Papa Francesco ai leader del Sud Sudan: “Vi chiedo con il cuore: rimanete nella pace”

Papa Francesco conclude il ritiro dei leader del Sud Sudan, Casa Santa Marta, 11 aprile 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

Papa Francesco si inginocchia e bacia i piedi ai tre leader del Sud Sudan. Chiede loro di tenere i litigi in ufficio e "le mani unite davanti al popolo", e li prega di rimanere nella pace. Il Papa conclude così i due giorni di ritiro spirituale in Santa Marta. Non un incontro diplomatico, ma piuttosto un incontro di preghiera, con il presidente del Sud Sudan Salva Kiir, il leader dell’opposizione Rick Machar, e i membri delle Chiese cristiane.

Un incontro proposto dall’arcivescovo Justin Welby, primate anglicano, e subito accettato da Papa Francesco. Oltre all’arcivescovo Welby, che ha già viaggiato in Sud Sudan, c’è anche il reverendo John Chalmers, già moderatore della Chiesa Presbiteriana di Scozia, anche lui con all’attivo delle visite nel Paese africano.

Anche Papa Francesco sarebbe voluto andare, ma questo viaggio ancora non è stato possibile. Il Papa lo ha ribadito al presidente Kiir in visita in Vaticano lo scorso 16 marzo, e anche la recente visita a Juba e dintorni dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher, ministro vaticano per i rapporti con gli Stati, ha avuto anche lo scopo di sondare la possibilità di un viaggio del Papa.

Un viaggio che Papa Francesco voleva ecumenico, da fare appunto insieme all’arcivescovo Welby e al reverendo Chalmers, e che Papa Francesco al termine del suo discorso conferma di voler compiere presto.

Un viaggio che potrebbe arrivare nei prossimi mesi, magari per una veloce giornata, per dare sostegno al lavoro ecumenico del Consiglio delle Chiese del Sud Sudan e della Chiesa Cattolica, e dare anche un sostegno ad una applicazione del Revitalised Agreement on the Resolution of Conflict in South Sudan, l’accordo di pace firmato il 12 settembre ad Addis Abeba, che i vescovi locali avevano criticato perché aveva un modello che “incoraggiava a contrattare posti e posizioni di potere”.

Papa Francesco parte da questa pace ancora imperfetta che dovrebbe porre fine ad una guerra civile che ha provocato 400 mila morti e 4 milioni di sfollati dal 2013 ad oggi. E lo fa anche in un nuovo scenario regionale, perché proprio oggi un colpo di Stato in Sudan ha portato alle dimissione del presidente Bashir dopo 30 anni di potere.

Parlando ai presenti, Papa Francesco ricorda che “la parola pace è la prima parola che la voce del Signore ha pronunciato dopo la resurrezione”, ed è quella che indirizza ai leader presenti perché si avvii una Pentecoste che riaccenda la speranza.

La riflessione del Papa oscilla tra il tema dello sguardo di Dio e lo sguardo del popolo, in un incontro che non è né ecumenico né diplomatico ma ha lo scopo di “stare insieme davanti a Dio e discernere la sua volontà”, rendendosi “consapevoli dell’enorme responsabilità per il presente e per il futuro del popolo Sud sudanese”.

Papa Francesco ammonisce: “Non dimentichiamo che a noi, leader politici e religiosi, Dio ha affidato il compito di essere guide del suo popolo. Ci ha affidato molto proprio per questo chiederà molto di più”.

Insomma, Dio chiederà conto di come tutto è stato amministrato, e di quanto bene è stato compiuto per le comunità affidate, e in particolare per i “più bisognosi ed emarginati”, perché “il gemito dei poveri che hanno fame e sete di giustizia ci obbliga in coscienza e ci impegna nel nostro servizio”.

I poveri sono piccoli agli occhi del mondo, ma “preziosi agli occhi di Dio”. Papa Francesco si riferisce in particolare allo sguardo su Gesù, e a come si posa su Pietro prima quando lo incontra per la prima volta (lo sguardo dell’elezione), quando lo vede nelle notte del giovedì santo, quando lo converte dopo il tradimento, e dopo la Resurrezione, quando Gesù da a Pietro la missione di pastore del suo gregge.

Papa Francesco sottolinea che “in un certo senso, tutti siamo stati chiamati alla vita di fede, siamo stati eletti da Dio, ma anche dal popolo, per servirlo fedelmente”, nonostante i nostri errori, che il Signore perdona sempre.

Il Papa ricorda che lo sguardo di Dio si posa anche su tutti loro riuniti, chiamati a domandarsi quale sia la missione e il compito affidata loro da Dio per il bene del popolo che “è suo (di Dio, ndr), non appartiene a noi, anzi, noi stessi siamo membri del popolo, solo che abbiamo una responsabilità e una missione particolare”, che è quella di servire il popolo.

Papa Francesco quindi sottolinea che oltre allo sguardo di Dio “che vi offre la pace”, c’è anche lo sguardo del popolo, posto sui propri leader. Uno sguardo – sottolinea il pontefice – che “esprime il desiderio ardente di giustizia, di riconciliazione e di pace. In questo momento desidero assicurare la mia vicinanza spirituale a tutti i vostri connazionali, in particolare ai rifugiati e ai malati, rimasti nel Paese con grandi aspettative e con il fiato sospeso, in attesa dell’esito di questo giorno storico”.

Il popolo del Sud Sudan attende il ritorno in patria dei suoi leader, così “come la riconciliazione di tutti i suoi membri e una nuova era di pace e prosperità per tutti”, ricorda Papa Francesco.

Il quale poi si concentra sulle persone che hanno perso i loro cari e le loro case, a quanti soffrono per il conflitto, al grido dei poveri e bisognosi che è stato “sentito fortemente” e che “penetra i cieli fino al cuore di Dio Padre che vuole dar loro giustizia e donare loro la pace”.

Papa Francesco implora che “il fuoco della guerra si spenga una volta per sempre”, supplica “Dio onnipotente che la pace venga nella vostra terra”, si rivolge agli uomini di buona volontà perché si raggiunga la pace.

Sottolinea il Papa: “Non mi stancherò mai di ripetere che la pace è possibile! Ma questo grande dono di Dio è allo stesso tempo anche un forte impegno degli uomini responsabili verso il popolo”. E auspica che tutti sappiano “accogliere l’altissima vocazione di essere artigiani di pace, in uno spirito di fraternità e solidarietà con ogni membro del nostro popolo, uno spirito nobile, retto, fermo e coraggioso nella ricerca della pace, tramite il dialogo, il negoziato e il perdono”.

Da qui, l’invito a “cercare ciò che unisce e superare ciò che divide”, il tema dell’incontro, perché “la vostra gente oggi brama un futuro migliore, che passa attraverso la riconciliazione e la pace”.

Papa Francesco si congratula con i firmatari dell’accordo di pace, dal presidente della Repubblica ai capi dei partiti politici, auspica che “definitivamente cessino le ostilità, che l’armistizio sia rispettato, che le divisioni politiche ed etniche siano superate e che la pace sia duratura, per il bene comune di tutti i cittadini che sognano di cominciare a costruire la Nazione”, sottolinea il prezioso impegno comune dei fratelli cristiani “in favore della riconciliazione e della pace, dei poveri e degli emarginati, a beneficio del progresso dell’intero popolo sud sudanese”.

Ma il Papa ricorda anche la visita ad limina dei vescovi del Sud Sudan lo scorso settembre e si dice “colpito dal loro ottimismo, fondato sulla fede viva e manifestato nel loro impegno instancabile”.

L’augurio per tutti i cristiani del Sud Sudan è di “essere operatori di pace nel popolo sud sudanese, con la preghiera e la testimonianza, con la guida spirituale e l’assistenza umana di ogni suo membro, leader inclusi” .

Si conclude con una preghiera, presa dai prefazi delle preghiere eucaristiche per la Riconcilazione. Si legge nel testo: “Per tuo dono, o Padre, la ricerca sincera della pace estingua le contese, l’amore vinca l’odio e la vendetta sia disarmata dal perdono, perché affidandoci unicamente alla tua misericordia ritroviamo la via del ritorno a Te, e aprendoci all’azione dello Spirito Santo viviamo in Cristo la vita nuova, nella lode perenne del tuo nome e nel servizio dei fratelli.”

Infine, Papa Francesco si rivolte ai tre che hanno firmato l'accordo di pace, e chiede "come fratello: rimanete nella pace. Ve lo chiedo con il cuore. Andiamo avanti. Ci saranno problemi, ma non spaventatevi. Andate avanti e risolvete i problemi. Voi avete avviato un processo. Che finisco bene! Ci saranno lotte tra di voi, ma che queste siano dentro dell'ufficio. Davanti al popolo, le mani unite. Così, da semplici cittadini diventere padre della nazione! Permettetemi di chiederlo con il cuore, con i miei esentimenti più profondi". 

 

Ti potrebbe interessare