Panama, il dialogo di Papa Francesco con i gesuiti dell’America Centrale

Papa Francesco e i gesuiti a Panama
Foto: twitter Padre Spadaio
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Papa Francesco, durante il suo viaggio a Panama per la 34esima Giornata Mondiale della Gioventù, ha incontrato trenta gesuiti della provincia centroamericana, tra cui diciotto novizi. Tra i temi affrontati, la teologia della liberazione, l’educazione dei giovani in questo tempo, il rapporto tra gesuiti e politica, la santità.

A pubblicare l’intera conversazione è il direttore de “La Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro, presente all’incontro. Dopo averli salutati tutti, uno per uno, il Pontefice ha risposto alle domande che gli venivano poste, facendo riferimento anche alle sue esperienze personali di maestro dei novizi e poi di provinciale dei gesuiti argentini.

Come raccontato dal direttore della Civiltà Cattolica, il Papa, facendo risuonare il suo vissuto degli incontri di quei giorni, mette in evidenza tre problemi globali, di ordine politico. Il primo è quello delle nuove forme di colonizzazione, in specie quelle “ideologiche e culturali”, invitando i gesuiti ad analizzare a quali fra esse “sono sottoposti i nostri popoli” dell’America Latina. Il secondo è quello della preoccupante abitudine al clima di crudeltà e odio che plasmano le nostre società. Il terzo riguarda la giustizia, una giustizia che cerca solamente “pena senza speranza”.

Per la teologia della liberazione, Papa Francesco ha ricordato in particolare il sacrificio del padre gesuita Rutilio Grande e la sua influenza su Sant’Oscar Romero. “In quel tempo –commenta il Pontefice – c’erano vescovi, alcuni anche molto vicini ai regimi di allora, che pensavano che canonizzare Romero significasse canonizzare il marxismo. Ma l’importante è non farsi sopraffare dall’ideologia né da un lato né dall’altro e nemmeno dalla ideologia asettica del non impicciarti: questa è l’ideologia peggiore”.

Parlando di santità, nella conversazione, Papa Francesco rivela che si sta lavorando alla causa di beatificazione di Matteo Ricci e si parla dell’importanza della sua “amicizia con Xu Guangqi, il laico cinese che lo accompagnava e che restò laico e cinese, santificandosi da cinese e non da italiano com’era Ricci”.

Durante la conversazione, Papa Francesco segnala anche una crisi della nostra capacità di incontro. Il dialogo tra giovani e anziani resta per lui la ricetta: “Le radici le danno i vecchi. Per questo, quando dico che i giovani devono incontrarsi con i vecchi, non esprimo un’idea romantica. Fateli parlare”.

Il Pontefice chiude la conversazione con i gesuiti parlando di crudeltà: “L’ho detto a un politico europeo, che mi ha risposto: Padre, l’umanità è sempre stata così, soltanto che ora con i media ce ne accorgiamo di più. Può darsi che abbia ragione. Ma la crudeltà è terribile. Si inventano persino le torture più raffinate, si degrada l’umano. Ci stiamo abituando alla crudeltà”.

 

 

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