Molti chiedono, ma pochi ringraziano. XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Cristo giudice
Foto: pubblico dominio
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Nell’episodio di questa domenica emerge un cammino che il Signore fa compiere a dieci lebbrosi. Innanzitutto, egli si accosta a loro. Con questo atteggiamento intende dimostrare che per lui non esistono persone da evitare o da escludere o da emarginare, come accadeva per i malati di lebbra. Cristo Gesù è venuto per guarire, per salvare, per donare la vita. Perché questo miracolo possa accadere è necessario riconoscere la nostra miseria: Gesù, maestro, abbi pietà di noi. Questa invocazione è entrata nella santa Messa e ci ricorda che la salvezza viene solo dal Signore.

Dopo avere ascoltato la loro richiesta Gesù li invia ai sacerdoti e mentre sono per strada vengono guariti. La loro guarigione appare quasi un dono per la loro fiducia, una conseguenza della loro fede, dell’obbedienza alla parola del Signore. Il Signore ci ama, ci viene incontro, si prende cura di noi, ma chiede la nostra collaborazione. Il miracolo è possibile quando esiste un atteggiamento di fiducioso abbandono.

Nasce spontanea una domanda. Ma perché uno solo torna a ringraziare il Signore quando tutti sono stati guariti? Uno straniero fa sfigurare i giudei! In altri episodi del vangelo accade la stessa situazione. Gesù, ad esempio, rimane meravigliato della fede di un pagano: Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande (Lc. 7,9). Presenta, con il racconto di una parabola, un samaritano come esempio di carità operosa. In entrambi gli episodi citati un non credente (così erano considerati anche i samaritani) viene presentato come un modello di fede e di amore.

Nell’episodio di oggi è ancora un o straniero che comprende più a fondo la guarigione che lo ha raggiunto. Infatti, mentre gli altri nove sono preoccupati unicamente del vantaggio che possono trarre dal loro nuovo stato di “sanati”, il samaritano sente l’urgenza di tornare da Gesù per ringraziarlo del dono immeritato e gratuito della guarigione.

Dall’episodio emerge una triste realtà: molti chiedono, ma pochi ringraziano. Presto ci si dimentica di colui che ci ha beneficato!

Inoltre, questo samaritano, non solo ringrazia, ma si è getta ai piedi di Gesù. Si tratta di un gesto di adorazione riservato esclusivamente a Dio e questo ci porta a riconoscere che egli ha intravisto in Gesù il mistero che si nasconde dietro la sua umanità così umana. Si comprendono, così, le parole conclusive: Alzati e va; la tua fede ti ha salvato. La guarigione fisica non è ancora la salvezza.

Ciò che distingue un cristiano da tutti gli altri credenti non è il fatto che prega, che chiede benefici, ma che riconosce la vera identità di Gesù. La salvezza piena avviene soltanto quando il cuore si apre alla conoscenza del Cristo e si riconosce che la presenza di Dio ha trovato in Lui la sua piena manifestazione. E’ il Signore Gesù, volto del Padre, la vera risposta a tutte del domande di senso presenti nel cuore dell’uomo.

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