Padre Raniero Cantalamessa: “L’uomo guarda le apparenze, Dio scruta il cuore”

Padre Raniero Cantalamessa, predica di Quaresima
Foto: Vatican Media / ACI group
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Nella seconda predica di Quaresima, padre Raniero Cantalmessa, predicatore della Casa Pontificia, mette a fuoco un’epoca in cui l’interiorità è divenuta un “valore in crisi”, quasi guardata “con sospetto”, per una serie di fattori.

Secondo quanto riportato da Vatican News, il predicatore prosegue le riflessioni sul tema: “In te ipsum redi. Rientra in te stesso”, ripreso dal pensiero di Sant’Agostino, parlando delle cause “più specifiche e attuali” che hanno portato ad un allontanamento “dal centro”, cioè dalla propria vita interiore.

Alla presenza di Papa Francesco e della Curia Romana, il predicatore commenta: “L’abbandono dell’interiorità e la proiezione all’esterno è un aspetto – e tra i più pericolosi – del fenomeno del secolarismo. C’è stato perfino un tentativo di giustificare teologicamente questo nuovo orientamento che ha preso il nome di teologia della morte di Dio, o della città secolare. Dio – si dice – ci ha dato lui stesso l’esempio. Incarnandosi, egli si è svuotato, è uscito da se stesso, dall’interiorità trinitaria, si è mondanizzato, cioè disperso nel profano. È diventato un Dio fuori di sé”.

Ma se “l’uomo guarda le apparenze”, “Dio scruta il cuore”, dice il cappuccino. L’uomo, infatti, “invia le sue sonde fino alla periferia del sistema solare”, ma ignora “quello che si agita poche migliaia di metri sotto la crosta terrestre”; parimenti pur conoscendo, “ormai in tempo reale, quello che avviene all’altro capo del mondo”, rimaniamo all’oscuro di “quello che si agita nel fondo del nostro cuore”.

Da qui l’invito del predicatore ai giovani: “I giovani sono anche i più generosi e pronti a ribellarsi alle schiavitù e infatti vi sono schiere di giovani che reagiscono a questo assalto e, anziché fuggire, ricercano luoghi e tempi di silenzio e di contemplazione per ritrovare ogni tanto se stessi e, in se stessi, Dio. Sono in tanti, anche se nessuno ne parla. Alcuni hanno fondato case di preghiera e di adorazione eucaristica continuata e attraverso la Rete danno la possibilità a tanti di unirsi a loro”.

Infine un richiamo all’importanza del silenzio: “La scomparsa del silenzio è un sintomo grave. Sono stati rimossi quasi dappertutto quei tipici cartelli che a ogni corridoio delle case religiose intimavano in latino: Silentium! Io credo che su molti ambienti religiosi incombe il dilemma: O silenzio o morte! O si ritrova un clima e dei tempi di silenzio e d’interiorità oppure è lo svuotamento spirituale progressivo e totale”.

 

 

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