Papa Francesco, “il nunzio sia uomo di Chiesa pronto a difenderla dalle forze del male”

Papa Francesco incontra i nunzi apostolici, Sala Clementina, Palazzo Apostolico Vaticano, 13 giugno 2019
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Come deve essere l’ambasciatore del Papa? In un discorso consegnato, ma non pronunciato,  Papa Francesco ne delinea l’identikit in dieci punti, un “decalogo” come lo chiama lui, in cui si sottolinea la necessità per il nunzio di essere uomo di Dio e del Papa, di essere umile e obbediente e di essere soprattutto un uomo di Chiesa pronto a difenderla da quanti “cercano sempre di screditarla, diffamarla e calunniarla”.

Nel giorno in cui arriva la notizia della morte improvvisa dell’arcivescovo Leon Kalenga Badikebel, che da poco Papa Francesco aveva nominato nunzio in Argentina, il Papa riceve 103 rappresentanti pontifici (98 nunzi apostolici e 5 osservatori permanenti) che in questi giorni si stanno incontrando in Vaticano per la terza riunione del genere: ce ne era stata una nel 2013 e una nel 2016, che era coincisa con il “Giubileo” dei nunzi, e Papa Francesco auspica che si invitino con regolarità anche i collaboratori, “perché questi momenti abbiano anche carattere formativo”.

 

Ecco, dunque, il decalogo di Papa Francesco per i nunzi nel discorso preparato, che Papa Francesco definisce "un po' naif". Il Papa preferisce due ore di domande e risposte, in una conversazione che resta per ora privata.

Prima di tutto, il nunzio deve essere uomo di Dio, che significa “vivere per le cose di Dio e non per quelle del mondo”, non “raggirare né frodare il prossimo”, non “lasciarsi andare a pettegolezzi e maldicenze” e conservare “la mente e cuore puri, preservando occhi ed orecchie dalla sporcizia del mondo”.

Il nunzio che dimentica di essere uomo di Dio – ammonisce Papa Francesco – rovina se stesso e gli altri; va fuori binario e danneggia anche la Chiesa, alla quale ha dedicato la sua vita”.

Il nunzio è dunque chiamato ad essere uomo di Chiesa, e cessa di esserlo “quando inizia a trattare male i suoi collaboratori, il personale, le suore e la comunità della nunziatura come un cattivo padrone e non come un padre e pastore”. Papa Francesco afferma che è triste vedere nunzi che si comportano così, come è “brutto vedere un nunzio che cerca il lusso, gli indumenti e gli oggetti firmati in mezzo a gente priva del necessario”, perché questa è “una contro-testimonianza”.

Ci vuole “umiltà” nel rappresentare le posizioni della Chiesa e mettere da parte “le convinzioni personali”, mentre si è chiamati a “difendere coraggiosamente la Chiesa dinanzi alle forze del male che cercando sempre di screditarla, diffamarla e calunniarla”.

Al nunzio è anche richiesto, da uomo di Chiesa, di “essere amico dei vescovi, dei sacerdoti, dei religiosi e dei fedeli”.

Il terzo punto dell’identikit di Papa Francesco tratteggia il nunzio pieno di zelo apostolico. L’esempio è quello di San Massimiliano Kolbe. Papa Francesco sottolinea: “Lo zelo apostolico è quella forza che ci tiene in piedi e ci protegge dal cancro della disillusione”.

Quarto punto: il nunzio è uomo di riconciliazione, chiamato a “cercare sempre di rimanere imparziale e obiettivo, affinché tutte le parti trovino in lui l’arbitro giusto che cerca sinceramente di tutelare la giustizia e la pace”. Riconciliazione significa, per Papa Francesco, anche non stare chiuso in nunziatura, ma piuttosto incontrare gente ed essere fattore di comunione.

Papa Francesco invita alla fedeltà, sottolinea – è il quinto punto – che “il nunzio è uomo del Papa”, e quindi al di là delle opinioni personali, i nunzi sono chiamati “ad una missione molto impegnativa, perché richiede disponibilità e flessibilità, umiltà, impeccabile professionalità, capacità di comunicazione e di negoziazione”, anche essere con la valigia sempre pronta, visitando “le comunità dove il Papa non riesce a recarsi”. Per il Papa, è dunque “inconciliabile l’essere rappresentante pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma”.

Papa Francesco poi sottolinea che il nunzio è “uomo di iniziativa”, vale a dire “persona positivamente curiosa, piena di dinamismo e di intraprendenza”, creativa e dotata di coraggio e “maestro che sa insegnare agli altri come approcciare la realtà”.

Il nunzio è quindi uomo obbediente – è la settima caratteristica – perché “un nunzio che non vive la virtù dell’obbedienza, anche quando risulta difficile e contrario alla propria visione personale, è come un viaggiatore che perde la bussola, rischiando di fallire l’obiettivo. È contro-testimonianza chiamare gli altri all’obbedienza e disobbedire”.

Ottava caratteristica: l’essere uomo di preghiera, perché – afferma Papa Francesco – “il nunzio senza una vita di preghiera rischia di venir meno a tutti gli altri requisiti. Senza la preghiera diventiamo semplici funzionari, sempre scontenti e frustrati”.

Ma il nunzio è anche uomo di carità, in quanto “l’operato del nunzio non deve mai limitarsi allo svolgimento delle pratiche”, ma deve piuttosto anche “spendersi nelle opere caritative, specialmente verso i poveri e gli emarginati”.

Papa Francesco sottolinea che la carità è anche gratuità e mette in guardia dal pericolo delle regalie. Ammonisce il Papa: “Nessun regalo di qualsiasi valore deve mai renderci schiavi! Rifiutate i regali troppo costosi e spesso inutili e indirizzateli alla carità, ricordatevi che ricevere un regalo costoso non giustifica mai il suo uso”.

Infine, il Papa cita una preghiera del Cardinale Merry del Val, per sottolineare che anche l’umiltà è una caratteristica del nunzio.

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