Monsignor Marco Frisina legge la Divina commedia di Dante a Santa Croce in Gerusalemme

Un viaggio nelle pagine della Commedia, ogni giovedì fino al 29 maggio, presso la famosa basilica romana

Monsignor Marco Frisina
Foto: Diocesi di Roma
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Dante Alighieri e la sua  Divina Commedia. Le celebrazioni per i settecento anni dalla morte del Sommo Poeta continuano nella loro vivacità culturale. E per celebrare la grandezza di Padre Dante come cantore della fede cristiana, ci ha pensato monsignor Marco Frisina, fine biblista, compositore e direttore del Coro della Diocesi di Roma.  

Nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme è cominciato giovedì scorso, 28 ottobre, il viaggio triennale che il noto compositore propone al pubblico romano. Una Lectura Dantis che si dipanerà in tre anni, attraverso la lettura integrale del capolavoro dantesco perché “il viaggio dall’Inferno al Paradiso - commenta Frisina - va sempre concepito come percorso unico, perché quello che fa Dante non è un viaggio di piacere né avventuroso. È invece un viaggio interiore. Il suo cammino è quello di ogni uomo che deve ritrovare il senso di se stesso”. 

Frisina, in verità, aveva già incontrato le pagine dantesche nella sua famosa e fortunata pièce musicale “La Divina Commedia Opera Musical”, nel novembre 2007. La prima assoluta dello spettacolo è stata nella Capitale, riscontrando un enorme successo di pubblico, per poi essere portata in tour per gli anni successivi.   

Il primo incontro della Lectura Dantis - tredici sono gli incontri in programma per questo viaggio divinamente “infernale” -  ha visto la partecipazione di un numerosissimo pubblico, attento e silenzioso alle parole di monsignor Frisina che ha letteralmente affascinato la platea con le sue meditazioni e spiegazioni del primo canto dell’Inferno della Commedia. Gli incontri successivi si svolgeranno ogni giovedì, alle 19,30 presso la bellissima basilica che custodisce le reliquie della Passione e della Crocifissione di Cristo, un luogo che per bellezza e per il suo senso religioso non poteva che essere la cornice perfetta per un simile evento. L’ultimo appuntamento all’interno delle pagine dell’Inferno sarà il 19 maggio 2022 con il commento dei canti XXXII, XXXIII e XXXIV.  La Lectura Dantis che Frisina propone è  anche una forte risposta all’appello di Papa Francesco che nella lettera apostolica “Candor lucis aeternae” del marzo scorso, ha voluto richiamare l’attenzione “della Chiesa che si associa all’unanime commemorazione dell’uomo e del poeta Dante Alighieri”. 

AciStampa ha rivolto alcune domande a monsignor Marco Frisina per poter meglio comprendere il suo coraggioso progetto, per poter leggere le pagine della Commedia dantesca con gli occhi della fede. 

 

Monsignor Frisina, come nasce l’idea di questa Lectura Dantis?

Nel panorama delle varie manifestazioni che si sono susseguite per celebrare l’anniversario dantesco, mi sono accorto della mancanza della lettura cristiana della sua opera, quando invece proprio la Divina Commedia ci dona la possibilità di riflettere sul nostro rapporto con la fede. Penso che questo sia importante da sottolineare. Lo aveva fatto Papa Paolo VI in occasione del settimo centenario della nascita di Dante Alighieri, nel 1962. Papa Montini nella sua Lettera Apostolica “Altissimi cantus” scriveva, al capitolo quinto: Dante è nostro, possiamo ben ripetere; e ciò affermiamo non già per farne ambizioso trofeo di gloria egoista, quantopiuttosto per ricordare a noi stessi il dovere di riconoscerlo tale, e di esplorare nell’opera sua gli inestimabili tesori del pensiero e del sentimento cristiano, convinti come siamo che solo chi penetra nell’anima religiosa del sovrano Poeta può a fondo comprenderne e gustarne le meravigliose spirituali ricchezze. In Dante,  il poeta, il credente e l’uomo diventano una sola cosa. Tutto questo è davvero sorprendente! E dopo Paolo VI ecco il documento di Papa Francesco di quest’anno: “Candor Lucis aeternae”.

Sì, ho voluto accogliere l’invito del Papa: far conoscere ancor di più nella maniera più adeguata, l’opera dantesca. E cosa vuol dire? Papa Francesco lo dice:  “Sia cioè resa accessibile e attraente non solo a studenti e studiosi, ma anche a tutti coloro che, ansiosi di rispondere alle domande interiori, desiderosi  di realizzare in pienezza la propria esistenza, vogliono vivere il proprio itinerario di vita e di fede in maniera consapevole”. 

Sempre nella “Candor lucis aeternae" il Pontefice fa riferimento a Dante come “poeta, profeta di speranza”. Cosa può dirci in merito, soprattutto in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui tutti noi abbiamo bisogno proprio di speranza?

Dante è profeta sempre di speranza in quanto mostra con molto realismo il cammino dell’uomo in mezzo ai problemi che sono poi quei problemi che lui in prima persona vive.  Dante ci mostra che la via della fede, quella che conduce a Dio, è sempre la via più giusta. Il metterci in cammino per scoprire il senso della propria vita, per Dante, è realizzato in questo cammino che nella Commedia è espresso così bene e così poeticamente.  E’ il cammino dell’uomo alla ricerca della propria esistenza e che deve avere  come approdo Dio.  Il cammino umano deve ritrovare Dio nella propria vita: Dio che è Salvatore e  Redentore.  Il Dio del Paradiso in cui l’ “Amor move il sole e tutte l’altre stelle”. 

E proprio nell’amore, troviamo il senso più profondo della Commedia. Può spiegarci in che senso?

Indubbiamente il centro della Commedia, il tema portante dell’intera opera  è proprio l’amore. Dio ci ha creati per amare e noi siamo felici solo se amiamo. E ciò che amiamo ci destina: amare ciò che è sbagliato, ad esempio, ci porta alla perdizione; amare per eccesso o per difetto, può essere purificato; amare Dio e le Sue cose ci porta alla salvezza. Il “cammin di nostra vita” a cui fa riferimento l’inizio del poema è la via che il credente deve percorrere per giungere a Dio e scoprire che il fine della sua esistenza è l’amore.

 

 

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