Monsignor Paglia: "Slegare il lavoro dalla famiglia crea squilibrio"

Monsignor Vincenzo Paglia
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Il binomio famiglia-lavoro “va inquadrato in un orizzonte strategico: la famiglia non riguarda semplicemente la storia degli individui e dei loro desideri di amore, ma la storia stessa del mondo. Il processo di individualizzazione a cui stiamo assistendo infiacchisce qualsiasi modalità associativa, a partire dalla famiglia”. Lo ha detto Monsignor Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, intervenendo al Settimo Festival del Lavoro.

“Il processo di individualizzazione - prosegue l’Arcivescovo - rende liquida la famiglia e la società stessa che sempre più si frantuma. Insomma, famiglia e società sono inseparabili. Quando le cose non vanno in famiglia, non vanno neppure nella società. 

Il lavoro si iscrive nel vivo del crocevia persona, famiglia e società. Il lavoro è una dimensione centrale nell’unire questo trittico. Slegare il lavoro dalla persona, dalla famiglia e dalla società significa mettere le basi di uno squilibrio. Il lavoro è parte decisiva della responsabilità dell’uomo e della donna sia nella custodia dell’ambiente sia nella generazione. L’attenzione deve crescere quando emergono modelli di sviluppo e di mercato che mettono in secondo piano la dignità della persona, la possibilità della famiglia e l’orizzonte del bene di tutti”.

Monsignor Paglia ricorda la preoccupazione del Papa “quando salta il rapporto tra economia, organizzazione del lavoro, vita delle persone e progetti familiari. Papa Francesco, mettendo l’accento sulla centralità della persona umana e sulla famiglia quale forma primaria delle sue relazioni costitutive e generatrici della stessa società umana, impone che sia messa in giusta luce la questione della qualità etica dell’esperienza lavorativa, senza la quale non solo il lavoro diventa disumano e inautentico ma anche economicamente meno fruttuoso, proprio perché mina la struttura sociale, e quindi anche economica, della vicenda umana”. 

Secondo il presule “il lavoro è senza dubbio decisivo per la dignità della persona. Ma non deve essere però diventare un idolo sul cui altare sacrificare ogni cosa, ideali e affetti familiari. Il lavoro va armonizzato alle altre sfere di espressione della persona umana, per poter consentire lo sviluppo di quell’umanesimo integrale, dove la famiglia e la società nel suo insieme hanno un posto centrale. Per questo il lavoro è sacro: definisce la persona umana nella sua somiglianza a Dio. E la festa diventa il momento in cui questa sacralità – ossia l’essere a immagine di Dio -, è celebrata nella gratuità, contro la tentazione del primato assoluto dell’economia, per esaltare il primato del noi nella famiglia e nella società”. 

“Oggi  - conclude Monsignor Paglia - è quanto mai necessaria una cultura del lavoro che superi quella del semplice assistenzialismo, che aiuti i giovani a riconoscere il senso profondamente umano del lavoro, che accompagni ogni lavoratore nella ricerca e nella difesa della sua dignità, che si opponga con fermezza al lavoro nero e allo sfruttamento dei più deboli, che rimetta continuamente al centro della preoccupazione civile tale questione, che educhi a rifuggire, anche nei momenti di crisi e di fame occupazionale, la tentazione di accontentarsi di condizioni e retribuzioni disumane, privo delle minime condizioni di sicurezza e di legalità”.

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