Monsignor Sorrentino: "Carlo Acutis ad Assisi non fu solo un pellegrino"

Intervista a Monsignor Sorrentino, Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino, sul rapporto tra Carlo Acutis e San Francesco d'Assisi. C'è un legame sottile che li unisce?

Monsignor Domenico Sorrentino durante l'apertura della tomba di Carlo Acutis
Foto: Diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino
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"Di pellegrini, gli assisani ne vedono passare tanti. Ma Carlo non fu solo un pellegrino. Nei soggiorni prolungati che, insieme, con la sua famiglia, faceva nella Città del Poverello, si annodava un rapporto. Si sviluppava una simpatia che non riguardava solo le memorie francescane della Città, ma i cittadini stessi. Il suo affascinante sorriso fece presto a confondersi con il vissuto di questa città". Così Monsignor Domenico Sorrentino scrive nel suo libro "Originali, non fotocopie. Carlo Acutis e Francesco d'Assisi". ACI stampa ha chiesto al Vescovo di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino di parlarci di questo rapporto Carlo - San Francesco e il legame del giovane prossimo beato con la città del poverello:

Assisi accoglie Carlo Acutis. Prima le sue spoglie e ora l'evento più atteso, la beatificazione. Qual è il legame tra Assisi e il giovane ragazzo?

Carlo era nato a Londra ed è vissuto a Milano. Ma ogni anno, con i genitori, veniva ad Assisi, passando lunghi periodi nella Città di San Francesco. Il Santo di Assisi lo ispirò, per quanto, con umorismo, una volta disse alla madre: “Voglio diventare santo, ma non come san Francesco che faceva tanta penitenza”. I santi non si ripetono. Ciascuno ha la sua fisionomia. Ma è un fatto che l’amore di Carlo per Francesco lo indusse, in una occasione, a dire alla madre che, alla morte, avrebbe preferito essere sepolto qui. È quello che è avvenuto. Ma in qualche modo egli si era assisanizzato anche in vita. I tempi passati ad Assisi lo vedevano ben inserito, e molta gente lo ricorda. Alcuni amici assisani hanno anche testimoniato nella sua causa di beatificazione.

Nel suo libro lei Eccellenza affianca San Francesco a Carlo Acutis. È davvero reale questa affinità? Cosa c'è di Carlo nel poverello d'Assisi e viceversa?

Di primo acchito, non ci avrei creduto neanch’io. Ma mi capitò di parlare, in un mio viaggio a Seattle, a giovani americani di Francesco e di Carlo, e mi venne spontaneo fare degli accostamenti che interessarono molto i giovani. Volli metterli su carta e approfondirli. Ed è emerso il filo che li lega, in diversi aspetti. Prendiamone uno: l’assoluto di Dio. Quello che Francesco disse nel giorno della sua spogliazione – “Non più padre Pietro di Bernardone ma Padre nostro che sei nei cieli”, Carlo lo diceva con due parole di fuoco: “Non io, ma Dio”. Prendiamo l’Eucaristia: Francesco inneggia al mistero di un Dio che ogni giorno dalla sua sede celeste scende sui nostri altari. Carlo fa il cammino inverso, in senso ascendente, e dichiara l’Eucaristia la sua “autostrada per il cielo”. Prendiamo infine la povertà. Certo, non c’è paragone tra quello che fece Francesco e quello che fece Carlo. Ma quest’ultimo era appena un quindicenne, ancora totalmente dipendente da una famiglia benestante. E tuttavia i segni della sua scelta di povertà si vedevano già chiari, quando litigava con la mamma per non avere un paio di scarpe in più, o quando, senza mettersi in mostra, incontrando i poveri, non si limitava alla monetina, ma tendeva a fare amicizia. Potrei continuare. Due figure tanto distanti e diverse, ma anche, nell’essenziale, tanto vicine. Ed oggi insieme in uno stesso Santuario.

Come si può essere santi oggi? E come si può essere "originali e non fotocopie" in un mondo smart e veloce come quello tecnologico di oggi?

La santità non è cosa straordinaria. Ha un solo cardine: la scelta di Gesù, essere suoi amici, vivere secondo i suoi valori. Francesco amava dire: vivere secondo la forma del Vangelo. La maniera di immettere il sapore del Vangelo nella vita ordinaria è cosa che varia di tempo in tempo. Ma è da sottolineare che la santità non toglie nulla di ciò che è buono, bello, giusto, nella nostra condizione terrena. Occorre anzi viverla fino in fondo, ma immettendovi i valori evangelici. Carlo fu un ragazzo “normale”. Gli piaceva lo sport e il computer. Amava la musica e nuotava. Viveva tra famiglia e scuola. Ma Gesù era il centro della sua vita. L’Eucaristia era il suo appuntamento quotidiano. Maria, la madre e la “donna” della sua vita. Il computer un mezzo per veicolare il bene. Insomma, tutto quello che tutti facciamo, ma con il cielo nel cuore.

L'Eucaristia. Centro della vita di Francesco prima e Carlo dopo. Come possiamo metterla al centro di tutto?

Se si comprende che l’Eucaristia non è una “cosa”, ma la presenza speciale di Gesù in mezzo a noi, viene spontaneo viverla come si vive un rapporto di amicizia. Quando si è veramente amici, si ha il desiderio di incontrarsi. Si trova il tempo per farlo. Carlo riusciva a trovarlo. Partecipava ogni giorno alla Messa, ma amava anche sostare in silenzio di amore davanti Gesù - eucaristia. Con la sua mostra dei miracoli eucaristici Carlo mostra quanto per lui fosse forte il senso della presenza eucaristica di Gesù. Quando si ama, si trova il tempo per tutti. Figurarsi per l’amico più grande, dal quale dipende il senso della nostra vita.

Oltre questi 17 giorni di festa per Carlo Acutis, ci può anticipare qualche altro evento che sarà dedicato al nuovo Beato ad Assisi?

Gli eventi che sono programmati in questi 17 giorni sono ovviamente straordinari. Ma preludono a qualcosa che, in forme varie, continuerà. Il Santuario della Spogliazione ormai presenta insieme la figura di Francesco e quella di Carlo. Sarà inevitabile, nella festa annuale di maggio, organizzare delle iniziative che li ricordino entrambi. Ma è ancora prematuro parlarne. Una cosa invece posso anticipare, ed è un impegno che, come Santuario, assumiamo sul versante della carità, e che ci porterà a realizzare delle opere per i poveri, sia quelli più vicini a noi, con una mensa destinata a loro, sia quelli più lontani, con un’iniziativa che sarà annunciata a breve per sostenere persone in situazioni di disagio, che si vogliano impegnare per il riscatto sociale delle loro comunità e territori, nei paesi più poveri del mondo.

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