Papa Francesco: “Il Giubileo, per un mondo più giusto”. E attacca l’usura

Papa Francesco durante l'udienza generale, 10 febbraio 2016
Foto: Alan Holdren / Catholic News Agency
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Per il Mercoledì delle Ceneri, Papa Francesco concentra l’udienza generale sul significato del Giubileo, partendo da quel passaggio del libro del Levitico che istituì il Giubileo tra gli ebrei. E chiede che il Giubileo porti condivisione, perché la condivisione è misericordia, rinnovando l’appello per un mondo più giusto ed equo ed attaccando con forza “il grave peccato dell’usura”.

Dice Papa Francesco: "Il messaggio biblico è aprirsi con coraggio alla condivisione, e questo si chiama misericordia. Se vogliamo misericordia da Dio, dobbiamo cominciare a a farla noi. Contribuire a realizzare una terra poveri vuol dire costruire società senza discriminazioni, basate su società che serve a condividere in una ripartizione delle risorse fondata sulla fratellanza e sulla giustizia”.

Era proprio questo l’obiettivo del Giubileo, istituito da “un popolo santo” nel quale “prescrizioni come quella del Giubileo servivano a combattere la povertà e la disuguaglianza, garantendo una vita dignitosa per tutti e una equa distribuzione della terra su cui abitare e da cui trarre sostentamento”. Perché – ammonisce il Papa – “la terra appartiene originariamente a Dio, è stata affidata agli uomini… nessuno può arrogarsene il possesso esclusivo creando situazioni di disuguaglianza”.

Papa Francesco chiede di pensare nel proprio cuore, di valutare – se si hanno molte cose – se è il caso di lasciare qualcosa a quello che non ha niente, magari ispirati dallo Spirito dello Santo. “Il Giubileo è per convertirsi, perché il nostro cuore diventi più grande, più generoso, più figlio di Dio, con più amore. Ma vi dico che se il Giubileo non arriva dalle tasche, non è un vero Giubileo,” dice il Papa.

Le norme del Giubileo fanno “ancora riflettere oggi”, il Giubileo aveva la funzione di “aiutare il popolo a vivere una fraternità concreta”, si può dire che di fatto si trattava di “un Giubileo della misericordia”. E, secondo il Giubileo, si davano le decime ai leviti incaricati del culto, che erano senza terra, ma anche a poveri, orfani e vedove, e addirittura le primizie venivano condivise con leviti stranieri.

Chiosa il Papa: “Siamo tutti ospiti, in attesa della patria celeste, in attesa di rendere umano il mondo che ci accoglie. E quante primizie chi è più fortunato potrebbe donare a chi è in difficoltà. Primizie non solo del frutto dei campi, ma anche del lavoro, degli stipendi, dei risparmi, di tante cose che si possiedono e che si sprecano”. Il Papa loda le offerte – anche piccole – che giungono in Elemosineria Apostolica, sottolinea che “è bello aiutare gli altri, le istituzioni di beneficenza, gli ospedali, le case di riposo, e dare anche ai forestieri, quelli che sono stranieri e che sono di passaggio. Gesù è stato di passaggio in Egitto…”

E attacca l’usura, perché anche il Giubileo prescrive di non prendere né interessi né utili quando si dà denaro a prestito. “Quante famiglie sono sulla strada vittime dell’usura. In questo Giubileo il Signore tolga dal cuore di tutti noi questa voglia di avere di più dell’usura. Che il Signore ci faccia tornare generosi, grandi. Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere e quante situazioni di sofferenza e angoscia portano nelle famiglie. Tante volte, nella disperazione, quanti uomini finiscono nel suicidio perché non ce la fanno e non hanno la speranza. Non hanno la mano tesa che li aiuti, soltanto la mano che fa pagare loro gli interessi”.

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