Papa Francesco: “Evangelizzare senza ansie di prestazione”

Il Pontefice celebra la Messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano per la festa della Dedicazione della Basilica Lateranense

Papa Francesco celebra la Messa nella Basilica di San Giovanni in Laterano
Foto: Daniel Ibanez CNA
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I cristiani di Roma “portano una Parola di vita e di speranza capace di fecondare i deserti dei cuori. La città non può che rallegrarsi quando vede i cristiani diventare annunciatori gioiosi, determinati a condividere con gli altri i tesori della Parola di Dio e a darsi da fare per il bene comune. Il terreno che sembrava destinato per sempre all’aridità, rivela una potenzialità straordinaria: diventa un giardino con alberi sempre verdi e foglie e frutti dal potere medicinale. È Dio il segreto di questa forza di vita nuova!”. Così il Papa questo pomeriggio nell’omelia della Messa celebrata nella Basilica di San Giovanni in Laterano in occasione della festa della Dedicazione della Basilica Lateranense.

“Il Signore - ha auspicato Francesco - possa gioire nel vederci in movimento, pronti ad ascoltare con il cuore i suoi poveri che gridano a Lui. Che la Madre Chiesa di Roma possa sperimentare la consolazione di vedere ancora una volta l’obbedienza e il coraggio dei suoi figli, pieni di entusiasmo per questa nuova stagione di evangelizzazione. Incontrare gli altri, entrare in dialogo con loro, ascoltarli con umiltà, gratuità e povertà di cuore” e per far ciò serve “leggerezza spirituale” e non “ansie di prestazione”.

Compito dei sacerdoti romani - ha detto ancora il Papa - è “aiutare la comunità a stare sempre ai piedi del Signore per ascoltarne la Parola; tenerla lontana da ogni mondanità, dai cattivi compromessi; custodire il fondamento e la radice santa dell’edificio spirituale; difenderla dai lupi rapaci, da chi vorrebbe farla deviare dalla via del Vangelo” che deve essere fondamento della Chiesa: ogni altra idea “potrebbe forse garantirci più successo, magari gratificazioni immediate, ma comporterebbe inevitabilmente il crollo di tutto l’edificio spirituale”.

Il Papa loda il clero romano: “avete messo da parte contrapposizioni ideologiche e protagonismi personali per fare spazio a quello che Dio vi chiede. Il realismo di chi ha i piedi per terra e sa come vanno le cose di questo mondo non vi ha impedito di volare in alto con il Signore e di sognare in grande. Dio vi benedica”.

Francesco parla poi agli operatori delle equipe pastorali volute dal Cardinale Vicario De Donatis. “Per poter scuotere l’ottusità degli uomini e indurli a cambiamenti radicali - osserva - talvolta Dio sceglie di agire in maniera forte, per operare una rottura nella situazione. Gesù con la sua azione vuole produrre un cambio di passo, un’inversione di rotta. Lo stesso stile hanno avuto molti santi”.

Il Papa ricorda agli operatori delle equipe pastorali che “è affidato il compito di aiutare le vostre comunità e gli operatori pastorali a raggiungere tutti gli abitanti della città, individuando vie nuove per incontrare chi è lontano dalla fede e dalla Chiesa”. Per svolgere questo compito bisogna ricordare che “non c’è cuore umano in cui il Cristo non voglia e non possa rinascere. Nelle nostre esistenze di peccatori spesso ci capita di allontanarci dal Signore e di spegnere lo Spirito. Distruggiamo il tempio di Dio che è  ciascuno di noi. Eppure questa non è mai una situazione definitiva: al Signore bastano tre giorni per ricostruire il suo tempio dentro di noi! Nessuno, per quanto sia ferito dal male, è condannato su questa terra ad essere per sempre separato da Dio. In maniera spesso misteriosa ma reale il Signore apre nei cuori nuovi spiragli, desideri di verità, di bene e di bellezza, che fanno spazio all’evangelizzazione”.

“Non bisogna - conclude il Pontefice - lasciarsi bloccare, ma custodire la convinzione che a Dio bastano tre giorni per risuscitare suo Figlio nel cuore dell’uomo”.

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