Papa Francesco ai cristiani iracheni, la forza per il dialogo, antidoto all'estremismo

L'udienza del Papa ai rappresentanti delle Chiese in Iraq ad un anno dal viaggio

L'udienza
Foto: Vatican Media
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“Mi inchino davanti alla sofferenza e al martirio di coloro che hanno custodito la fede, anche a prezzo della vita. Come il sangue di Cristo, versato per amore, ha portato riconciliazione e ha fatto fiorire la Chiesa, così il sangue di questi numerosi martiri del nostro tempo, appartenenti a diverse tradizioni ma uniti nel medesimo sacrificio, sia seme di unità tra i cristiani e segni una nuova primavera della fede”. Lo ha detto Papa Francesco 

Ai Rappresentanti delle Chiese in Iraq nell’anniversario del Viaggio Apostolico in Iraq.

Un discorso che inizia dalla Bibbia e arriva alla situazione di oggi per i cristiani perseguitati 

E, dice il Papa “l’Iraq senza i cristiani non sarebbe più l’Iraq, perché i cristiani, insieme ad altri credenti, contribuiscono fortemente all’identità specifica del Paese: un luogo in cui la convivenza, la tolleranza e l’accettazione reciproca sono fioriti fin dai primi secoli; un luogo che ha la vocazione di mostrare, in Medio Oriente e nel mondo, la pacifica convivialità delle differenze”.

Il Papa si rivolge poi proprio ai cristiani iracheni per chiedere l’impegno “affinché le religioni siano a servizio della fraternità” perché “il dialogo interreligioso non è questione di pura cortesia. No, va oltre. Non è questione di negoziazione o di diplomazia. No, va oltre. È un cammino di fratellanza proteso alla pace, un cammino spesso faticoso ma che, specialmente in questi tempi, Dio chiede e benedice. È un percorso che ha bisogno di pazienza e comprensione. Ma ci fa crescere come cristiani, perché richiede l’apertura del cuore e l’impegno ad essere, concretamente, operatori di pace”.

Dialogo come antidoto all’estremismo, che è minaccia per la pace. “Quante guerre, quanti conflitti, quante nefaste interferenze hanno colpito il vostro Paese! - dice il Papa- Esso ha bisogno di uno sviluppo autonomo e coeso, senza che, come troppe volte tristemente accaduto, venga danneggiato da interessi esterni. Il vostro Paese ha la propria dignità, la propria libertà e non può essere ridotto a un campo di guerra”.

Infine un incoraggiamento “mentre tanti, a vari livelli, minacciano la pace, noi non distogliamo lo sguardo da Gesù, Principe della pace, e non stanchiamoci di invocare il suo Spirito, artefice di unità” e ricorda il martirio di  Sant’Efrem: “nonostante fosse stato brutalmente spogliato delle vesti, la sua tunica rimase unita”.

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