Noi cristiani in Siria assediati dai nemici

Jacques Hindo, Arcivescovo siriaco di Hassake-Nisibi
Foto: syrianfreepress
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“ Non possiamo essere pessimisti, perchè il Signore Gesù non era pessimista”. L’Arcivescovo cattolico di rito siriaco Jacques Hindo lo dice con coraggio. In un colloquio con CNA il presule titolare della Arcieparchia di Hassake-Nisibi in Siria, al confine con la Turchia, racconta come è avvenuto il rilascio di 22 ostaggi da parte degli miliziani dell’ Isis.

“ La maggior parte di loro erano anziani, sono tutto in buona salute. Sono stati rilasciati senza trattative, da un mese non sapevamo più niente. Sapevano che i miliziani chiedevano milioni di dollari ma noi non abbiamo risposto. Poi sono stati loro a prendere l’iniziativa e restituire gli ostaggi. Ora non sappiamo cosa pensare, sembra un buon segnale. Per un mese i miliziani hano cercato di conquistare Hassakè senza riuscirci e forse questa liberazione è un segnale, un messaggio, come una droga per noi così ci rassicurano e non restiamo vigili e possono tentare un altro attacco.”

L’arcivescovo guida insieme ad altri cristiani della città un piccolo gruppo di 120 volontari che dopo l’attacco di febbraio da parte dell’ Isis si occupa della pulizia e della gestione della città. “ Ci chiamano il municipio cristiano, dice, perchè siamo un punto di riferimento. Abbiamo pulito la città perché si stavano diffondendo le malattie.”

Anche gli aiuti della Caritas e delle agenzie internazionali arrivano poco, ed è la Chiesa locale che si occupa della assistenza ai profughi. Le famiglie assistite dall’Arcieparchia sono circa 4 mila e 300 sono islamiche. “ Noi non facciamo differenze, dice monsignor Hindo, sono appena rientrato da un quartiere dove abbiamo portato medicine, cibo e anche letti. Il problema è che siamo isolati e circondati da nemici. Daesh ( così l’arcivescovo chiama la milizia dell’ Isis) in Iraq, in Siria e poi la Turchia.” Per l’ Arcivescovo la Turchia è un nemico: “ quando c’è stato l’attacco ci ha chiuso le frontiere, ma poi fa passare verso di noi i miliziani. Lo ha fatto varie volte.”

Anche la presenza dei curdi per il vescovo non è un vantaggio: “sono davanti alla chiese, alle case, nelle strade, sui tetti. Ma così il rischio è che i miliziani mandino auto bombe verso questi punti. Noi non volgiamo essere controllati. Molti cristiani si stanno innervosendo per questa presenza armata e vanno via.”

Una situazione difficilissima, esplosiva dove gli equilibri politici e sociali si tengono con difficoltà davanti alle necessità primarie della gente. “ Siamo un progetto di martirio, perché le guerre non sono finite, ma sappiamo che il Signore è con noi. Certo abbiamo paura, ma non è una paura che paralizza, è una paura che ci stimola. Il lavoro del Signore è impressionante. Noi vescovi siamo sempre con le nostre famiglie, abbiamo lasciato la città con loro e siamo tornati in città con loro.

Durante gli attacchi i miliziani erano ad appena 400 metri dal vescovado, dall’altra parte del fiume.”

Un coraggio che viene dalla fede e dall’attaccamento alla propria terra, alle tradizioni. “ Un santo poeta siriaco- dice monsignor Hindo- dice: cantate, cantate è per questo che siete stati creati! E noi lo facciamo, malgrado tutte le angosce, le miserie e le sofferenze.”

 

 

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