L'universo si studia bene dalla terra, come alla Specola Vaticana

50 anni dopo l'allunaggio dell'uomo lo studio astrofisico si fa ancora dalla terra

Paolo VI segue l'allunaggio da uno dei telescopi di Castelgandolfo
Foto: Museo della Specola Vaticana
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“Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che hai fissato, che cos'è mai l'uomo perché di lui ti ricordi, il figlio dell'uomo, perché te ne curi?” Queste parole del salmo 8 sono la guida di un gruppo di una quindicina di astronomi che lavorano per il Papa.

Nel giorno in cui il mondo ricorda i 50 anni dell’arrivo dell’uomo sulla luna, è bello ricordare che lo studio dell’astronomia si basa anche su altro.

Lo dimostrano i gesuiti della comunità della Specola Vaticana con la nuova sede di Castelgandolfo, nei Giardini delle Ville pontificie voluta nel 2009 da Benedetto XVI e al piccolo museo che racconta la storia del rapporto tra scienza e fede e anche quanto oltre la “gara spaziale” che ha ormai fatto il suo tempo, ci sia ancora da studiare e capire, stando semplicemente con ... i piedi per terra.

Una visita alla sede della Specola inizia sempre dai telescopi. Solenni, belli, storici. Che staccano dal contesto antico delle ville e raccontano storie di stelle e di Papi.

Paolo VI volle vedere il primo passo di un uomo sulla luna proprio da uno di questi telescopi.

La Specola come la pensiamo oggi esiste proprio per volontà espressa di un Papa che seppe anticipare la modernità: Leone XIII.

Nelle Ville i luoghi di lavoro sono tre. I telescopi sul tetto del Palazzo Apostolico, i telescopi nei giardini con l’attuale museo e la biblioteca, e la sede dove vivono e lavorano i gesuiti astrofisici.

La nuova Specola vaticana fu voluta nel 1891 da Leone XIII sotto suggerimento del Padre Francesco Denza per dimostrare al mondo che la Chiesa non era contro la scienza in un periodo in cui regnava il modernismo. Quella corrente culturale che accusava la Chiesa di oscurantismo e che Pio IX aveva condannato con il Sillabo.

La specola come tale in effetti nasce quando Papa Gregorio XIII volle riformare il calendario. Allora era in Vaticano alla Torre dei Venti. Ma poi finito il compito per molto tempo rimase inattiva. Fino appunto a Leone XIII.

Oggi la Specola vaticana si occupa della ricerca astronomica a largo spettro dell’origine e dell’evoluzione del sistema solare, quindi la planetologia, delle stelle vicine, delle galassie, degli oggetti cosmologicamente rilevanti, come i super ammassi di galassie, i quasar, fino ad arrivare al big bang, alla cosmologia a larga scala e all’inizio del nostro universo.

La Specola vaticana è famosa per lo studio delle variabili che addirittura vengono chiamate “ stelle variabili vaticane” negli anni ’60 e poi perché fu scoperta una cometa da un fratello gesuita, fratel Timmer agli inizia del ‘900, e per le conferenze fatte sia a Castel Gandolfo che alla Accademia Pontificia delle Scienze, dove gli scienziati di tutto il mondo vengono a discutere dei temi più scottanti.

C’è poi una storia bellissima che ha come protagoniste delle suore. I migliori astronomi di tutto il mondo si incontrarono a Parigi nel 1887 e di nuovo nel 1889 per coordinare la creazione di una "Carta celeste" fotografica ("Carte du Ciel") e un catalogo "astrografico" che indicava le posizioni delle stelle.

A lavorare alla carta tra il 1910 e il 1921 c’erano anche alla Specola quatto suore di Santa Maria Bambina. Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri, tutte nate alla fine dell'Ottocento e provenienti dalla Lombardia settentrionale, vicino a Milano, hanno contribuito a mappare e catalogare quasi mezzo milione di stelle per la parte vaticana in un'indagine internazionale sul cielo notturno. Di loro nel Museo della Specola c’è una foto che le ritrae attente a segnare a mano in un gran libro numeri e codici.

Uno degli impegni più importanti è quello della Scuola estiva. Dal 1986 esiste una scuola estiva che si tiene ogni due anni ed è rivolta a studenti che sono o agli ultimi anni della laurea o agli ultimi anni di dottorato. I temi sono i più vari e in genere vengono selezionati tra le domande che arrivano 25 studenti da tutte le parti del mondo preferendo soprattutto i paesi in via di sviluppo, anche per promuovere la scienza dove non è molto promossa.

I temi sono in genere connessi alla astronomia osservativa e teorica. La Scuola estiva è famosa perché dal 1986 in poi ha avuto molti studenti e alcuni di loro sono diventati professori. E gli ex studenti oggi hanno un peso nella comunità scientifica internazionale.

Un compito educativo che ben si addice ad una comunità di Gesuiti. La Specola è un loro compito dagli inizi del ‘900. La comunità include Castelgandolfo e Tuxon in Arizona dove ci sono i telescopi moderni in Arizona e sono 15 gesuiti di varie nazionalità.

Tutti pontefici fino a Papa Francesco, hanno amato e visitato la specola e meravigliosa collezione di 1400 parti di meteoriti custodite nel Museo.

Giovanni Paolo II voleva che le conferenze della scuola riguardassero come Dio interagisce con il Mondo, e i durante il periodo di residenza a Castelgandolfo i Papi spesso salivano sulle torri del Palazzo per guardare le stelle.

E addirittura Pio XI, che ristrutturò le Ville, volle portare la Specola in Etiopia per permettere una osservazione senza inquinamento luminoso. Ma per motivi politici si scelse Castelgandolfo. E volle che il laboratorio astrofisico fosse all’avanguardia.

Insomma il cielo si studia bene anche dalla terra.

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