Papa Francesco ai giovani del San Carlo, “Siate coraggiosi, fate le domande scomode”

Papa Francesco con i bambini del Collegio San Carlo, Aula Paolo VI, 6 aprile 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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“Siate coraggiosi”. “Fate le domande scomode”. “Se non siete in grado di fare domande scomode, non siete giovani”. In un botta e risposta con gli studenti del Collegio San Carlo di Milano, che celebra i 150 anni di vita, Papa Francesco arringa gli studenti, attacca il sistema economico “ingiusto”, punta il dito ancora contro il mercato delle armi, sottolinea che alcune domande sono “senza risposta”, ma che è l’uomo a fare le ingiustizie, non Dio.

Il San Carlo nasce nel 1869 con 7 alunni, su iniziativa dell’allora Arcivescovo di Milano, Luigi Nazari di Calabiana. C’erano già Collegi diocesani, ma non in città. Nel primo anno gli alunni residenti non avevano la scuola, ma già dal secondo anno si è iniziato ad avviare, oltre al Collegio e alla vita residenziale, anche la scuola.

Il Collegio ha oggi 1950 studenti. Tra gli ex alunni, anche Papa Pio XI. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il Collegio ospitò e nascose dei perseguitati.

Nel suo botta e risposta, Papa Francesco parte prima dalla domanda che chiede perché Dio faccia differenze. Il Papa sottolinea che “ci sono domande che non hanno risposte”, e chi cerca “risposte preconfezionate va sulla strada sbagliata e finirà sbagliato e la sua vita sarà sbagliata, perché le risposte preconfezionate non servono, sono come l’aria condizionata in una stanza”.

Papa Francesco invita gli studenti a continuare a chiedere i perché della vita, afferma che le domande che non hanno risposte fanno crescere nel senso del mistero e sottolinea infine che le differenze non sono volute da Dio, ma dagli uomini.

Per esempio – argomenta Papa Francesco – non è Dio che fa i bambini affamati, ma “questo sistema economico e ingiusto dove ogni giorno ci sono più ricchi con tanti soldi e più tanti poveri senza nulla. Siamo noi con il sistema economico ingiusto a fare la differenza, a fare che i bambini siano affamati”.

Papa Francesco allarga lo sguardo. Sottolinea che tutti vogliono la pace, eppure “ci sono tante guerre, nello Yemen, nella Siria, nei Paesi di guerra? Se loro non avessero le armi non lo farebbero”. Denuncia Papa Francesco: “Noi, la ricca Europa, l’America vende le armi per ammazzare i bambini, per ammazzare la gente, siamo noi a fare la differenza. Questo voi lo dovete dire chiaramente, in faccia, senza paura, e se voi giovani non siete in grado di fare queste domande, non siete giovani, manca qualcosa nel cuore”.

Papa Francesco sottolinea che “sulla coscienza di un popolo che fabbrica le armi c’è la morte di ogni bambino, ogni persona, c’è la distruzione delle famiglie”. Ma le guerre, l’emarginazione, avvisa Papa Francesco, vengono già quando si emarginano le persone.

La seconda domanda riguarda le radici e l’educazione . Papa Francesco parla di una generazione liquida, sradicata, perché “la liquidità si fa quando tu non sei capace di trovare la tua identità, cioè le tue radici, perché non sei capace di andare oltre con la memoria, e confrontarti con la sua storia, con la storia dell’umanità, la storia del cristianesimo”.

Papa Francesco, come fa sempre, chiede di andare alle radici, di parlare con gli anziani, perché “la generazione intermedia non è tanto capace di trasmettere i valori come gli anziani”, afferma il valore dell’identità perché “non possiamo fare una cultura del dialogo se non abbiamo identità”, e loda la società multietnica e culturale, perché “il dialogo tra culture persone ed etnie è una ricchezza”.

Proprio il tema dell’apprezzamento delle culture porta il Papa a parlare dei migranti. Non si deve avere paura dei migranti, dice il Papa, e mette in guardia dalla “tentazione di fare una cultura dei muri, muri nel cuore, muri nella terra, per impedire questo incontro con altre culture e con altra gente. E chi alza un muro, chi costruisce un muro finirà schiavo de muri che ha costruito, senza orizzonti perché gli manca questa alterità”.

Papa Francesco invita ad “aiutare i giovani a crescere nella cultura dell’incontro” piuttosto che nella cultura dell’indifferenza, “che è una tirannia che viene da un relativismo” ed è “cultura non creativa, che non ti lascia crescere. Invece la cultura deve essere sempre interessata nei valori, nella storia delle arti”.

Parlando di educatori, Papa Francesco sottolinea che “un educatore che non è capace di testimoniare, si converta o scelga un altro mestiere”, afferma che “non si può educare senza amore, come non si può insegnare la parola senza gesti” e rimarca quello che ha detto già nell’Evangelii Gaudium, cioè di insegnare “ai giovani ad avviare processi, non ad occupare spazi”.

Poi, il discorso si sposta sui genitori, sull’educazione. Papa Francesco invita i giovani ad “andare avanti non soli, ma in gruppo”, mettendo sempre in primo piano la comunità e gli amici che si sostengono l’uno con l’altro”, e ai genitori mette in guardia dalla sindrome del nido vuoto.

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