Padre Jean Pierre: “L’incontro con Papa Francesco, un momento da ricordare”

Papa Francesco saluta padre Jean Pierre, l'ultimo sopravvissuto di Tibhirine, Cattedrale di San Pietro, Marocco, 31 marzo 2019
Foto: Alan Holdren / ACI Group
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Sopravvisse al rapimento e il martirio dal monastero di Tibhirine, in Algeria, perché era chiuso in una stanza. Da quasi venti anni, padre Jean Pierre Schumacher, 95 anni, vive in Marocco, a Midelt, nel monastero di Notre Dame de Atlas. Della piccola comunità di Tibhirine, erano sopravvissuti solo lui e un altro monaco, padre Amedeé . E ora, a 95 anni, padre Jean Pierre è rimasto l’ultimo di quella comunità ancora in vita.

Papa Francesco si è inchinato davanti a lui e lo ha salutato con calore durante l’incontro che ha avuto con sacerdoti e religiosi nella cattedrale di San Pietro a Rabat, penultima tappa del suo viaggio in Marocco. Dopo la celebrazione, nella sacrestia della cattedrale, con una voce flebile sovrastata dal rumore dei tanti intervenuti all’incontro, padre Jean Pierre si è seduto e ha cominciato a parlare un po’ della sua vita e del suo incontro con il Papa.

Ha detto che l’incontro con Papa Francesco “è stato molto importante, è un ricordo da mantenere”. E ha raccontato che non era la prima volta che incontrava un Papa.

“Durante il Giubileo del 2000, sono stato invitato a partecipare a una festa di 2 mila giovani religiosi – racconta – e sono stato invitato a presentarmi da Papa Giovanni Paolo II. Questi era molto affaticato. Mi sono messo in ginocchio davanti a lui, e lui si è abbassato per abbracciarmi. E lì ho capito che non sapeva chi fossi”.

Una replica della croce di Tibhirine ora custodita a Midelt è stata posta sull’altare della Messa finale di Papa Francesco. Ma padre Jean Pierre si schernisce: “Non so cosa dire”, commenta.

E rievoca i ricordi di una vita. Racconta del suo periodo ad Heidelberg, quando vi si ritrovò giovanissimo nel 1942 arruolato forzatamente nell’Arbeitdienst, che era un servizio militare preparatorio che poi finì nella Wermacht. Lui affidò alla Madonna il suo futuro. Nel 1943, una malattia agli occhi lo fa smobilitare dall’esercito tedesco proprio nel momento in cui i suoi compagni lasciavano la caserma di Heidelberg per il fronte russo.

Nonostante questo, racconta padre Jean Pierre, “c’erano anche dei bei momenti ad Heidelberg”.

Del monastero di Notre Dame de l’Atlas, padre Jean Pierre è stato priore, e – recentemente – ha ricevuto anche la visita di una suora proveniente dalla Germania, che ora è in Argentina e cui lui scrive in tedesco.

Padre Jean Pierre non può parlare a lungo. È molto anziano, gli altri monaci trappisti si prendono cura di lui, vogliono che non si affatichi e lo portano via in sedia a rotelle. Ma è lui, così debole e così pieno di vita, l’ultima memoria vivente del massacro di Tibhirine.

I sette monaci di Tibhirine rapiti il 26 marzo 1996 e uccisi dopo 56 giorni erano: Christian De Chergé, Luc Dochier, Christophe Lebreton, Michel Fleury, Bruno Lemarchand, Celestin Ringeard, Paul Favre-Miville. Sono stati beatificati come martiri l’8 dicembre 2018, insieme ad altri 11 martiri.

Questi erano: il vescovo Pierre Claverie, domenicano, vescovo di Orano, ucciso dal suo autista il 1° agosto 1996; fra Henri Vergès, marista, e suor Paul-Hélène Saint-Raymond, piccola suora dell’Assunzione, uccisi ad Algeri l’8 maggio 1994; suor Esther Paniagua Alonso e suor Caridad Alvarez Martin, agostiniane missionarie uccise il 23 ottobre 1994 a Babael Oued; i padri bianchi Jean Chevillard, Alain Dieulangard, Charles Deckers e Christian Chessel, uccisi il 27 dicembre 1994 a Tizi-Ouzou; le suore missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, Jeanne Littlejohn (suor Angèle-Marie) e Denise Leclercq (suor Bibiane), uccise il 3 settembre 1995; suor Odette Prévost, delle Piccole suore del Sacro Cuore, uccisa ad Algeri il 10 novembre 1995.

Il viaggio di Papa Francesco in Marocco ha ricordato anche loro.

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