Papa Francesco: “Coltiviamo sane utopie, perché Dio ci vuole capaci di sognare”

Papa Francesco durante una udienza generale
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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È l’invito a “coltivare sane utopie”, a vivere la “gioia della fede”, a non ascoltare “i vecchi di cuore” quello che Papa Francesco lancia al termine della catechesi dell’udienza generale.

Il Papa parte dalla chiamata dei primi discepoli di Gesù, dai discepoli che, visto battezzare Gesù e sentito da Giovanni la frase “Questo è l’agnello di Dio”, lasciano il Battista e si pongono alla sequela di Gesù, in un ricordo così nitido di cui registrano anche l’ora.

Papa Francesco racconta che Gesù “appare nei Vangeli come un esperto del cuore umano”, che “aveva incontrato dei giovani in ricerca, sanamente inquieti” e fa loro una domanda di senso: “Che cosa cercate?”. 

“Che giovinezza è una giovinezza soddisfatta, senza una domanda di senso?”, si chiede il Papa. Spiega che Gesù è sempre “un incendiario di cuori”, che con quella domanda “cerca di fare emergere il desiderio di vita e di felicità che ogni giovane si porta dentro”, e fa partire la vocazione di Giovanni e Andrea con questa domanda, cominciando così “una amicizia talmente forte da imporre una comunanza di vita e di passioni con lui”.

Così, i discepoli passano il tempo con Gesù, e questo li trasforma subito in missionari, Simone e Giacomo, i loro fratelli, vengono da loro coinvolti, e si mettono anche loro alla sequela, grazie a questo incontro “toccante” che “illuminò e orientò la giovinezza dei discepoli”.

Il Papa spiega che il primo indicatore della vocazione è “la gioia dell’incontro con Gesù”, perché ogni vocazione – sia matrimonio, vita consacrata e sacerdozio – “inizia con un incontro con Gesù che ci dona una gioia e una speranza nuova; e ci conduce, anche attraverso prove e difficoltà, a un incontro sempre più pieno con Lui e alla pienezza della gioia”.

“Il Signore – dice il Papa - non vuole uomini e donne che camminano dietro a Lui di malavoglia, senza avere nel cuore il vento della letizia. Gesù vuole persone che hanno sperimentato che stare con Lui dona una felicità immensa, che si può rinnovare ogni giorno della vita”.

Papa Francesco sottolinea che un discepolo “non gioioso non evangelizza questo mondo”, che si è predicatori di Gesù non “affinando le armi della retorica”, ma “custodendo il luccichio della vera felicità”, la “fiamma dell’innamoramento” che deve rimanere accesa anche nelle prove, nel freddo e i venti contrari”.

“Non diamo retta – esorta il Papa - alle persone deluse e infelici; non ascoltiamo chi raccomanda cinicamente di non coltivare speranze nella vita; non fidiamoci di chi spegne sul nascere ogni entusiasmo dicendo che nessuna impresa vale il sacrificio di tutta una vita; non ascoltiamo i ‘vecchi’ di cuore che soffocano l’euforia giovanile”.

Papa Francesco invita piuttosto a coltivare “sane utopie”, perché “Dio ci vuole capaci di sognare come Lui e con Lui, mentre camminiamo ben attenti alla realtà. Sognare un mondo diverso. E se un sogno si spegne, tornare a sognarlo di nuovo, attingendo con speranza alla memoria delle origini”.

Ci si deve, insomma, ricordare di Gesù, del “fuoco d’amore con cui un giorno abbiamo concepito la nostra vita come un progetto di bene, e ravvivare con questa fiamma la nostra speranza”.

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