Papa Francesco a Malta: “Aiutiamoci ad ascoltare la sete di pace della gente”

Nel cuore del Mediterraneo, al centro della rosa dei venti, il Papa guarda ad Est, al conflitto in corso in Ucraina, e chiede di trovare soluzioni globali prendendosi cura di tutti

Papa Francesco nel Palazzo del Gran Maestro a La Valletta incontra le autorità civili, Malta, 2 aprile 2022
Foto: Vatican Media / ACI Group
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È un discorso incentrato sulla rosa dei venti, quello di Papa Francesco alle autorità politiche e diplomatiche di Malta, il primo dei cinque del suo viaggio. Un discorso che parte dal concetto di Malta come “cuore del Mediterraneo”, crocevia e porto sicuro, come dice l’etimologia del nome, per tutti, eppure oggi un porto reso ancora più insicuro dal vento che proviene da Est, che una volta era l’aurora e che oggi sembra preconizzare guerra. E chiede: “Nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace”.

Da Malta, nel deserto blu, Papa Francesco lancia così il suo appello di pace, contro ogni autoritarismo, ma anche contro quello che chiama infantilismo. Il centro del viaggio resta quello delle migrazioni, nell’isola che ospitò San Paolo naufrago e che oggi è approdo per molti che vengono dal deserto blu. Ma la guerra in Ucraina, la nuova crisi, il ritorno di un mondo che sembrava superato non possono non entrare nel discorso del Papa, che già in volo ha detto che sta pensando anche di andare a Kiev.

L’incontro con le autorità maltesi arriva dopo gli incontri di rito con il presidente maltese William Vella e con il presidente maltese Robert Abela. Le elezioni delle scorsa settimana hanno confermato il partito del primo ministro al governo, Malta vive in questo momento una nuova transizione.

Nel discorso, Papa Francesco ricorda che Malta, cuore del Mediterraneo, è stata un “centro di vitalità, spiritualità e bellezza”, un crocevia che “ha saputo accogliere e armonizzare influssi provenienti da molte parti”, proprio come sono i venti che “caratterizzano i Paesi”, tanto che Malta era il centro della rosa dei venti nelle rappresentazioni cartografiche del Mediterraneo.

Il Papa ricorda che il vento a Malta soffia prevalentemente da Nord Ovest. Il Nord è l’Europa, “casa dell’Unione Europea, edificata perché vi abiti una grande famiglia unita nel custodire la pace”, che richiama “l’importanza di lavorare insieme, di anteporre la coesione ad ogni divisione, di rinsaldare radici e valori condivisi che hanno forgiato l’unicità della società maltese”.

Per fare tutto questo, dice Papa Francesco, non basta “consolidare il senso di appartenenza”, ma serve anche di “rafforzare le fondamenta del vivere comune, che poggia sul diritto e la legalità”. Un riferimento indiretto, questo, anche alla situazione a Malta, che vive una crisi politica molto forte, con accuse di corruzione incrociate, che hanno vissuto il culmine con l’assassinio della giornalista Daphne Caruana Galizia nel 2017.

Il Papa invita a coltivare “la legalità e la trasparenza, che permettono di sradicare malvivenza e criminalità, accomunate dal fatto di non agire alla luce del sole”.

Ma la casa europea “è anche in prima linea per la salvaguardia della più ampia casa del creato”, un creato che va “custodito dall’avidità vorace, dall’ingordigia del denaro e dalla speculazione edilizia, che non compromette solo il paesaggio, ma il futuro”, mentre “la tutela dell’ambiente e la giustizia sociale preparano l’avvenire”.

Quindi, il vento dell’Ovest, che sono “gli stili di vita occidentali”, sia nei suoi valori di libertà e democrazia che nei suoi rischi, perché – dice Papa Francesco – “la brama del progresso non pori a staccarsi dalle radici”, e in questo malta è un “laboratorio di sviluppo organico”, dove “progredire non significa tagliare le radici con il passato in nome di una falsa prosperità dettata dal profitto, dai bisogni indotti dal consumismo, oltre che dal diritto di avere qualsiasi diritto”.

Per questo, serve “custodire la memoria e tessere con rispetto l’armonia tra le generazioni, senza lasciarsi assorbire omologazioni artificiali e colonizzazioni ideologiche”; consapevoli che “alla base di una crescita solida c’è la persona umana, il rispetto della vita e della dignità di ogni uomo e di ogni donna”.

Papa Francesco loda l’impegno dei maltesi “nell’abbracciare e proteggere la vita”, incoraggia a continuare a farlo “dall’inizio fino al termine naturale”, ma anche dalla logica dello scarto, che colpisce lavoratori, anziani, malati, ma anche i giovani, i quali “rischiano di buttare via il bene immenso che sono, inseguendo miraggi che lasciano dentro tanto vuoto”. Perché questo provocano “il consumismo esasperato, la chiusura alle necessità degli altri e la piaga della droga, che soffoca la libertà creando dipendenza”.

Quindi, il Sud, da dove vengono i migranti “in cerca di speranza”. Il Papa ringrazia le autorità per l’accoglienza che viene data, ma ricorda che “per ben affrontare la complessa questione migratoria occorre situarla entro prospettive più ampie di tempo e di spazio”; ricordando che “il fenomeno migratorio non è una circostanza del momento, ma segna la nostra epoca”, perché “porta con sé i debiti di ingiustizie passate, di tanto sfruttamento, di cambiamenti climatici, di sventurati conflitti di cui si pagano le conseguenze”.

Ma poi c’è lo spazio, perché l’emergenza migratoria si allarga – e il Papa fa riferimento anche ai rifugiati della “martoriata ucraina” – e chiede “risposte ampie e condivise”, dato che “non possono alcuni Paesi sobbarcarsi l’intero problema nell’indifferenza di altri! E non possono Paesi civili sancire per proprio interesse torbidi accordi con malviventi che schiavizzano le persone”.

Ci vuole, esorta Papa Francesco, “corresponsabilità europea, per diventare nuovamente teatro di solidarietà e non essere l’avamposto di un tragico naufragio di civiltà”.

Ricordando San Paolo, e il giudizio fluttuante su di lui dei maltesi al suo approdo (prima naufrago, poi malvivente, quindi divinità), il Papa chiede un giudizio bilanciato, ricordando l’umanità delle persone, e chiedendo di evitare la “narrazione dell’invasione”, il cui obiettivo primario “sembra essere la tutela ad ogni costo della propria sicurezza”.

Chiede Papa Francesco: “Aiutiamoci a non vedere il migrante come una minaccia e a non cedere alla tentazione di innalzare ponti levatoi e di erigere muri. L’altro non è un virus da cui difendersi, ma una persona da accogliere”.

Papa Francesco chiede di non lasciare che “l’indifferenza spenga il sogno di vivere insieme”, pur considerando che “accogliere costa fatica e chiede rinunce”.

Infine, il vento che viene da Est. Lì sorge la prima luce, eppure da lì vengono oggi “le tenebre della guerra".

Sottolinea Papa Francesco: “Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti”.

Accusa Papa Francesco che “mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà”.

Papa Francesco esorta: “Nella notte della guerra che è calata sull’umanità, non facciamo svanire il sogno della pace”.

È urgente “ridare bellezza al volto dell’uomo, sfigurato dalla guerra”, e – ricordando una statua maltese che raffigura pace e bellezza come una madre – il Papa mette in luce che “la tenerezza delle madri, che danno al mondo la vita, e la presenza delle donne sono l’alternativa vera alla logica scellerata del potere, che porta alla guerra”.

Insomma, abbiamo bisogno di “compassione e cura” e non “di visioni ideologiche e di populismi, che si nutrono di parole d’odio e non hanno a cuore la vita concreta del popolo, della gente comune”.

Papa Francesco ricorda Giorgio La Pira, l’ideatore degli incontri del Mediterraneo ripresi dalla Conferenza Episcopale Italiana (cui il Papa quest’anno non ha partecipato a causa di una gonalgia), che parlò della “responsabilità capitale” del Mediterraneo di “definire di nuovo le norme di una Misura dove l’uomo lasciato al delirio e alla smisuratezza possa riconoscersi”.

Il Papa le definisce “parole attuali”, chiede una “misura umana davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una ‘guerra fredda allargata’ che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni!”

È un infantilismo che “non è sparito” e che “riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri” - chiosa Papa Francesco "siamo abituati a pensare con la logica della guerra" -  da cui “comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni”.

Papa Francesco ammette che “la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi”, e definisce “triste” il fatto che “l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la Seconda Guerra Mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza”.

Papa Francesco lamenta che pace, lotta alla fame, disuguaglianze sono messe in secondo piano dalle grandi agende politiche, e sottolinea però che “la soluzione alle crisi di ciascuno è prendersi cura di quelle di tutti, perché i problemi globali richiedono soluzioni globali”.

“Aiutiamoci – dice il Papa - ad ascoltare la sete di pace della gente, lavoriamo per porre le basi di un dialogo sempre più allargato, ritorniamo a riunirci in conferenze internazionali per la pace, dove sia centrale il tema del disarmo, con lo sguardo rivolto alle generazioni che verranno!”

Papa Francesco chiede dunque che “”gli ingenti fondi che continuano a essere destinati agli armamenti siano convertiti allo sviluppo, alla salute e alla nutrizione”.

Il pensiero del Papa va anche verso il Medio Oriente, considerando che il maltese è una variante dell’arabo, cosa che ricorda “la capacità dei maltesi di generare benefiche convivenze, in una sorta di convivialità delle differenze”. Ed è di questo, dice Papa Francesco che “ha bisogno il Medio Oriente”, e in particolare “il Libano, la Siria, lo Yemen e altri contesti dilaniati da problemi e violenza”.

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