L’infinito amore di Dio nei confronti dell’uomo. XXIV Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù Buon Pastore
Foto: Public Domain
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Nelle parabole di questa domenica troviamo svelato l’infinito amore di Dio nei confronti dell’uomo. Le tre famose parabole della misericordia le quali narrano l’esperienza di una perdita e di un ritrovamento - la pecora perduta e ritrovata, la moneta perduta e ritrovata, il figlio perduto e ritrovato - sono la risposta di Cristo alle accuse che gli vengono rivolte di essere vicino e di accogliere i peccatori.

Attraverso queste parabole il Signore ci rivela che Dio è il Padre che non abbandona mai nessuno. Egli non si accontenta di aspettare che il peccatore - ognuno di noi - ritorni, ma si mette Lui stesso alla sua ricerca perché ci ama e dunque non si rassegna alla nostra rovina. Ogni persona per il Signore ha un valore unico ed inestimabile, gli è infinitamente cara. Le vie che il Signore percorre per salvare l’uomo sono infinite quante le strade che portano alla perdizione umana. Gesù con la sua vita e la sua parola è venuto a rivelarci che Dio continuamente pensa a coloro che lo hanno abbandonato, ama coloro che non l’amano…perché Dio non ha paura del peccato.

Per vivere questa meravigliosa esperienza di liberazione e di guarigione interiore la strada da percorrere è l’accoglienza di Cristo. Lui è la Grazia sulla strada del peccatore. “La vera disavventura non è l’essere peccatori, ma non avere il Redentore”. Scrive sant’ Ambrogio nel commento a queste parabole: “Rallegriamoci perché questa pecora che in Adamo era andata perduta, in Cristo è stata sollevata in alto. Le spalle di Cristo sono le braccia della croce. Là ho deposto i mei peccati, sul capo di quel nobile patibolo ho trovato riposo. Non è un particolare superfluo che quella donna si rallegri per avere trovato la dramma. Non è di poco valore questa dramma sulla quale è raffigurato il Sovrano. L’immagine del Re è la ricchezza della Chiesa. Noi siamo pecore: preghiamo che si degni di condurci ad acque che ristorano; siamo dramme: torniamo al nostro alto valore; siamo figli: affrettiamo il passo verso il Padre”.

Noi tutti siamo la pecora smarrita che il Signore Gesù ritrova e riporta nella grande famiglia di Dio che è la Chiesa. Noi tutti siamo la dracma perduta che Cristo rimette nel tesoro della casa del Padre. Noi tutti siamo il figlio continuamente tentati di volere costruire la nostra vita indipendentemente da Dio e che Lui riaccoglie nella gioia della sua casa. Le parabole ci svelano, infatti, che la conversione ed il perdono dei peccati sono motivo di gioia da parte di Dio, il quale non rimprovera, accoglie ed è così felice del ritorno del figlio che gli organizza una festa.

La conversione che il Vangelo oggi ci chiede è innanzitutto un capovolgimento del nostro modo di “pensare Dio”. Dio non aliena l’uomo, non riduce la sua dignità, non impoverisce la sua umanità, al contrario la arricchisce. Siamo chiamati ad accogliere la rivelazione di Cristo il quale con la sua vita ci ha mostrato che Dio manifesta la sua potenza con l’amore e vince il male con il bene.

 

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