Papa Francesco ai Pastori, le misure drastiche non sempre sono buone

Nella omelia il Papa ricorda che la fede è un dono e non deve diventare una proprietà ideologizzata

Papa Francesco celebra a Santa Marta
Foto: Vatican Media
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In questi giorni ci uniamo agli ammalati, alle famiglie, che soffrono questa pandemia. E vorrei anche pregare oggi per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi: che il Signore gli dia la forza e anche la capacità di scegliere i migliori mezzi per aiutare. Le misure drastiche non sempre sono buone, per questo preghiamo: perché lo Spirito Santo dia ai pastori la capacità e il discernimento pastorale affinché provvedano misure che non lascino da solo il santo popolo fedele di Dio. Che il popolo di Dio si senta accompagnato dai pastori e dal conforto della Parola di Dio, dei sacramenti e della preghiera.

Così Papa Francesco ha aperto la messa di questa mattina a Santa Marta, Nel giorno del settimo anniversario della sua elezione a Pontefice.

Nella omelia della messa Papa Francesco parla della passione del Signore come profezia. Giuseppe venduto come schiavo e la parabola dei vignaioli che uccidono il figlio del padrone della vigna sono le letture del giorno

Gli affittuari della vigna sono il Popolo di Dio, il Popolo viene scelto, c’è una elezione una promessa, una alleanza. E questo va sempre ricordato, - dice- elezione, promessa e alleanza.

Ma al momento di raccogliere i frutti la gente si è dimenticata che non è padrona. Gesù parla di come i dottori della legge hanno trattato i profeti, poi il Signore manda il figlio.

Una storia di infedeltà alla elezione, alla promessa, all’alleanza che sono doni di Dio. Quindi si tratta di non capire che era un dono e prenderlo come proprietà.

Questa gente si era appropriata del dono, il dono è stato chiuso in una dottrina di leggi.  Il dono, dice, è stato ideologizzato e così il dono ha perso la sua natura di dono è finito in una ideologia moralistica piena di precetti anche ridicola perché scende alla casistica per ogni cosa. Si sono appropriati del dono, 

Questo è il peccato di dimenticare che Dio si è fatto dono per noi. E dimenticando questo diventare padroni e tutto diventa ideologizzato.

Io- dice il Papa- vedo l’inizio del clericalismo che è una perversione che rinnega elezione, promessa ed alleanza. Il rischio che si dimentichi la gratuità del dono che noi dobbiamo far vedere come dono.

Clericalismo e rigidità non è una cosa di questo giorni, Gesù arriva alla condanna e si vede- dice il Papa-  l’ ira di Dio contro coloro che prendono il dono come proprietà, e riducono questa ricchezza ai capricci ideologici della loro mente. Conclude il Papa: si deve ricevere il dono come dono e e trasmetterlo come dono non come proprietà in modo settario rigido e clericalista.

 

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