Papa Francesco: "Ecumenismo è cammino di grazia, non diplomazia ecclesiale"

Il Pontefice alla Delegazione della Federazione Luterana Mondiale: "Proseguiamo con passione nel nostro cammino dal conflitto alla comunione"

Il Papa con la delegazione luterana finlandese nel gennaio 2020
Foto: Vatican Media - ACI Group
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Confessare insieme quel che ci accomuna nella fede. Vengono in mente le parole dell’Apostolo Paolo, che scriveva: Un solo corpo, un solo battesimo. Un solo Dio. Nel primo articolo, la Confessio Augustana professa la fede nel Dio uno e trino, richiamandosi appositamente al Concilio di Nicea. Il credo di Nicea è espressione vincolante di fede non solo per Cattolici e Luterani, ma anche per i fratelli Ortodossi e per molte altre comunità cristiane. È un tesoro comune: adoperiamoci affinché il 1700° anniversario di quel grande Concilio, che ricorrerà nel 2025, dia nuovo impulso al cammino ecumenico, che è un dono di Dio e per noi un percorso irreversibile”. Lo ha detto Papa Francesco, stamane, ricevendo una delegazione della Federazione Luterana Mondiale.

“Tutto quello che la grazia di Dio ci sta dando la gioia di sperimentare e condividere – ha aggiunto Francesco - il crescente superamento delle divisioni, la progressiva guarigione della memoria, la collaborazione riconciliata e fraterna tra di noi, trova fondamento proprio nell’unico battesimo per la remissione dei peccati. Il santo battesimo è il dono divino originario, che sta alla base di ogni nostro sforzo religioso e di ogni impegno al raggiungimento della piena unità”.

L’ecumenismo – ha ribadito il Pontefice -  non è un esercizio di diplomazia ecclesiale, ma un cammino di grazia. Esso non poggia su mediazioni e accordi umani, ma sulla grazia di Dio, che purifica la memoria e il cuore, vince le rigidità e orienta verso una comunione rinnovata: non verso accordi al ribasso o sincretismi concilianti, ma verso un’unità riconciliata nelle differenze”.

Oggi – ha concluso il Papa – come Cristo anche noi “viviamo una sorta di passione: da una parte sofferenza, perché non è ancora possibile radunarci attorno allo stesso altare; dall’altra, ardore nel servire la causa dell’unità, per la quale il Signore ha pregato e offerto la vita. Proseguiamo dunque con passione nel nostro cammino dal conflitto alla comunione. La prossima tappa riguarderà la comprensione degli stretti legami tra Chiesa, ministero ed Eucaristia. Sarà importante guardare con umiltà spirituale e teologica alle circostanze che portarono alle divisioni, nella fiducia che, se è impossibile annullare le tristi vicende del passato, è possibile rileggerle all’interno di una storia riconciliata”.

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