Non abbiate paura, la verità non si sconfigge. XII Domenica del Tempo Ordinario

Cappella Redemptoris Mater Palazzo Apostolico - Vaticano 1996-1999
Foto: Ivan Rupnik- Centro Aletti
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Non abbiate paura! Questo invito ritorna per ben tre volte sulla bocca di Gesù nel Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Il Signore sa che il messaggio del Vangelo dovrà confrontarsi con ostacoli, troverà opposizione, sarà oggetto di derisione e causerà persecuzione a coloro che lo accoglieranno. Pertanto, le parole che egli rivolge ai suoi discepoli, e quindi a noi, costituiscono un incoraggiamento e sono un richiamo ad avere fiducia in Lui. Nulla e nessuno, infatti, potrà fermare la forza intrinseca della Verità. Ne è un esempio la vicenda storica di Cristo stesso. La parola di salvezza che egli ha annunciato ha avuto una risonanza molto modesta presso i suoi contemporanei, tuttavia noi oggi assistiamo ad un fatto straordinario: questa parola partita da un oscuro angolo del nostro pianeta ha raggiunto tutti gli angoli della terra, superando ostacoli che sembravano insormontabili e portando frutti di bene e di santità insperati.

Cristo ci offre anche una seconda ragione per la quale non si deve avere paura del Vangelo: la vita terrena - ottanta, novant’anni - è poca cosa messa in confronto del “per sempre” della vita eterna, vissuta o nella felicità o nella disperazione, in base alle scelte che ognuno opererà nella sua esistenza terrena. E questo ci porta a riconoscere l’enorme responsabilità della libertà con la quale il Signore ha reso “grande” l’uomo. Il Signore, infatti, vuole essere amato da figli e non da servi.

Gesù nel brano di Vangelo afferma che c’è un nemico che può influenzare negativamente le nostre scelte e quindi orientarci verso il male e compromettere la nostra felicità eterna, che è il destino ultimo dell’uomo. Questo nemico, dice il Signore, ha il “potere di uccidere l’anima”. Si tratta di un’affermazione singolare, in quanto noi sappiamo che è impossibile uccidere l’anima perché essa è immortale? Come dobbiamo interpretare, allora, questa espressione? Cristo vuole sottolineare che il pericolo più grande che incombe sulla vita di un cristiano è quello di perdere la fede o di non avere il coraggio di testimoniare la propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Mentre per il non cristiano che è stato raggiunto dall’annuncio del Vangelo il pericolo più grande è quello di rifiutare di aderire al Signore Gesù e di entrare nella Chiesa.

Così insegnano il Concilio Vaticano II (LG 14) ed il CCC (n. 846): Cristo inculcando espressamente la necessità della fede e del Battesimo ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano mediante il Battesimo come per la porta. Perciò non potrebbero salvarsi quegli uomini, i quali, non ignorando che la Chiesa cattolica è stata da dio per mezzo di Gesù Cristo fondata come necessaria, non avessero tuttavia voluto entrare in essa o in essa perseverare.

Un altro motivo per non avere paura è dato dal fatto che nella fede noi sappiamo che Dio veglia con amore sulla sua creazione. Nulla gli sfugge. Egli è presente anche nel più piccolo avvenimento. Egli veglia sulla mia vita. Conosce perfino il numero dei miei capelli e dunque Egli mi conosce molto più di quanto io conosca me stesso. La vigilanza del Signore è motivo di grande gioia perchè porta a riconoscere che ogni istante della vita è sotto il suo sguardo amoroso. E’ questa certezza e sicurezza di essere nelle buone mani di Dio che libera la vita dalla paura.

San Girolamo, così commenta questo passo del Vangelo: Se i passeri, che hanno così poco valore, non sono sottratti alla provvidenza e alla cura di Dio, in quale modo voi, che siete eterni per la natura della vostra anima, potreste mai temere che non vi guardi con particolare sollecitudine colui che onorate per Padre vostro?” (Commento al Vangelo di s. Matteo).

Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso” grida il profeta Geremia nella prima lettura della Messa. Sarà possibile essere sereni davanti ad un futuro incerto se ogni giorno ci ricordiamo che siamo figli Dio e che Lui è al nostro fianco. La consapevolezza di questa nostra dignità ci rende forti nella debolezza e capaci di affrontare le difficoltà di un ambiente spesso lontano se non addirittura avverso a Dio.

 

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