Papa Francesco alla CEI, monito su collegialità e riforma dei processi matrimoniali

Papa Francesco apre la 73/ma Assemblea Generale della CEI
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Papa Francesco ha aperto questo pomeriggio nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano i lavori della 73/ma Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.

Ai Vescovi italiani il Papa ha rivolto un discorso a braccio dopo il breve saluto del Cardinale Presidente Gualtiero Bassetti che ha definito l'Assemblea una "famiglia numerosa". 

“Questo incontro - ha esordito il Papa - sia discernimento pastorale sulla vita e della missione della Chiesa Italiana. Vorrei parlarvi di alcune questione già trattate e approfondirle per vedere a che punto siamo. Sono tre punti. Primo, sinodalità e e collegialità, ho chiarito che il cammino della sinodalità è quello che Dio si aspetta dalla Chiesa del Terzo Millennio. La sinodalità indica lo specifico modus vivendi e operandi della Chiesa Popolo Dio che si manifesta nel camminare e partecipare insieme. La collegialità è la forma specifica della sinodalità. Mi rallegro che abbiate voluto approfondire questo argomento. Sulla sinodalità in vista di un possibile e probabile Sinodo della Chiesa italiana vi sono due direzioni, dal basso verso l’alto incominciando dalle diocesi e dal basso verso l’alto. Se pensate a un sinodo, si deve incominciare così e si camminerà sul sicuro”.

“Secondo punto - ha proseguito il Pontefice - la riforma dei processi matrimoniali. Sono stati riordinati i processi matrimoniali, l’esigenza di snellire le procedure ha portato a snellire il processo ordinario. Vi è poi il breviore, da applicarsi nei casi in cui esiste domanda congiunta e prove evidenti. Sia l’ordinario che il breviore sono processi giudiziali: la nullità potrà esserci solo quando ci sia la certezza morale. Il processo breviore ha introdotto la possibilità di chiedere al vescovo diocesano di pronunciarsi personalmente e questo poi che la dimensione pastorale esige anche la sua funzione di giudice. Il vescovo deve procedere all’elezione del tribunale diocesano. Questa riforma è basata sulla prossimità e gratuità alle famiglie ferite. Si lavori senza indugio. Ciò richiede che non vi siano costi elevati. Mi rammarica constatare che la riforma dopo 4 anni rimane ben lontana dall’essere applicata in molte diocesi. Auspico che i miei motu proprio siano applicati in tutte le diocesi. Non dimentichiamo che la riforma caratterizzata dalla prossimità, celerità e gratuità vuole mostrate che la chiesa è madre e ha a cuore i suoi figli. Il buon esito della riforma passa attraverso la conversione delle persone e delle strutture”.

“Terzo - ha concluso Papa Francesco - il rapporto tra sacerdoti e vescovi. E’ una delle questioni più vitali della Chiesa, spina dorsale di ogni diocesi. Il vescovo è pastore, segno di unità della diocesi, padre e guida dei suoi sacerdoti e dei credenti. Ha il compito inderogabile di curare il rapporto coi suoi sacerdoti. Non bisogna rovinare la missione dei sacerdoti e della Chiesa. Vescovi e sacerdoti sono un unico presbiterio. Il rapporto solido tra vescovo e sacerdoti si basa su Gesù sulla croce. I sacerdoti sono i nostri più prossimi collaboratori. deve esserci rispetto reciproco. La comunione gerarchica crolla quando è infettata dal potere e si fortifica quando viene abbracciata dal servizio al popolo di Dio. Dobbiamo essere presenti presso il popolo cristiano e presso i sacerdoti senza favoritismo. Non dobbiamo avvicinare solo i sacerdoti simpatici o adulatori e allontanare quelli schietti o miti o timidi o problematici. Dobbiamo essere padri di tutti i nostri sacerdoti. Se il vescovo viene chiamato da un sacerdote risponda al massimo il giorno dopo. I nostri sacerdoti si sentono sotto attacco mediatico o colpevolizzati per gli errori di pochi. Dobbiamo incoraggiarli e stimolarli, correggerli e consolarli. Ciò richiede vicinanza. La porta e il cuore del vescovo siano sempre aperti. Il vescovo sia padre e fratello”.

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