempre in agguato. Il perdono, è vero, riabilita, fa rinascere a vita nuova, rende diversi, permette di iniziare un cammino nuovo…ma nessuno è confermato nella Grazia. Il Diavolo, infatti, fa di tutto per sedurci e farci perdere la gioia di vivere nell’amore di Gesù.

Dall’episodio dell’adultera emerge un insegnamento che conserva una grande attualità per la Chiesa e per ognuno di noi. Esso ci dice che la rinascita della persona e la ricostruzione delle rovine della sua umanità sono il frutto del perdono che Dio ci dona in Gesù. E’ l’incontro con Lui che redime l’uomo dalla sua più profonda miseria, la miseria del peccato e lo rende capace, a sua volta, di perdonare e di creare fraternità. La persona di Gesù Cristo è, dunque, il fondamento di una nuova umanità. Il desiderio, l’auspicio che tanti manifestano di un cambiamento della società e della Chiesa sono in definitiva l’invocazione di un atto creativo che ci liberi dal male morale. Sono invocazione di Cristo, perchè solo lui ci salva. Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Rimanere con Gesù, questa è la nostra unica salvezza. La felicità, dunque, ha una meta, e questa è il Signore Gesù il quale dice di se stesso “Io sono la via, la verità e la vita”. Questo ci porta a riconoscere che solo Lui può sconfiggere i nostri egoismi. La riuscita della vita dipende dalla “via” che percorriamo. Il mondo spiana, di volta in volta, “la sua strada” (Is 53,6), con la presunzione che possa essere “l’inventore” delle vie che conducono alla felicità, ma, come ricorda il profeta Isaia “la propria via” è la via sbagliata. La via da seguire è quella dei Comandamenti di Dio, che si riassumono nel duplice precetto dell’amore di Dio e dei fratelli.

Ogni giorno, in ogni angolo della terra, Gesù attraverso i suoi ministri continua a ripetere: “Io ti assolvo dai tuoi peccati, va in pace”. Poche parole hanno portato più gioia nel mondo di quelle dell’assoluzione. S. Agostino afferma che il prodigio che opera il perdono supera quello stesso della creazione. Il perdono, infatti, opera un cambiamento reale del peccatore, in forza del quale egli non è più lo stesso di prima. Rinnova, ristabilisce l’uomo nella originaria santità. Cristo, oggi, ci rivela che nessuno è senza peccato e Lui è venuto proprio per liberarci da questa schiavitù. E quando l’amore di Cristo è accolto dall’uomo il peccato diviene il suo passato, il perdono il suo presente e il suo futuro.

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