Non è sufficiente credere; è necessario amare. XXX Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale a cura di S. E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù parla ai farisei
Foto: pubblico dominio
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Qual è il più grande comandamento? La domanda viene posta dai farisei per tentare di mettere ancora una volta, ma inutilmente, in difficoltà Gesù. Egli, infatti, risponde alla questione con grande lucidità e semplicità: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente. Per ben tre volte Gesù ripete l’appello alla totalità. Noi amiamo, ma solo Dio ama con tutto il cuore cioè con tutto se stesso. Il secondo comandamento insegna: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Il prossimo è simile a Dio. Questa è la grande rivoluzione portata dal Vangelo.  La totalità dell’amore per Dio permette di amare anche il marito, la moglie, i figli, l’amico e per i cristiani anche il nemico. Dio, infatti, non ruba il cuore, lo moltiplica.

Lo scriba domanda un comandamento, Gesù risponde con tre inviti: ama il tuo Signore, ama il tuo prossimo, ama te stesso. Perché se non amiamo noi stessi non saremo capaci di amare nessuno. Il teologo protestante Bonhoeffer, morto in un campo di concentramento, afferma che l’orizzonte della nostra vita è questo cuore a più voci, dove l’ amore di Dio rappresenta la melodia principale attorno alla quale ruotano gli spartiti degli altri amori. E questa sinfonia di amori crea la polifonia della vita.

Il sentimento che si oppone all’amore non è l’odio, il quale è una forma di amore impazzito, ma l’indifferenza. L’ indifferenza uccide, cancella il fratello dall’orizzonte della propria vita e giunge perfino a lasciarlo morire. Per questo l’indifferenza è stata definita “la linfa segreta del male”.

Non è sufficiente credere; è necessario amare. Chi ci insegna ad amare è Cristo: Lui è il Signore, l’Unico capace di cambiare la durezza del nostro cuore. Egli, con la sua Parola e i Sacramenti, abita in noi e ci rende altro da quello che siamo: ci comunica la sua vita divina, il suo amore e così con la Sua presenza ci aiuta a non separare i due comandanti.

Il Vangelo di questa domenica proponendoci l’amore per Dio e l’amore per il prossimo ci indica la strada per trovare la gioia, perché come insegna san Tommaso d’Aquino, la gioia “non è una virtù distinta dalla carità, ma è un atto o un effetto di essa”. Molti ritengono che la felicità dipenda dalla ricchezza, dal potere, dall’essere ammirati e dimenticano che ciò di cui abbiamo veramente bisogno è “un cuore innamorato”. E nessun amore, se non colui che è l’Amore, può pienamente appagare il nostro cuore, creato da Dio per l’infinito e  per la vita eterna. Tutti gli altri amori (per il proprio coniuge, per i figli, per gli amici...) acquistano il loro vero significato sol quando si cerca prima di tutto il Signore e il suo Regno.

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