Lotta agli abusi, Cardinale Dziwisz: "Giovanni Paolo II fautore della tolleranza zero"

Il Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo emerito di Cracovia
Foto: MM - ACI Stampa
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"Le affermazioni che ritengono che Giovanni Paolo II fosse dilatorio in merito alla gestione della risposta della Chiesa all’abuso sessuale su minori da parte di alcuni chierici, sono ingiuste e vengono contraddette da fatti storici". Lo afferma in una nota il Cardinale Stanisław Dziwisz, segretario personale di Giovanni Paolo II e Arcivescovo emerito di Cracovia.

"Giovanni Paolo II" - sottolinea il porporato - approvò "la politica nota come Tolleranza zero. Il Papa era scioccato. Non intendeva tollerare il crimine della pedofilia nella Chiesa e lo combatté".

Il Cardinale Dziwisz ricorda poi la promulgazione da parte di Giovanni Paolo II dei “Sacramentorum sanctitatis tutela” e "Delicta graviora". "Giovanni Paolo II riservò tutti i crimini sessuali su minori prima dei 18 anni, commessi da parte di chierici, alla giurisdizione del tribunale della Congregazione per la Dottrina della Fede. Obbligò anche ogni vescovo e superiore religioso a riferire a questa Congregazione tutti questi crimini. Grazie alle regole chiare, indicate dal Papa, la dimensione degli abusi negli Stati Uniti è diminuita".

Concludendo il Cardinale torna anche sul caso Maciel. "Si attribuisce a Giovanni Paolo II la copertura della sua attività criminale. I fatti parlano decisamente diversamente. Voglio ricordare soltanto che la Congregazione per la Dottrina della Fede iniziò un’indagine sulle accuse ancora durante il pontificato di Giovanni Paolo II, esattamente nel dicembre del 2004. A quel tempo fu inviato l’allora promotore di giustizia, e oggi Arcivescovo, Charles Scicluna in Messico e negli Stati Uniti a svolgere le attività necessarie in questa materia. Solo per la conoscenza e l’approvazione di Giovanni Paolo II era possibile decidere di iniziare questa indagine che non fu interrotta nemmeno durante la sede vacante dopo la morte del Papa e quindi poté essere conclusa con una sentenza all’inizio del pontificato di Benedetto XVI".

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