Papa Francesco: "Dobbiamo apprendere la lezione che ci consegna la pandemia"

In occasione della imminente solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, come da tradizione, il Papa ha ricevuto stamane una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli

Papa Francesco con il Metropolita di Calcedonia Emmanuel.
Foto: Vatican Media - ACI Group
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In occasione della imminente solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, come da tradizione, il Papa ha ricevuto stamane una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

La visita reciproca – ha spiegato Papa Francesco – “è un segno della comunione reale, anche se non ancora piena, che già ci lega. Quest’anno festeggeremo i Santi Pietro e Paolo mentre il mondo sta ancora lottando per uscire dalla drammatica crisi causata dalla pandemia. Questo flagello è stato un banco di prova che ha investito tutti e tutto. Più grave di questa crisi c’è solo la possibilità di sprecarla, senza apprendere la lezione che ci consegna. È una lezione di umiltà, che ci insegna l’impossibilità di vivere sani in un mondo malato e di continuare come prima senza renderci conto di quanto non andava”.

Con il ritorno alla normalità – ha ammonito il Pontefice – si corre il rischio di cadere nella “insensata pretesa di appoggiarsi nuovamente a false sicurezze, ad abitudini e progetti che mirano esclusivamente al guadagno e al perseguimento dei propri interessi, senza prendersi cura delle ingiustizie planetarie, del grido dei poveri e della precaria salute del nostro pianeta”.

Come cristiani – ha aggiunto – “siamo seriamente chiamati a chiederci se vogliamo riprendere a fare tutto come prima, come se non fosse successo nulla, o se vogliamo cogliere la sfida di questa crisi. La crisi implica un giudizio, una separazione tra ciò che fa bene e ciò che fa male. La crisi chiede dunque di effettuare una cernita, di operare un discernimento, di fermarsi a vagliare che cosa, di tutto quello che facciamo, resta e che cosa passa”.

Ciò che rimane – ha sottolineato il Papa – è l’amore “concreto, vissuto al modo di Gesù. È l’amore del seme che dà vita morendo in terra, che porta frutto spezzandosi. Il Vangelo assicura frutti abbondanti non a chi accumula per sé, non a chi guarda ai propri tornaconti, ma a chi condivide apertamente con gli altri, seminando con abbondanza e gratuità, in umile spirito di servizio. Prendere sul serio la crisi che stiamo attraversando significa dunque, per noi cristiani in cammino verso la piena comunione, chiederci come vogliamo procedere”.

E’ giunta l’ora – secondo il Papa – “in cui dare, con l’aiuto dello Spirito, slancio ulteriore al nostro cammino per abbattere vecchi pregiudizi e superare definitivamente rivalità dannose. Senza ignorare le differenze che andranno superate attraverso il dialogo, nella carità e nella verità, non potremmo inaugurare una nuova fase delle relazioni tra le nostre Chiese, caratterizzata dal camminare maggiormente insieme, dal voler fare reali passi avanti, dal sentirci veramente corresponsabili gli uni per gli altri? Se saremo docili all’amore, lo Spirito Santo, che è l’amore creativo di Dio e mette armonia nelle diversità, aprirà le vie per una fraternità rinnovata. La testimonianza di crescente comunione tra noi cristiani sarà anche un segno di speranza per tanti uomini e donne, che si sentiranno incoraggiati a promuovere una fraternità più universale e una riconciliazione in grado di rimediare ai torti del passato. È la sola via per dischiudere un avvenire di pace”.

La Delegazione del Patriarcato Ecumenico era guidata dal Metropolita di Calcedonia Emmanuel. Con lui Metropolita greco ortodosso di Buenos Aires Iosif il Diacono Barnabas Grigoriadis. Domani la Delegazione assisterà alla Messa per la Solennità dei Santi Pietro e Paolo presieduta dal Papa.

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