Papa Francesco ai vescovi statunitensi: la credibilità non è una operazione di marketing

Papa Francesco e il cardinale Di Nardo in Vaticano
Foto: Vatican Media
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Un appello all’ unità, alla necessaria conversione e alla presa di coscienza per agire non solo con programmi ma secondo dei paradigmi. E’ la richiesta di Papa Francesco ai vescovi degli Stati Uniti che sono riuniti in questi giorni in ritiro proprio per volere del Papa.

Presso il seminario di Mundelein, nell’arcidiocesi di Chicago, il ritiro nel contesto dello scandalo degli abusi che ha colpito la Chiesa negli Usa è predicato da Padre Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa pontificia-. Il tema delle meditazioni è tratto dal Vangelo di Marco: “Ne costituì dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare” (Mc 3,14).

Oggi il Papa ha inviato  il suo contributo per la riflessione.

I vescovi statunitensi avevano tenuto recentemente la assemblea della Conferenza episcopale nella quale avevano presentato dei propri progetti sulla questione degli abusi e delle coperture degli abusi stessi. Papa Francesco aveva fermato i progetti e chiesto il ritiro in vista dell’ incontro sul tema con tutte le conferenze episcopali in Vaticano.

Ora ecco la lettera che spiega come nei momenti di maggiore turbamento sia  “importante vegliare e discernere per avere un cuore libero da impegni e da apparenti certezze per ascoltare ciò che più è gradito al Signore nella missione che ci è stata affidata”.

Occorre quindi “far attenzione che “il rimedio non diventi peggiore della malattia”. E questo richiede da noi saggezza, preghiera, molto ascolto e comunione fraterna” scrive il Papa.

I peccati e crimini commessi hanno creato una ferita nella credibilità della Chiesa e del Popolo fedele, ferita che “si trasferisce anche all’interno della comunione episcopale, generando non esattamente il sano e necessario confronto e le tensioni proprie di un organismo vivo, bensì la divisione e la dispersione”.

Una ferita che non si sana “con decreti volontaristici o stabilendo semplicemente nuove commissioni o migliorando gli organigrammi di lavoro come se fossimo capi di un’agenzia di risorse umane” perché “tocca il livello più basilare dei nostri modi di relazionarci. Possiamo constatare che esiste un tessuto vitale che si è visto danneggiato e, come artigiani, siamo chiamati a ricostruire”.

Ma i programmi hanno bisogno di riferimenti a paradigmi altrimenti si rischia che tutto sia un “sacco vuoto” dice il Papa .

Dovere dei vescovi, scrive Francesco, è “ trovare uno spirito comune capace di aiutarci nel discernimento, non per ottenere la tranquillità frutto di un equilibrio umano o di una votazione democratica che faccia “vincere” gli uni sugli altri, questo no! Ma un modo collegialmente paterno di assumere la situazione presente che protegga – soprattutto – dalla disperazione e dalla orfanità spirituale il popolo che ci è stato affidato”.

La credibilità viene dall’unità e dalla conversione. E aggiunge il Papa: “Il costante riferimento alla comunione universale, come anche al Magistero e alla Tradizione millenaria della Chiesa, salva i credenti dall’assolutizzazione del “particolarismo” di un gruppo, di un tempo, di una cultura dentro la Chiesa”.

Serve quindi una coscienza collegiale che “permette di entrare in comunione affettiva con il nostro popolo e ci libererà dal cercare falsi, rapidi e vani trionfalismi che pretendono di assicurare spazi piuttosto che iniziare e risvegliare processi. Ci proteggerà dal ricorrere a sicurezze anestetizzanti che ci impediscono di avvicinarci e comprendere l’entità e le ramificazioni di quanto accaduto” prosegue Francesco.

Poi un forte monito: questo richiede “la decisione di abbandonare come modus operandi il discredito e la delegittimazione, la vittimizzazione e il rimprovero nel modo di relazionarsi e, al contrario, di dare spazio alla soave brezza che solo il Vangelo ci può offrire”. Servono sforzi per “rompere il circolo vizioso del rimprovero, della delegittimazione e del discredito, evitando la mormorazione e la calunnia, in vista di un cammino di accettazione orante e vergognosa dei nostri limiti e peccati e stimolando il dialogo, il confronto e il discernimento”. Perché “la credibilità nasce dalla fiducia, e la fiducia nasce dal servizio sincero e quotidiano, umile e gratuito verso tutti, ma specialmente verso i prediletti del Signore. Un servizio che non intende essere un’operazione di marketing o una mera strategia per recuperare il posto perso”.

Si tratta di  una chiamata alla santità che “ci protegge dal cadere in false opposizioni o riduzionismi e dal tacere dinanzi a un ambiente propenso all’odio e all’emarginazione, alla disunione e alla violenza tra fratelli”. Perché “come Chiesa non possiamo rimanere prigionieri dell’una o dell’altra trincea, ma dobbiamo vegliare e partire sempre dal più indifeso”.

E il Papa conclude ricordando che “il Signore sapeva molto bene che, nell’ora della croce, la mancanza di unità, la divisione e la dispersione, come anche le strategie per liberarsi di quell’ora, sarebbero state le tentazioni più grandi che avrebbero vissuto i suoi discepoli; atteggiamenti che avrebbero sfigurato e ostacolato la missione”. Per questo Il Papa si affida a Maria che Ella “protesse la comunità dei discepoli dall’orfanità spirituale che sfocia nella autoreferenzialità e con la sua fede le permise di perseverare nell’incomprensibile, nell’attesa che giungesse la luce di Dio”.

La lettera è indirizzata al cardinale Daniel Di Nardo, presidente della Conferenza episcopale statunitense, che ringraziando il Papa nei giorni scorsi ha detto: “Pregate anche per i sopravvissuti agli abusi sessuali, affinché la loro sofferenza possa servire a rafforzare tutti noi per il difficile compito di estirpare un male terribile dalla nostra Chiesa e dalla nostra società, in modo che tale sofferenza non si ripeta più". E in un mesaggio oggi ha scritto: “In questa vicinanza, cerchiamo di trovare la saggezza e la forza per affrontare le grandi sfide future. Portiamo con noi in questi giorni il pane e la speranza di tutti coloro che possono sentirsi delusi dalla Chiesa. Tuttavia, ci sentiamo grati per il ricordo che Dio non riposa, ma piuttosto appartiene a Dio".

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