Papa Francesco: "Basta armi nucleari". Poi prega ancora per il Libano

L'appello del Pontefice durante la preghiera dell'Angelus

Papa Francesco
Foto: Daniel Ibanez CNA
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Il brano evangelico che narra come Gesù abbia camminato sulle acque ci invita “ad abbandonarci con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nel momento della prova e del turbamento. Quando sentiamo forte il dubbio e la paura e ci sembra di affondare, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: Signore, salvami! Bussare al cuore di Gesù… È una bella preghiera che possiamo ripetere tante volte. E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, fa questo: è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene”. Lo ha detto il Papa, stamane, introducendo la preghiera mariana dell’Angelus.

“Avere fede – ricorda Francesco - vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre. Gesù sa bene che la nostra fede è povera – tutti noi, anche io, siamo gente di poca fede - e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Ma Lui è il Risorto, il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede”.

La barca in tempesta – aggiunge il Pontefice – rappresenta la “Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso, e anche oggi in alcune parti. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, dell’amore e della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero”.

Dopo aver recitato l’Angelus il Papa ha ricordato l’olocausto nucleare in Giappone di 75 anni fa. “Il 6 e il 9 agosto 1945 avvennero i tragici bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki, ricordo la visita compiuta lo scorso anno, invito a pregare per impegnarsi per un mondo totalmente libero dalle armi nucleari”.

“In questi giorni – ha concluso Francesco – il mio pensiero torna al Libano, la catastrofe di martedì scorso chiama tutti a partire dai libanesi a collaborare al bene comune. Il Libano è frutto di varie culture, questa convivenza ora è molto fragile ma prego perché essa possa rinascere libera e forte. Invito la chiesa in Libano a essere vicina al popolo nel suo calvario con solidarietà, compassione e aperta alla condivisione. Rinnovo l’appello ad un generoso aiuto dalla comunità internazionale. Chiedo a vescovi, sacerdoti e religiosi del Libano di vivere vicino al popolo senza lusso perché il popolo soffre tanto”.

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