Migrazioni, la sfida della Santa Sede

Arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'ufficio ONU di Ginevra
Foto: Joaquin Peiro Perez / CNA
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Sfide e numeri delle Migrazioni sono stati delineati dalla Santa Sede in un intervento all’Organizzazione Mondiale delle Migrazioni lo scorso 26 novembre a Ginevra. Una mappa che tiene conto anche della rinnovata minaccia del terrorismo, che richiede una nuova risposta, perché non resti una risposta disordinata e disorganizzata.

Nel suo intervento, l’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, Osservatore Permanente della Santa Sede, mette in luce sei punti fondamentali per rispondere alla sfida delle migrazioni. Il primo è ovviamente la salvaguardia della vita delle persone, che è più importante della costruzione di muri. Poi, nell’ordine: la necessità di risolvere i fattori di destabilizzazione nei Paesi di origine; la creazione di un sistema di asilo e di accoglienza funzionale; l’idea che anche il degrado ambientale sia causa di migrazione (e in effetti è uno dei temi che saranno probabilmente trattati dalla delegazione della Santa Sede alla Conferenza sul Cambiamento Climatico di Parigi); una rinnovata fiducia nelle politiche di immigrazione, che permetta agli Stati di andare oltre i problemi nazionali; e la gestione dell’immigrazione in modo da raggiungere il bene comune, che è poi il vero centro della diplomazia pontificia.

L’arcivescovo Tomasi snocciola numeri. I “violenti conflitti” e le “profonde ineguaglianze” che persistono in molte regioni del mondo portano a un gran numero di sfollati, e ci sono al momento “circa 240 milioni di migranti internazionali, dei quali più di 60 milioni sono stati forzatamente sfollati”.

Questo “anno del migrante” – afferma il nunzio – è “un momento di definizione per l’evoluzione delle nostre società”. Recentemente è stata adottata l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030, che “dà un chiaro segnale che la comunità internazionale ha fatto uno sforzo notevole per vivere come una reale famiglia delle nazioni”, ma – afferma l’Osservatore Permanente della Santa Sede – “i recenti attacchi terroristici hanno spostato l’attenzione pubblica e politica dal tema dello sviluppo al tema della sicurezza” e dunque “la risposta alla migrazione rischia di essere messa a repentaglio, e di diventare inadeguata e disordinata”.

L’arcivescovo Tomasi spiega anche che la globalizzazione ha “sì permesso il fluire libero di moneta e del commercio di beni e servizi”, ma che restano comunque “enormi ostacoli per la mobilità umana”, e che questi limiti possono essere sollevati da “una valutazione realistica degli aspetti positivi di questo fenomeno”, perché “i migranti forniscano un solido contributo alle società che li ricevono attraverso le tasse che pagano, il lavoro qualificato e non qualificato che compiono, il bilanciamento che rappresentano alle circostanze demografiche delle invecchiate popolazioni ospiti”.

Insomma, “più che a una crisi di numeri, affrontiamo una crisi di fiducia e solidarietà”, afferma l’arcivescovo Tomasi. Che poi sottolinea: “Una gestione illuminata della migrazione richiede una mobilitazione di volontà politica e visione per adottare soluzioni fattibili e protese in avanti”.

Per questo – conclude l’Osservatore – “i migranti costituiscono l’invito a guardare di nuovo alle relazioni internazionali e alla nostra solidarietà come di una singola famiglia di nazioni, in modo che le ineguaglianze ingiuste e le violenze non vadano a rompere la coesistenza pacifica”.

I migranti “possono essere costruttori di ponti tra le culture, con il loro lavoro duro, l’energia e le loro idee”, anche se questi sono chiamati ad “accettare i diritti umani fondamentali”, condizione “indispensabile per lo sviluppo di una integrazione di successo” e per un arricchimento comune.

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