Lo Bianco (Cisl): "Il Papa è un grande sindacalista"

Domenico Lo Bianco, Segretario CISL Torino
Foto: Cisl Torino
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La visita del Papa a Torino ha inizio con l'incontro con i rappresentanti del mondo del lavoro. Un tema, quello del lavoro, al centro della predicazione di Papa Bergoglio fin dal primo giorno di pontificato. Di questo abbiamo voluto parlare con Domenico Lo Bianco, segretario generale della CISL di Torino.

Il primo incontro di Papa Francesco a Torino è con il mondo del lavoro. Che significato assume la visita del Pontefice in questo particolare frangente del nostro Paese e di Torino in particolare?

Per Torino, la visita di Papa Francesco è un evento straordinario. Non dimentichiamo che questa città è un esempio nel Paese per il suo modello di integrazione. Torino, a dispetto della sua ‘aurea sabauda e nordica’, è una città solidale, che accoglie e include. Qui, da sempre, si è scommesso e puntato sulla convivenza civile tra popoli, religioni e culture diverse. Si è lavorato sul profondo rispetto delle differenze. E in questo lungo e faticoso processo anche il sindacato, e quindi anche la Cisl, ha dato il suo contributo, a partire dai luoghi di lavoro. Nei nostri uffici sono passati e continuano a passare migliaia di immigrati in cerca di risposte, riferimenti e aiuto.

L’enciclica Laudato si affronta temi sociali ben precisi. Quali risposte devono arrivare dal mondo dal lavoro?

In questo caso condivido totalmente le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il Capo dello Stato ha parlato di ‘documento di altissimo valore morale e di straordinario interesse culturale e sociale; di contributo indirizzato a tutti, credenti e non credenti, molto impegnativo soprattutto per chi ha responsabilità politiche, economiche e sociali’. Papa Francesco nella sua enciclica richiama i potenti della terra alle loro responsabilità sul futuro del pianeta e sul modello di sviluppo economico. Sarò banale, ma Papa Francesco dimostra ancora una volta di essere una grande innovatore, un Papa pragmatico che si fa carico delle sofferenze umane, invitandoci a ‘cambiare la rotta’. Dal mondo del lavoro devono arrivare risposte concrete, cambiamenti possibili e soprattutto uno sforzo comune per rimettere al centro il valore del lavoro e la dignità dell’uomo. Della persona. L’obiettivo è ridurre il divario tra ricchi, sempre più ricchi e poveri sempre più poveri e numerosi. Nel nostro ruolo di uomini impegnati nel sindacato, possiamo fare molto ogni giorno. Combattere le ingiustizie, stare a fianco di chi soffre e ha bisogno di aiuto, proteggere i più deboli e gli ultimi. Piccoli gesti, ma concreti che rendono la nostra vita più ricca e più bella.

Il Papa ha spesso puntato il dito contro lavoro nero e sfruttamento. Sono emergenze anche a Torino?

Papa Francesco è anche un grande sindacalista. Il lavoro nero e lo sfruttamento sono una piaga mondiale. Ma è dimostrato che dove è presente il sindacato, dove i lavoratori sono organizzati e rappresentati, dove hanno voce, questi fenomeni sono meno diffusi. E su questo credo che Torino rientri nella normalità. C’è ancora molto da fare per allargare le tutele e i diritti a chi non li ha, ma questo impegno non ci spaventa e faremo il possibile per migliorare le condizioni di questi lavoratori.

Come sindacato come risponderete a questa visita del Papa? Con quali nuovi propositi ripartirete?

In Piazzetta Reale ci saranno tra dirigenti e delegati di Cgil, Cisl e Uil quasi duemila persone. Questo dimostra l’interesse, l’entusiasmo e la passione con cui il mondo sindacale ha risposto alla visita di Papa Francesco in città. Credo che faremo tesoro del suo messaggio, della sua presenza per ‘camminare insieme’, per operare meglio nella nostra missione di ogni giorno, per trovare la forza e il coraggio nei tanti momenti di difficoltà. Credo che la venuta di Papa Francesco possa esserci da stimolo, da incoraggiamento per il difficile ruolo che esercitiamo. Da questa visita ne usciremo tutti un po’ cambiati. In meglio.

Senza lavoro non c’è dignità, è una delle frasi ricorrenti di Papa Francesco. Quanto è attuale, anche a Torino, questa situazione?

Comunque la pensiamo, è la dignità del lavoratore che dà dignità al lavoro. Prima la persona, poi il mezzo. Bisogna recuperare quindi il tema della dignità: la dignità di un lavoro rispettato, di un salario e orario decente che permette di ‘fare vivere la famiglia e di vivere la famiglia’. La precarietà del lavoro sta logorando, in qualche misura, il tessuto sociale anche di Torino, rendendolo debole e fragile. La povertà, con la crisi, ha fatto un gran balzo in avanti. Poveri e lavoratori poveri spesso sono privati della dignità che a loro spetta. In questo senso, il tema della dignità è anche un problema per una parte non residuale del mondo del lavoro torinese. Noi faremo come sempre la nostra parte per migliorare la situazione.

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