Memoria e desiderio di Dio, la predicazione degli Esercizi della Curia

Ariccia, il Papa e il predicatore l' Abate Gianni
Foto: Vatican media
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“Beatissimo Padre  oggi ricorre il Suo sesto anniversario di elezione a Sommo Pontefice della Chiesa cattolica. Facendomi voce di tutti i presenti, vorrei dirLe Santità che gioiamo, siamo pieni di gioia nel poter celebrare questa mattina la Messa insieme con Lei presieduta da Lei”.

Con queste parole oggi il cardinale Giovanni Battista Re ha salutato i 6 anni di pontificato di Papa Francesco all’inizio della giornata di esercizi spirituali che si svolgono ad Ariccia. “Vorrei anche dirLe - ha proseguito Re- che chiediamo al Signore di essrLe di luce, di sostegno e di conforto nel Suo compito di confermare i fratelli nella fede, di essere il fondamento dell’unità e di indicare a tutti la via che porta al cielo. Ci benedica Padre Santo, e sappia che Le siamo vicini davvero con grande affetto, con sincera devozione”.

Il tema della predica di martedì pomeriggio è stato la memoria:  “La memoria è una dimensione della nostra fede che potremmo chiamare “deuteronomica”, in analogia con la memoria di Israele.  “Gesù – si legge ancora nell’Evangelii Gaudium - ci lascia l’Eucaristia come memoria quotidiana della Chiesa, che ci introduce sempre più nella Pasqua”. Il predicatore l’abate Bernardo Francesco Maria Gianni,  ha detto:  “la chiesa e, nel mio piccolo caso, il monastero a cui appartengo, sono luoghi per la città in cui si avverte la possibilità soprattutto, di nuovo, per le nuove generazioni, di riannodare passato, presente e futuro per nuovi orizzonti di speranza; sanno, in altre parole, le nostre chiese essere spazi dove chi entra avverte la vivacità, la vitalità la vividezza di una vita radicata nella memoria della Pasqua del Signore Gesù”.

La bellezza della memoria è la indicazione: “Vincendo il pessimismo, proiettati verso la speranza cerchiamo insieme nuove vie di fedeltà al Signore, arricchiti dalla linfa che ci arriva dalla tradizione, ma senza paura. Dobbiamo mostrare – diceva San Giovanni Paolo II – agli uomini la bellezza della memoria, la forza che ci viene dallo Spirito e che ci rende testimoni perché siamo figli di testimoni; far gustare loro le cose stupende che lo Spirito ha disseminato nella Storia”.

E’ anche vero che  “Ogni Chiesa deve lottare contro la tentazione di assolutizzare ciò che compie e quindi di autocelebrarsi o di abbandonarsi alla tristezza. Ma il tempo è di Dio, e tutto ciò che si realizza non si identifica mai con la pienezza del Regno, che è sempre dono gratuito”.

L’abate ha ricordato che  l’unico vero evento è la Pasqua del Signore Gesù e ha concluso la meditazione con un invito: “Che questo nostro esercizio quotidiano di memoria attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione liturgica, la liturgia delle ore renda tutta la nostra esistenza officium laudis, perché la nostra testimonianza davvero torni a sposare l’uomo e la donna del nostro tempo in una ritrovata alleanza con il presente che Dio ci dona e condurre così l’umanità intera senza paura, senza nostalgie e senza esitazioni verso quel futuro che il Signore prepara per noi”.

Nella mattina di oggi, mercoledì 13 marzo la predicazione dell’ Abate Bernardo Francesco Maria Gianni è stato dedicato al tema “ Gli ardenti desideri”  sempre  partendo da un verso di Mario Luzi. Citando la Regola di San Benedetto il predicatore ha parlato del desiderio di Dio:

“Ci mette davvero nella condizione di riscoprirci cercati e desiderati dal Signore, un’esperienza in realtà, ovviamente, non solo dei monaci, ma, direi,  di tutta l’umanità, se solo ritrova anche, e direi soprattutto grazie, a quanto noi siamo testimoni credibili del desiderio di Dio nei riguardi del cuore di ogni uomo e di ogni donna del nostro tempo, il desiderio appunto di scoprirsi finalmente desiderati dal Signore. Nel nostro tempo si è persa la capacità di desiderare occorre, “tornare a desiderare è la virtù civile necessaria per riattivare una società troppo appagata e appiattita”.

L’annullamento del desiderio, commenta l’abate, indica “uno stato spirituale che proprio per questo si ritrae dalla storia, si chiude in una sorta di pace, di nirvana, ad uso e consumo della nostra individualità sempre meno invitata dalla forza dell’amore a mettersi in gioco nelle strade del mondo”.

Padre Gianni parla di “un’educazione che mette in gioco la vita nella dinamica dell’amore, dell’investimento, della pazienza, che è tutto il contrario di come soprattutto tanti ragazzi italiani vengono viziati per saturare immediatamente necessità e bisogni senza spalancare loro la porta stretta ma liberante del desiderio”.

L’invito è ad essere  “una Chiesa dagli ardenti desideri in una città dagli ardenti desideri, in un mondo dagli ardenti desideri, risvegliando il più possibile il desiderio di Dio in tutti coloro che incontriamo, ricordando loro la grazia e il mistero dell’essere stati voluti, nonostante i tratti impervi, tortuosi e difficili della loro magari ancora giovane vita”.

Poi  sulla dimensione dinamica dell’uomo, il predicatore cita ancora  Benedetto XVI che il 7 novembre del 2012, ha ricordato “come di fatto il desiderio è esperienza di quell’amore che è ‘estasi iniziale, pellegrinaggio, esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé e proprio così verso il ritrovamento di sé e anzi verso la scoperta di Dio’ ”.

La conclusione è legata all’Eucarestia, dove  “si incontra il più vero, ardente desiderio del nostro cuore finalmente svelato alla nostra consapevolezza (…) e d’altra parte il desiderio del Signore che vuole fare ardentemente Pasqua con noi”. E aggiunge : “Non vive dell’Eucarestia se non chi dona corpo e sangue per i fratelli, come Gesù, dice l’abate, e la Chiesa non ha altro modo di essere nella società".

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