Padre Lombardi lascia la Radio Vaticana, ancora un passo nella riforma dei media

Padre Federico Lombardi
Foto: CNA
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La notizia era nell’ aria da almeno un mese, ma la conferma è arrivata oggi. Padre Federico Lombardi lascia la Radio Vaticana. Era arrivato 25 anni fa nel 1991 dopo essere stato provinciale d’ Italia. Direttore dei programmi, poi direttore generale.

Negli anni il padre gesuita era anche diventanto direttore del Centro Televisivo vaticano e direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Tre incarici impegnativi. Sembrava che in un certo momento la riforma dei media fosse tutta lì, nel concentrare tutto in una persona.

Ma non era così. A gennaio del 2013 al CTV arriva don Dario Vigano, una delle ultime nomine di Benedetto XVI che aveva già in mente una vera riforma dei media.

Per il Padre rimangono due impegnativi incarichi come la Sala Stampa e la Radio vaticana.

In particolare la Radio vaticana è un incarico molto speciale. La emittente è stata creata dai gesuiti, dal Padre Gianfranceschi, ed è sempre stata affidata alla Compagnia dai Pontefici con un rapporto diretto con la Segreteria di Stato.

Tanto è che anche oggi, in piena riforma mediatica secondo le indicazioni della commissione cardinalizia al Papa e conseguente Motu proprio di Francesco, alla Radio Vaticana rimane come direttore dei programmi, cioè direttore editoriale, un gesuita, padre Andrzej Majewski, giovane e preparato.

Sparisce la direzione generale e amministrazione e ufficio giuridico vanno nelle mani di Giacomo Ghisani che nella Segreteria per la comunicazione diretta da Dario Vigano, è vice direttore generale.

La struttura della Segreteria è ancora in costruzione, mancano dei tasselli nelle nomine e gli statuti. Tanto che al momento non è chiaro chi di fatto gestirà il flusso delle comunicazione ufficiali della Curia, se la Segreteria di Stato come vuole la Pastor Bonus, o, appunto la Segreteria per la comunicazione.

Per ora si parla di accorpamenti tra il CTV e la Radio Vaticana a livello di sito internet (cosa che del fatto già avviene) ma nessuno del personale sa ancora come verrà diretta la Radio del Papa.

La Segreteria per la comunicazione ha diffuso un comunicato in cui si ribadisce che

“Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la Sala Stampa della Santa Sede sono realtà già accorpate, sia dal punto di vista amministrativo sia del management. Nulla viene modificato circa la competenza della Segreteria di Stato per quanto attiene alla comunicazione istituzionale”. Ma è certo che sia solo un passaggio. E sarà certo questo il punto centrale della riforma.

Nel 2016 arriva anche “il lavoro complesso ma certamente positivo di accorpamento di Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano, unificazione in parte già avviata nella pratica per alcuni servizi”.

Intanto si lavora agli statuti, alla nascita di un non precisato “Ente Collegato che garantirà la Rappresentanza legale sia nelle sedi istituzionali che in quelle europee ed internazionali”.

Per ora si attende. E i media vaticani sono chiaramente in una fase di stallo.

 

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