Migranti, come lavora l’International Catholic Migration Commission?

Anne Therese Gallagher, presidente dell'ICMC, ad un recente incontro istituzionale. Alla sua destra, mons. Robert Vitillo, segretario generale dell'organismo
Foto: ICMC
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Circa 24 mila progetti in 50 Paesi nel mondo, utilizzando un network che è allo stesso tempo locale e internazionale: dopo la plenaria di marzo, durante la quale è stata eletta Anne Therese Gallagher come nuovo presidente, l’International Catholic Migration Commission ha ripreso a lavoare, con l’obiettivo di avere sempre più impatto nell’advocacy internazionale.

L’advocacy è il lavoro dietro le quinte, nel supportare decisioni, nel negoziare accordi, per fare in modo che tutti siano tutelati. E gli obiettivi della commissione, conosciuta anche con la sigla ICMC, sono raccontati ad ACI Stampa proprio dalla presidente Gallagher, la prima donna a ricoprire l’incarico.

Quale è il lavoro dell’ICMC?

La commissione è stata stabilita nel 1951 per supportare migranti e rifugiati ovunque nel mondo. È un organismo unico tra le organizzazioni della società civile e le organizzazioni cattoliche. Lavora con i migranti e rifugiati perché ha un ruolo molto importante nell’advocacy, nell’aiutare a promuovere la giustizia sociale cattolica nelle emigrazioni. Ma allo stesso tempo, ICMC ha un aspetto molto pratico, perché è una organizzazione di membri che include le commissioni migrazioni di tutte le Conferenze Episcopali del mondo. Così, da una parte lavoriamo in contatto con la Santa Sede, dall’altra abbiamo una presenza costante sul territorio. Curiamo più di un milione di rifugiati nel mondo.

In che modo lavorate con la Santa Sede?

Lavoriamo a stretto contatto con la Sezione Migranti e Rifugiati che Papa Francesco dirige personalmente. Ma il nostro lavoro è fatto anche insieme alle Missioni della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Quale è la posizione dell’ICMC sulle politiche migratorie che vengono messe in atto?

È prima di tutto importante comprendere che i governi di tutto il mondo stanno affrontando reali sfide nell’affrontare l’emigrazione. Non è facile per nessun governo, e alcuni rispondono anche in maniera poco amichevole. Una policy che separa i bambini dalle famiglie è problematica, sia dal punto di vista dei diritti delle famiglie che dal punto di vista dei diritti dei bambini.

E cosa può fare l’ICMC in queste situazioni difficili?

Vero, operiamo in un periodo critico, anche perché da molti punti di vista le migrazioni sono diventate il luogo attraverso cui alcune preoccupazioni vengono veicolate. Abbiamo una grande sfida davanti.

Quali sono le vostre priorità?

Prima di tutto, avere mggiore impatto nello spazio dell’advocacy, utilizzando la meravigliosa leadership del Santo Padre per incoraggiare le comunità, e incoraggiare una maggiore compassione per rifugiati e migranti e assorbire alcune delle difficoltà che nascono quando gli Stati devono assorbire le migrazioni.

Ma cosa fate di realmente concreto?

Posso dare due esempi. Il primo, il lavoro che facciamo in Siria, dove gli esperti dell’ICMC stanno lavorando direttamente con i rifugiati, e in particolare per la prevenzione medica e per aiutare le donne incinta delle donne sfollate. In Pakistan, ICMC sta lavorando con i rifugiati dell’Afghanistan, aiutando loro a costruire una nuova e migliore vita nella loro situazione particolarissima.

Ti potrebbe interessare