Diplomazia pontificia, diritti delle donne e dialogo interreligioso

La bandiera della Santa Sede di fronte il Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite a New York
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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È cominciato un periodo impegnativo alle Nazioni Unite per la Missione della Santa Sede: dal 12 al 23 marzo si riunisce la 62esima sessione della Commissione sullo status delle donne, un incontro annuale che si focalizza su come far progredire la situazione delle donne nel mondo. È quel tipo di incontri dalla cui finestra sono stati fatti entrare il diritto all’aborto o l’obbligatorietà a fornire contraccezione, e per questo la Santa Sede è molto impegnata sul tema: questa settimana, ci sono già stati tre interventi e due eventi organizzati dalla Missione.

In generale, è stata una settimana di tanti eventi significativi per la diplomazia pontificia, che non si muove solo sul multilaterale, ma che cerca di promuovere la pace e il bene comune anche attraverso vari incontri più personali e privati, sulla base di incontri personali e relazioni bilaterali. I temi di questa settimana riguardano la Cina, il dialogo interreligioso con il mondo islamico.

La conferenza sullo status della donna alle Nazioni Unite di New York

Tre, dunque, gli interventi della Santa Sede sul tema dello status della donna in questa settimana, nell’ambito di una sessione che si concentra soprattutto sulle donne nelle zone rurali.

Il 14 marzo, l’Arcivescovo Bernardito Auza, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite, ha tenuto il suo primo intervento nella sessione. Le donne, con il loro genio femminile – ha detto l’osservatore – sono “l’avanguardia della rivoluzione della tenerezza” indicata da Papa Francesco come uno dei bisogni primari dell’uomo.

In particolare – ha aggiunto – le donne che vivono in contesti rurali “coltivano vite, relazioni e società, mostrando che gli uomini fanno il loro meglio quando si servono l’uno con l’altro”. Per questo, c’è bisogno di fornire alle donne le “condizioni necessarie per fiorire e mettere a frutto il loro potenziale”, e questo da un punto di vista economico “significa garantire alle donne eguali diritti nell’accesso a terra, acqua, sementi, contratti legali, mercato e finanze”, ma anche il loro diritto ad essere nutrite e curate in maniera adeguata, e la possibilità di avere una educazione superiore per mettere a frutto i loro talenti.

Il 15 marzo, la Santa Sede ha promosso un side event - evento a margine, dedicato alla “Educazione Integrale delle donne in zone rurali”. Nel suo intervento introduttivo, l’arcivescovo Auza ha rimarcato che l’agenda 2030 delle Nazioni Unite ha proprio l’obiettivo di garantire che a partire dal 2030 tutti abbiamo accesso a una educazione primaria e secondaria libera, eguale e di qualità, e che questo è già fatto nelle scuole cattoliche, che educano 68 milioni di studenti nel mondo ogni anno. Non è abbastanza – ha aggiunto – dare la possibilità di avere accesso alle scuole. È piuttosto importante fornire una educazione di qualità”.

Il 16 marzo, la Santa Sede ha sponsorizzato un altro “side event” dedicato alla “Prevenzione del Traffico di Esseri Umani tra le donne rurali”.

L’arcivescovo Auza ha sottolineato che, se è vero che buona parte dell’attenzione sul traffico di esseri umani è stato focalizzato nelle città, le vittime del traffico provengono soprattutto da villaggi rurali e piccoli paesi perché è lì che si sperimenta la vera marginalizzazione, e ha notato il grande lavoro delle donne cattoliche e delle comunità religiose che vanno proprio in queste periferie a combattere le cause alla base del traffico di esseri umani.

Come detto, i temi della Commissione dello Status delle donne sono utilizzati per inserire temi come il diritto all’aborto all’interno di convenzioni e documenti. Ogni anno la Commissione pubblica un documento conclusivo sul tema, e succederà anche quest’anno.

Una pre-bozza è stata già stilata, e i temi sono la povertà, l’educazione, la violenza contro le donne, le pari opportunità, ma ci sono delle nazioni – denuncia Elyssa Koren, che dirige il dipartimento Advocacy presso le Nazioni Unite di ADF international – che portano avanti una agenda ideologica e “racchiudono la richiesta di una cura sanitaria più che necessaria alla possibilità di avere accesso all’aborto, chiamato come ‘diritti riproduttivi’, sebbene la maggioranza delle nazioni, in particolare quelle che provengono dal mondo in via di sviluppo, si oppongano a questa dannosa interpretazione della salute delle donne. La Commissione dovrebbe cominciare a fare attenzione sul tema”.

Sono gli stessi Paesi in Via di Sviluppo che hanno mostrato preoccupazione del fatto che la Commissione è sotto l’influsso degli Stati occidentali, che supportano finanziariamente UN Women, l’agenzia ONU che guida la Commissione. “Si dovrebbe riconoscere – afferma Paul Coleman, direttore esecutivo di ADF International – che la maggioranza delle nazioni è in favore della vita e della famiglia e rifiuta le pressioni ideologiche per cambiare leggi e norme. La soluzione non è andare oltre la sovranità nazionale, ma di sviluppare un modello inclusivo che non metta da parte gli Stati membri che continuano ad affermare i valori tradizionali”.

Sono sempre gli stessi temi che hanno visto la Santa Sede in prima linea negli Anni Novanta alle Conferenze del Cairo e di Pechino, quando l’affermazione dei diritti sessuali e riproduttivi cominciò a trasformarsi nella richiesta di un diritto all’aborto indiscriminato.

Cina e Taiwan

Lo scorso 14 marzo, prima dell’udienza generale, Papa Francesco ha incontrato una delegazione del Dalongdong Baoan Temple di Taipei, Taiwan. In quell’occasione, Liao Wu-jyh, presidente del tempio, ha dato a Papa Francesco una lettera in cui ha chiesto di continuare a tenere relazioni diplomatiche tra Taiwan e la Santa Sede.

La questione non è di poco conto. C’è una trattativa in corso tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei vescovi e questa non riguarda le relazioni diplomatiche, interrotte nel 1951 dopo l’espulsione di tutti i missionari stranieri, molti dei quali si rifugiarono a Hong Kong, Macao e Taiwan. Nel 1952, Papa Pio XII rifiutò di stabilire una Chiesa cinese separata dalla Santa Sede e quindi riconobbe l'indipendenza di Taiwan, dove il nunzio apostolico si stabilì dopo l'espulsione della Cina. Dal 1971, da quando Taiwan è stato escluso dal concerto delle nazioni, non sono stati più nominati nunzi per la Cina, ma solo incaricati di affari.

Nel caso si arrivasse a discutere l’apertura di eventuali relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Cina, una delle condizioni sarebbe la chiusura della nunziatura di Taiwan, che Pechino considera poco più di una provincia ribelle.

I 75 anni di relazioni tra Santa Sede e Taiwan sono stati celebrati in un doppio convegno alla Pontificia Università Urbaniana e poi a Taipei lo scorso ottobre, e in occasione del Convegno all’Urbaniana l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, ha sottolineato che la Santa Sede “continuerà ad essere un vostro compagno nella famiglia dei popoli”.

Nonostante le reciproche rassicurazioni, la pressione della Cina sulla Santa Sede è per Taiwan motivo di preoccupazione.

Nella lettera consegnata al Papa lo scorso 14 marzo, venivano menzionati appunto i 75 anni di amicizia tra le due nazioni e l’impegno di Taiwan nel proteggere la libertà religiosa – un tema, questo, molto critico nella Cina continentale. Nel corso dell’incontro, il Papa è stato anche invitato a visitare Taiwan.

L’invito a Taiwan e la richiesta di non chiudere i rapporti diplomatici sono arrivati mentre, a Casina Pio IV, si teneva un convegno sulle moderne schiavitù, il traffico di esseri umani e l’accesso alla giustizia per i poveri e i vulnerabile. Organizzato a porte chiuse dalla Pontificia Accademia per la Scienze Sociali nell’ambito dell’iniziativa “Ethics in Action”, il convegno includeva un discorso iniziale dell’arcivescovo Paul Richard Gallagher e vedeva la partecipazione di un funzionario cinese, Wang Haibo.

È la seconda volta che Wang Haibo partecipa ad un convegno a Casina Pio IV. Nel 2017, aveva partecipato ad un altro appuntamento vaticano sul traffico di organi con Huan Jiefu, presidente del Comitato Nazionale Cinese per la donazione e il trapianto di organi. La presenza del funzionario cinese è stata molto enfatizzata dal Global Times, giornale ufficiale cinese in lingua inglese che spinge molto per un accordo Santa Sede – Cina, cui Papa Francesco ha concesso una intervista due anni fa.

Secondo Wang, al di là della questione del trapianto di organi, Cina e Vaticano hanno cominciato una serie di scambi in campo culturale e scientifico che stanno avvicinando le parti.

Papa Francesco e il dialogo con l’Islam

Proseguono anche gli incontri di Papa Francesco in dialogo con l’Islam. Il 16 marzo, Yousef bin Ahmerd al-Othalmeen, ex ministro saudita per gli Affari Sociali, è stato in udienza privata dal Papa come segretario generale dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, incarico che detiene dal 2016. È stato il primo incontro del dignitario saudita dal Papa, e rientra in un processo di maggiore scambio e collaborazione che ha visto anche il segretario generale della Lega Musulmana Mondiale in visita dal Papa negli scorsi mesi.

Non solo. Recentemente, l’Arabia Saudita ha invitato il Cardinale Bechara Rai, patriarca maronita del Libano, per una visita ufficiale, e lo stesso ha fatto con il Patriarca Copto Tawadros II, che tra l’altro al-Othaimeen incontrò a gennaio nel contesto della Conferenza di al Azhar su Gerusalemme. Si tratta di incontri prevalentemente politici, più che di dialogo interreligioso, che mirano a trovare punti comuni sui quali convergere per affrontare le crisi mondiali. L’Arabia Saudita ha individuato nel dialogo interreligioso uno strumento utile allo scopo, e anche per questo ha stabilito a Vienna il KAICIID, il centro per il dialogo interreligioso intitolao a Re Adbullah che vede la Santa Sede come Paese osservatore.

Papa Francesco e l’Egitto

Lo scorso 13 marzo, l’arcivescovo Bruno Musarò, nunzio apostolico in Egitto, è stato in udienza da Papa Francesco, e si è discusso – ha detto il prelato in una intervista concessa a Vatican News – di “Egitto, dialogo interreligioso e vicinanza alla popolazione”, con un particolare focus sui temi delle comunità cattoliche in Egitto. Recentemente, sono stati concessi i permessi per la costruzione di nuove chiese in Egitto, mentre prosegue il dialogo con l’istituzione sunnita di al Azhar, il cui Grande Imam, Mohammed bin Tayyeb, ha incontrato per tre volte Papa Francesco.

Argentina

Papa Francesco ha nominato un nuovo nunzio in Argentina: è l'arcivescovo Léon Kalenga Badikebele, finora nunzio apostolico in El Salvador e Belize. Prende il posto dell'arcivescovo Emil Tscherrig, che Papa Francesco ha chiamato ad essere suo "ambasciatore" presso l'Italia, il primo non italiano a prendere quell'incarico. 

Russia – Santa Sede

Oltre al sogno di un viaggio del Papa a Pechino, è sempre vivo anche il sogno di un viaggio del Papa a Mosca, e i rapporti di dialogo con il mondo ortodosso sono sempre vivi. Dopo lo storico incontro tra Papa Francesco e Kirill a Cuba e i frutti di quell’incontro rappresentati soprattutto dalla traslazione delle reliquie di San Nicola a Mosca, i contatti sono continuati.

Un grande attore di questo dialogo è il metropolita Hilarion, capo delle Relazioni Esterne del Patriarcato di Mosca, che ha recentemente concesso una intervista all’agenzia giapponese Kyodo Tushin.

Una delle domande riguardava la visita in Russia del Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. Il metropolita Hilarion ha sottolineato che la visita testimonia “l’alto livello di relazioni raggiunte tra la Santa Sede la Chiesa Ortodossa Russa negli ultimi anni”, considerando che si trattava della prima visita di un Segretario di Stato vaticano in Russia dallo stabilimento delle relazioni diplomatiche nel 1990. Il metropolita ha anche sottolineato che “ci sono in corso regolari contatti di alto livello tra le nostre due Chiese”, e in particolare c’è una visita autunnale che il metropolita fa in Vaticano. Lo scorso settembre 2017, il metropolita ha incontrato Papa Francesco, e i due hanno parlato – ha spiegato Hilarion – “di dialogo cattolico ortodosso e lo sviluppo di una cooperazione bilaterale per proteggere i cristiani in Medio Oriente”, ma anche della situazione in Ucraina.

Come deve essere il profilo dei nuovi vescovi

Tra i doveri dei nunzi apostolici, non solo quello delle relazioni bilaterali, ma anche quello di analizzare i possibili candidati per l’episcopato. L’arcivescovo Christophe Pierre, nunzio apostolico negli Stati Uniti, è stato lo scorso 8 marzo al seminario Mount St. Mary per parlare ai candidati al sacerdozio, e ha spiegato quali sono le necessità della nuova evangelizzazione.

“Si tratta – ha detto nel discorso, riportato da The Arlington Catholic Heralddel centro del nuovo spirito missionario”, che si basa su una fede “vissuta che deve essere appresa e approfondita costantemente in uno scenario che cambia”.

L’arcivescovo ha notato che c’è “una crescita del numero di battezzati cattolici che si dicono senza religione, specialmente sotto i 30 anni”.

L’arcivescovo Pierre ha anche parlato della formazione dei sacerdoti, che vanno “formati pazientemente e con cura, rispettando la coscienza di qualcuno”.

“Il sacerdote futuro – ha detto l’arcivescovo Pierre – non è “meramente un funzionario del sacro o un manager, ma un pastore chiamato ad avere lo stesso cuore inclusivo di Cristo per essere compassionevole e misericordioso verso tutti”.

Anche l’educazione cattolica “avrà successo solo se inculcherà un senso di umiltà di fronte a Dio”. L’arcivescovo ha parlato della necessità di un rinnovamento degli studi ecclesiastici, in modo che la Chiesa sia missionaria ed efficace.

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