Migrazioni, le decisioni dell' UE e le cifre di Migrantes

Papa Francesco e alcuni migranti a Lampedusa
Foto: www.korazym.org
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“Uomini e donne come noi” è il titolo dell’ultimo saggio dedicato al dramma dell’immigrazione nel mediterraneo scritto da monsignor Giancarlo Perego Direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale italiana. Mentre le cifre di morte si susseguono con un ritmo da apocalisse la Chiesa cattolica ha messo in campo tutte le sue forze non solo per essere aiuto, ma anche per leggere il fenomeno e cercare di prevenirlo.

Tra le domande cui il libro cerca di rispondere una è significativa: da dove vengono oggi queste persone che rischiano la loro vita per fuggire dai loro Paesi? In “Uomini e donne come noi” appena pubblicato dall’Editrice La Scuola, monsignor Perego spiega che prima “arrivavano, soprattutto dalla Tunisia, dall’Egitto, dal Marocco, dall’Algeria, dalla Libia, fronti di una crisi pesante nata dalla povertà, dalla corruzione, dalla caduta della democrazia, dopo cinquant’anni di storia di libertà dal colonialismo, avvolta da nuove storie di persecuzione e di dittatura. Oggi arrivano soprattutto dalla Siria, dalla Palestina, dal Corno d’Africa (Somalia, Etiopia, Eritrea), ma anche da Paesi asiatici”.

Non si tratta solo di emergenza, questi sbarchi “segnalano anche che l’altra sponda del Mediterraneo costituiva un luogo – voluto o meno – in cui si fermava, talora drammaticamente, il cammino di ricerca e di libertà di molte persone e famiglie non solo africane, ma anche del Medio Oriente e dell’Asia”. E spiega: “A preparare la caduta di questo muro, che separava non solo le due sponde del Mediterraneo, ma l’Italia e l’Africa, l’Europa e l’Africa, è stato il fenomeno migratorio generato dalla ricerca di una situazione di vita migliore, ma anche di un nuovo modello di società. In Italia dal Marocco sono giunte in questi anni 400.000 persone, dalla Tunisia 100.000 persone, 80.000 dall’Etiopia, 20.000 dall’Algeria e dal resto dell’Africa ancora mezzo milione, per un totale di quasi un milione di persone, un quinto della popolazione immigrata residente in Italia. La stessa proporzione vale per l’Europa, dove, dei 34 milioni di persone immigrate, circa 7 milioni provengono dall’Africa”.

Insomma tra noi c’è già un popolo che oggi chiede anche la possibilità di aiutare familiari e amici a non vivere in Paesi allo stremo dai quali si fugge per la guerra, le carestie, le dittature, i disastri ambientali, le persecuzioni religiose…. “Questo chiede un supplemento di umanità in Italia e in Europa, una condivisione dei fenomeni migratori nella politica europea, una cooperazione che si gioca non solo nei Paesi in crisi, ma anche nelle nostre comunità, aprendo case, scuole, città, come insegna la lezione di Lampedusa”. Alla scuola di De Gasperi, Perego afferma : “La tragedia di morte consumata in questi anni e in questi giorni nel Mediterraneo, che ha come protagonisti uomini e donne in fuga, popoli in cammino, chiede di ripensare l’Europa come una casa, un luogo di sicurezza, di asilo. L’Europa è nata sulle migrazioni, anche italiane, che hanno permesso un incontro, uno scambio, un percorso di integrazione e di costruzione anche di una nuova unità”.

Intanto proprio dall’’esecutivo di Bruxelles arrivano le prime indicazioni per affrontare il problema, in primo luogo "distaccando funzionari di collegamento europei per la  migrazione presso le delegazioni dell’Ue nei Paesi terzi strategici",  modificando la base giuridica di Frontex per potenziarne il ruolo in  materia di rimpatrio, varando un nuovo piano d’azione contro il  traffico di migranti e affrontando le cause delle migrazioni  nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e dell’assistenza umanitaria. Tra le azioni immediate verranno triplicate la capacità e i  mezzi delle operazioni congiunte di Frontex, Triton e Poseidon, nel  2015 e nel 2016. Inoltre L’Ue proporrà entro fine mese un programma di reinsediamento  per offrire ai rifugiati 20 mila posti distribuiti su tutti gli Stati membri e verrà lanciata al vertice dei  leader di giugno un’eventuale operazione di politica di sicurezza e di  difesa comune nel Mediterraneo per smantellare le reti di trafficanti  e contrastare il traffico di migranti. 

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