Papa Francesco in Iraq, cinquanta minuti a porte chiuse con il Grande Ayatollah al Sistani

Un passaggio a Najaf solo per incontrare il leader sciita. Manifesti nella città santa dei musulmani della Shi’a per celebrare l’incontro definito “storico”

L'incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah Ali Al Sistani, Najaf, 6 marzo 2021
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Si è trattato di un incontro a porte chiuse, un colloquio cui non erano ammessi media, immortalato solo nella foto ufficiale al termine della conversazione. Eppure, l’incontro tra Papa Francesco e il Grande Ayatollah Alì al Sistani a Najaf ha un peso storico molto importante, sia perché avviene a due anni dalla Dichiarazione sulla Fraternità Umana firmata ad Abu Dhabi, sia perché, incontrando un leader che ha sempre sostenuto la separazione tra fede e Stato e negando l’idea di teocrazia si dà un segnale preciso al mondo musulmano, il Papa ha lanciato un messaggio preciso. I due hanno sottolineato l'importanza delle comunità religiose in Iraq, secondo la Sala Stampa della Santa Sede. Un segnale che già il Papa ha dato al mondo diplomatico di Iraq, chiedendo alle istituzioni di dare a tutte le comunità religiose eguale trattamento ed eguale nazionalità.

Doveva durare 30 minuti, l’incontro è durato una cinquantina minuti (45 secondo il successivo comunicato vaticano). Il Cardinale Rafael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, aveva detto più volte che sperava che i due firmassero un documento come quello di Abu Dhabi. Ma non ci sono notizie di questo, e da tempo sembra piuttosto più probabile che il Papa continuerà con quel documento, anche con gli sciiti, ribadendo le idee di fraternità universale.

Dell’incontro resta così lo scarno bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, che sottolinea che ”al Suo arrivo all’Aeroporto di Najaf, alle ore 8.20 locali (6.20 ora di Roma), il Papa è stato accolto in forma privata dal Governatore di Najaf. Quindi si è recato in auto alla Residenza del Grand Ayatollah Sayyd Ali Al-Husayni Al-Sistani, Leader della Comunità sciita irachena, per la Visita di Cortesia”.

Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha spiegato che durante l'incontro "il Santo Padre ha sottolineato l’importanza della collaborazione e dell’amicizia fra le comunità religiose perché, coltivando il rispetto reciproco e il dialogo, si possa contribuire al bene dell’Iraq, della regione e dell’intera umanità".

Ha aggiunto Bruni che "l’incontro è stata l’occasione per il Papa di ringraziare il Grande Ayatollah Al-Sistani perché, assieme alla comunità sciita, di fronte alla violenza e alle grandi difficoltà degli anni scorsi, ha levato la sua voce in difesa dei più deboli e perseguitati, affermando la sacralità della vita umana e l’importanza dell’unità del popolo iracheno".

Infine, "nel congedarsi dal Grande Ayatollah, il Santo Padre ha ribadito la sua preghiera a Dio, Creatore di tutti, per un futuro di pace e di fraternità per l’amata terra irachena, per il Medio Oriente e per il mondo intero". 

In alcune strade di Najaf sono stati eretti dipinti con immagini di Papa Francesco e dell'Ayatollah Al-Sistani, con la frase inglese "l'incontro storico”.

La residenza, per la cronaca, si trova all’interno del santuario dell’Imam Alì o moschea dell’Imam Alì, considerata dagli sciiti il terzo luogo santo dell’Islam, dopo la Sacra Moschea della Mecca e la Moschea del Profeta di Medina. La prima struttura della Moschea, con un cupola verde, risale al 768. È stata costruita sulla tomba di Alì, cugino e genero di Maometto e primo uomo convertito all’Islam, ma secondo gli sciiti sono seppelliti in quella moschea anche Adamo ed Eva e Noè. Ricostruita tra il 1623 e il 1632, la cupola è stata ricoperta da 7777 lastre di mattoni d’oro nel 1742, e poi ci sono stati ulteriori interventi e abbellimenti, con due minareti alti 38 metri all’ingresso, mosaici turchesi sulle pareti laterali. La moschea è anche il luogo dove, dopo la Prima Guerra del Golfo e l’insurrezione che ne seguì, si rifugiarono gli sciiti ostili a Saddam Hussein, che furono lì raggiunti e trucidati.

Secondo il Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, “Papa Francesco è stato accolto all’ingresso della Residenza del Grande Ayatollah dal figlio Mohammed Rida che lo ha accompagnato nella sala dove ha luogo il colloquio privato con il Grande Ayatollah Al-Sistani.

Quindi, foto ufficiale e partenza per l’aeroporto di Najaf, da dove partirà verso Nassiriya, per poi recarsi ad Ur per l’incontro interreligioso.

In un comunicato diffuso successivamente, l'ufficio di al Sistani ha fatto sapere che il Grande Ayatollah ha parlato "dell'ingiustizia, dell'oppressione e della soppressione delle libertà fondanentali" e ha messo in luce il ruolo che possono avere le religioni nel "mettere fine a queste tragedie" anche incitando i leader "a ragionare con saggezza e mettere da parte il linguaggio di odio". 

Al Sistani ha parlato anche del suo interesse per la protezione delle comunità cristiane e del ruolo che ha avuto Maria nel proteggerle.

(articolo aggiornato alle 8.47 con la dichiarazione del direttore della Sala Stampa della Santa Sede e alle 9.53 con quella dell'ufficio di al Sistani)

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