Papa Francesco come portiamo agli altri la buona notizia del Vangelo?

La preghiera dell' Angelus e la preghiera per la pace vera in Ucraina

Papa Francesco
Foto: Vatican Media
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Perché il Signore invia in missione i discepoli due a due? Per Papa Francesco "è anzitutto la vita stessa dei discepoli ad annunciare il Vangelo: il loro saper stare insieme, il rispettarsi reciprocamente, il non voler dimostrare di essere più capace dell’altro, il concorde riferimento all’unico Maestro".

Il Papa lo ha detto all' Angelus domenicale in una atmosfera africana e non solo per il cado torrido di Roma. La mattina aveva celebrato la messa per i congolesi in san Pietro. 

Nel commento al Vangelo di oggi il Papa dice: "si possono elaborare piani pastorali perfetti, mettere in atto progetti ben fatti, organizzarsi nei minimi dettagli; si possono convocare folle e avere tanti mezzi; ma se non c’è disponibilità alla fraternità, la missione evangelica non avanza". Il Papa racconta un aneddoto su un amico missionario e poi conclude:" Allora possiamo chiederci: "come portiamo agli altri la buona notizia del Vangelo? Lo facciamo con spirito e stile fraterno, oppure alla maniera del mondo, con protagonismo, competitività ed efficientismo? Domandiamoci se abbiamo la capacità di collaborare, se sappiamo prendere decisioni insieme, rispettando sinceramente chi ci sta accanto e tenendo conto del suo punto di vista. Infatti, è soprattutto così che la vita del discepolo lascia trasparire quella del Maestro, annunciandolo realmente agli altri".

Bisogna passare dalle strategie, ad un progetto di pace globale. Sì ad un mondo unito tra popoli e civiltà che si rispettano. Papa Francesco lo ha detto nel saluto finale dopo l' Angelus ricordando che la guerra in Ucraina è una sfida per statisti che vogliono la pace e non per mettere uno contro l'altro economie e potere: "Continuiamo a pregare per la pace in Ucraina e nel mondo intero. Faccio appello ai Capi delle nazioni e delle Organizzazioni internazionali, perché reagiscano alla tendenza ad accentuare la conflittualità e la contrapposizione. Il mondo ha bisogno di pace. Non una pace basata sull’equilibrio degli armamenti, sulla paura reciproca. No, questo non va. Questo vuol dire far tornare indietro la storia di settant’anni. La crisi ucraina avrebbe dovuto essere, ma – se lo si vuole – può ancora diventare, una sfida per statisti saggi, capaci di costruire nel dialogo un mondo migliore per le nuove generazioni. Con l’aiuto di Dio, questo è sempre possibile! Ma bisogna passare dalle strategie di potere politico, economico e militare a un progetto di pace globale: no a un mondo diviso tra potenze in conflitto; sì a un mondo unito tra popoli e civiltà che si rispettano.

 

Aggiornato ore 12.13

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