L'Ora della Madre, una liturgia perfetta per essere celebrata a casa

Una antica tradizione che lega Oriente ed Occidente e ci prepara alla Pasqua

L'Ora della Madre
Foto: pd
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Il Sabato Santo è il giorno del silenzio. E in questo 2020 il silenzio sembra essere quasi assordante. Ma proprio nel silenzio del Sabato c’è la voce forte di Maria, la Madre di Gesù che piange ma è certa della Resurrezione.

Da secoli la tradizione liturgica, in questo giorno senza liturgia, propone una preghiera speciale: l’ Ora della Madre.

A Roma si celebra tradizionalmente a Santa Maria Maggiore, ma quest’anno ovviamente anche quella liturgia è sospesa.

Ma in questa Pasqua senza celebrazioni pubbliche, Un triduo in cui nessun è potuto andare a Messa, ricevere l’Eucarestia, quello che si può celebrare anche a casa è proprio la liturgia dell’ Ora della Madre.

Maria è “straziata dal dolore per il Figlio ucciso e sepolto, per l’ingratitudine e l’infedeltà del popolo eletto, per il tradimento e l’abbandono dei più intimi discepoli, per l’ottusità di tutti nel credere che egli sarebbe risorto come aveva predetto, anch’essa è provata dalla tentazione del dubbio, al quale eroicamente resiste, aggrappandosi alle parole del Figlio e alla fedeltà del Padre onnipotente. È la Madre della nostra fede. Credette contro ogni evidenza, sperò contro ogni speranza” come spiega Padre Ermanno Toniolo, che per anni ha diffuso il rito dell’Ora della Madre nella comune tradizione di Oriente ed Occidente.

Perché “Fin dai primi secoli la Chiesa d’Oriente e d’Occidente ha sentito e celebrato questo misterioso legame che congiunge, come ponte, il Venerdì Santo alla Domenica di Pasqua, passando attraverso il cuore di Maria, ed ha guardato la Vergine come rappresentante ed espressione di tutta la Chiesa redenta, che attende trepida l’alba della risurrezione”.

Le indicazioni sono semplici. Oltre che di mattina si può celebrare nel primo pomeriggio e si può preparare l’ambiente con una immagine della Vergine che ricordi il mistero che si celebra. Accanto all’immagine si può porre una lampada o un cero espressivo, purché non sia il «cero pasquale». La lampada verrà accesa durante la celebrazione, prima dell’Inno. Il rito inizia con una sobria illuminazione dell’aula. Dopo il canto dell’Inno, l’aula sarà illuminata a giorno. Preparare, se si usa, l’incenso.

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