Verso Papa Francesco in Iraq: un’altra dichiarazione per la fraternità?

L'idea viene lanciata dal Cardinale Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei. Che mira a stringere più rapporti con il mondo sciita

Il patriarca Sako durante un incontro del 2017
Foto: Daniel Ibanez / ACI Group
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Un documento sulla Fraternità Universale, da firmare a Najaf, in Iraq, con i leader sciiti: è la proposta del Cardinale Louis Rafael Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei, caldeggiata anche durante un “panel” sulla libertà religiosa organizzato dall’Ambasciata del Regno Unito presso la Santa Sede lo scorso 15 luglio.

L’idea del Cardinale Sako è quella di stringere un rapporto anche con il mondo dell’Islam sciita, dopo le varie iniziative della Santa Sede con l’Islam sunnita. Dalla riapertura delle relazioni con l’istituzione di al Azhar, Papa Francesco ha incontrato cinque volte il Grande Imam Ahmed al Tayyb, ha partecipato alla Conferenza Internazionale per la Pace del Cairo, ha siglato il documento di Abu Dhabi proprio insieme al Grande Imam di al Azhar.

I rapporti si sono stretti in particolare attorno al lavoro sul concetto di “cittadinanza” fatto nel mondo sunnita, e in particolare dell’istituzione di al Azhar, che ha portato alla dichiarazione di Marrakech, ma anche ad una dichiarazione di una serie di 200 studiosi del Corano pakistani prima di Natale.

È rimasto tagliato fuori il mondo sciita, che pure ha un suo peso nel mondo musulmano. Ed ha un peso in Iraq, dove il secondo dopoguerra ha visto l’affermarsi di governi sciiti, mettendo da parte funzionari del partito baathista di Saddam Hussein, e molti di questi si erano arruolati nei membri dello Stato islamico. E l preoccupazione, per il Cardinale Sako, è quella di creare una unità sostanziale e ricreare la fiducia nella sua terra.

Da qui, la proposta di una dichiarazione della Fraternità Umana firmata con gli sciiti, nella città di Najaf, che è una delle città più sacre dell’Islam sciita.

Najaf è nota per ospitare la tomba di ʿAlī ibn Abī Tālib (quarto califfo per i sunniti e primo Imām per gli sciiti) ed è il terzo centro di pellegrinaggio islamico, dopo la Mecca e Medina.

La visita a Najaf sarebbe parte di un viaggio di Papa Francesco nel 2020 di cui si sta già pensando al programma.

Parlando con ACI Stampa, il Cardinale Sako ha sottolineato che l’idea è quella di far andare il Papa a Bagdhad, nella città di Abramo Ur, a Najaf e poi su, nel Nord del Paese, dove si sono concentrati i rifugiati in fuga dall’invasione dello Stato Islamico.

“Speriamo in un viaggio di quattro giorni, perché il Papa possa vedere tutte le realtà del territorio”.

Frattanto, prosegue la ricostruzione: a Bassora è stata riaperta la chiesa della Vergine Maria, chiesa iniziata a costruire nel 1907 e inaugurata nel 1930. Dal 1954 al 1971 è stata utilizzata come quartiere generale del vescovo, ma poi negli anni Ottanta la guerra tra Iraq e Iran ha portato nel 1981 la chiusura della chiesa, riconvertita in un campo profughi.

Negli anni le suore hanno gestito la scuola di Al- Fayhaa, costruita nell’aria adiacente la cattedrale al cui interno sono stati battezzati, negli anni, 3877 bambini. Al termine dei lavori di ristrutturazione, sostenuti a livello finanziario anche dalla Banca centrale irachena, la chiesa è stata riaperta ufficialmente al culto nel giugno scorso e in poche settimane è diventata un punto di riferimento per la preghiera e il raccoglimento dei fedeli della città.

 

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