Papa Francesco a Bratislava, “c’è speranza per il futuro”

La visita di Papa Francesco è un segno di speranza, spiega il vescovo ausiliare di Bratislava Josef Halko. Che ricorda anche il legame di Giovanni Paolo II con la Slovacchia

Il vescovo Jozef Halko, ausiliare di Bratislava
Foto: Twitter
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Ha ricevuto per tre volte Giovanni Paolo II, la prima quando la nazione era ancora la Cecoslovacchia. E, 25 anni dopo, la Slovacchia riceve un’altra visita papale, in maniera quasi sorprendente. In 25 anni, è cambiata una generazione. Ma la Slovacchia resta un Paese cattolico, un Paese che aspetta con ansia la visita del Papa. Lo racconta ad ACI Stampa il vescovo Jozef Halko, ausiliare di Bratislava.

Eccellenza, come vanno i preparativi per la visita di Papa Francesco?

Le visite papali vanno comprese nel conteso delle visite di San Giovanni Paolo II. Già durante il comunismo, prima dell’anno 1989, era stata lanciata una grande sottoscrizione per chiedere che il Papa fosse invitato in Slovacchia. La polizia segreta comunista aveva soffocato questa voce del popolo, perseguitando anche coloro che avevano organizzato la raccolta firme. Eppure, non erano sati capaci di frenare questo moto popolare. Le lettere, in un modo o nell’altro,. Sono arrivate a Giovanni Paolo II, e il Papa ne è rimasto commosso. Per questo, è venuto tre volte, e la generazione più anziana conserva un ricordo forte delle visite. Dopo 25 anni, l’arrivo di Papa Francesco testimonia una continuità.. Il successore di Pietro ha il compito di rafforzare la fede nei fratelli, ed è questo quelloche viene a fare Papa Francesco.

Come è cambiata la Slovacchia in 25 anni?

È passato del tempo, è cambiata una generazione. Negli anni Novanta c’era entusiasmo dopo la caduta del comunismo, ed era entusiasmo che colpiva anche la Chiesa, percepita come l’unico organismo ufficialmente esistente a combattere il regime comunista. Negli Anni Novanta, si sentiva quello che la Chiesa era riuscita a fare. La Chiesa ha potuto così lavorare sperimentando la libertà. Ma la nuova generazione non percepisce così quello che è accaduto in passato. Loro vivono questo tempo e guardano avanti. Il cambiamento del tempo, il cambiamento della mentalità è un risultato della libertà. Benedetto XVI ha detto che qui ha risuonato molto fortemente la responsabilità della libertà. La libertà è concepibile quando è percepita con responsabilità. L’atmosfera intorno alla Chiesa è così cambiata.

C’è più fiducia o meno fiducia nella Chiesa?

Credo la risposta sia più complessa. Nella nostra diocesi ci sono forse un migliaio di cresimandi, e forse cento-duecento adulti che si fanno battezzare. Mentre negli anni Novanta, in molti si sono presentati per candidarsi al sacerdozio,. Non è per tutta la Slovacchia lo stesso, ma si sente dappertutto, anche nei seminari diocesani, un calo delle vocazioni. È un trend europeo, si ridimensionano i centri di vocazione. Fino agli anni Novanta non si potevano costruire nuove chiese e dopo la caduta del comunismo sono state costruite 900 nuove chiese. È vero che la secolarizzazione non si può negare, è molo forte, entra molto più profondamente nella mentalità, nella coscienza inconscia attraverso le reti sociali e attraverso i media.

Lo scorso anno, il governo si è scusato per l’oppressione fatta durante gli anni del comunismo. Quanto è stato importante per la Chiesa catolica.

Le scuse riguardavano la Chiesa greco cattolica. La Chiesa latina è rimasta tutto il tempo, non è stata abolita come la Chiesa Greco Cattolica. Possiamo parlare piuttosto dello sforzo di soffocare la Chiesa sul piano delle idee, si voleva fare una Chiesa nazionale, ma la Chiesa Greco Cattolica nel 1950 era stata annientata, ed è rimasta fuorilegge per 18 anni: solo nel 1968 i comunisti hanno legalizzato la Chiesa Greco Cattolica.

Dal 1968 c’era dunque di nuovo la Chiesa Greco Cattolica, ma non aveva ricevuto i suoi beni in restituzione. Mio nonno è stato parroco greco cattolico a Bratislava, lui ha fondato nel 1936 la Chiesa Greco Cattolica a Bratislava. È stato importante dirlo, ma non era decisivo, non è che qualcosa sia cambiato. Non era un gesto che aveva pratiche nella vita.

C’è bisogno ancora di riconciliazione con il passato?

I sacerdoti che sono rimasti con la schiena dritta, non hanno fatto compromessi, hanno un forte impatto anche per il presente, perché ci sono nuove correnti, ci sono nuove offerte nei media liberali e abbiamo per contrastare queste ideologie l’esempio di quelli che sono rimasti nella Chiesa. Lo dobbiamo fare anche noi, sia che gli attacchi vengano da destra o da sinistra e con il tempo rimanere sensibili per l’età moderna e il grande richiamo è di essere radicati nella verità e di essere comprensibili per l’uomo moderno, e dalle cose di ogni giorno si poteva parlare del regno di Dio, dobbiamo anche noi comprendere la mentalità dei giovani, dell’uomo moderno e parlare del regno di Dio in modo comprensibile senza annacquare la sostanza.

Dopo il viaggio del Papa, quale sarà la sfida più importante?

Ci sono gruppi più o meno spontanei di giovani che pregano, che cantano, che vivono insieme le vacanze, è una eredità del comunismo, quando certe persone avevano organizzato il movimento dei circoli (12-15 persone si incontravano, e sacerdoti clandestini si incontravano con loro, anche il Cardinale Korec) c’è anche una potenzialità spirituale con i giovani. C’è una dinamica che dà speranza per il futuro.

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